LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Credito d’imposta dividendi: basta l’inclusione nel reddito

Una società madre francese ha ricevuto dividendi dalla sua controllata italiana, richiedendo il rimborso del credito d’imposta. I tribunali di merito hanno negato il diritto, subordinandolo alla prova del pagamento effettivo delle imposte in Francia. La Corte di Cassazione ha riformato questa decisione, stabilendo un principio chiave: per l’applicazione della convenzione contro le doppie imposizioni, è sufficiente che i dividendi concorrano a formare il reddito imponibile della società madre estera. L’effettivo pagamento dell’imposta è irrilevante per ottenere il credito d’imposta sui dividendi previsto dal trattato bilaterale.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Credito d’imposta sui dividendi: La Cassazione fa chiarezza per le società estere

L’ordinanza n. 16920 del 2023 della Corte di Cassazione offre un’importante interpretazione in materia di fiscalità internazionale, specificamente sul credito d’imposta dividendi spettante a società madri estere. Con questa decisione, i giudici supremi hanno stabilito che, ai fini dell’applicazione delle convenzioni contro le doppie imposizioni, non è necessario dimostrare l’effettivo pagamento dell’imposta nel paese di residenza, ma è sufficiente che il dividendo sia stato incluso nella base imponibile. Approfondiamo i dettagli di questa pronuncia.

I Fatti del Caso: Dividendi Transfrontalieri e la Richiesta di Rimborso

Una società finanziaria con sede in Francia, in qualità di controllante di una società italiana, percepiva nel 2002 cospicui dividendi da quest’ultima. In base alla Convenzione Italia-Francia per evitare le doppie imposizioni, la società madre francese aveva diritto a un pagamento da parte del Tesoro italiano pari alla metà del credito d’imposta che sarebbe spettato a una società residente in Italia.

La società francese presentava un’istanza all’Amministrazione Finanziaria chiedendo, in via principale, il rimborso dell’intero credito d’imposta, sostenendo che il trattamento differenziato violasse la libertà di stabilimento prevista dal diritto dell’Unione Europea. In via subordinata, richiedeva il pagamento della metà del credito, come previsto dalla Convenzione. Di fronte al silenzio-diniego dell’Agenzia delle Entrate, la società avviava un contenzioso tributario.

Le Decisioni dei Giudici di Merito e il Ricorso in Cassazione

Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale respingevano le richieste della società. I giudici di merito ritenevano, da un lato, che la norma convenzionale non violasse la libertà di stabilimento e, dall’altro, che la società non potesse beneficiare del rimborso previsto dalla Convenzione perché aveva già usufruito in Francia del regime di esenzione previsto dalla Direttiva “Madre-Figlia”. Inoltre, affermavano che fosse necessaria la prova dell’effettivo pagamento delle imposte sul reddito in Francia, prova che non era stata fornita. La società ha quindi proposto ricorso per cassazione, basandolo su diversi motivi.

Il Credito d’imposta dividendi e il Principio di non Discriminazione UE

Con il primo motivo, la ricorrente lamentava una violazione del principio di libertà di stabilimento (art. 49 TFUE), sostenendo che la Convenzione creasse una discriminazione indebita. La Corte di Cassazione ha rigettato questo motivo. Richiamando la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ha chiarito che, nel campo dei tributi non armonizzati, gli Stati membri sono liberi di ripartire la competenza tributaria tramite convenzioni bilaterali. Lo scopo di tali accordi è evitare la doppia imposizione, non garantire che il carico fiscale sia identico in entrambi gli Stati. Le disparità che ne derivano non costituiscono una discriminazione vietata, purché l’obiettivo sia legittimo e il trattamento proporzionato.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha invece accolto il secondo motivo di ricorso, ritenendolo fondato e decisivo. I giudici hanno cassato la sentenza d’appello basandosi su un orientamento consolidato della stessa Corte. Il punto centrale della motivazione risiede nell’interpretazione del rapporto tra la Direttiva “Madre-Figlia” e le convenzioni bilaterali, nonché nella definizione delle condizioni per accedere al beneficio convenzionale.

La Corte ha stabilito che:
1. Alternatività dei regimi: La Direttiva “Madre-Figlia” e la disciplina convenzionale perseguono lo stesso scopo di attenuare la doppia imposizione, ma operano come sistemi alternativi. Il contribuente ha la facoltà di scegliere quale sistema applicare.
2. Irrilevanza del pagamento effettivo dell’imposta: La condizione per ottenere il rimborso previsto dalla Convenzione non è aver “sborsato” l’imposta nel proprio Stato di residenza. È invece necessario e sufficiente che il dividendo percepito dall’Italia concorra alla formazione del reddito complessivo della società madre estera. L’assoggettamento del dividendo alla potestà impositiva dello Stato estero è il solo requisito richiesto, a prescindere dal fatto che, in concreto, su tale reddito sia stata applicata un’aliquota inferiore o persino un’esenzione.

I giudici di merito avevano errato nel subordinare il diritto al rimborso alla prova di un effettivo pagamento e nel ritenere incompatibili i benefici della Convenzione con la dichiarazione dei redditi in Francia secondo il regime della Direttiva. Di conseguenza, la Corte ha riconosciuto il diritto della società ricorrente a ottenere il pagamento dell’importo previsto dalla disposizione convenzionale (metà del credito d’imposta).

Le conclusioni

Questa ordinanza consolida un principio di fondamentale importanza per le società multinazionali che operano in Italia. Si afferma che il diritto al credito d’imposta dividendi previsto da un trattato contro le doppie imposizioni è legato alla soggezione del reddito alla potestà impositiva dello Stato estero, non all’effettivo prelievo fiscale. Questa interpretazione garantisce certezza giuridica e facilita l’applicazione dei benefici convenzionali, evitando di imporre ai contribuenti oneri probatori eccessivi e non previsti dalla norma pattizia. La decisione chiarisce che la semplice inclusione del dividendo nel “coacervo dei redditi imponibili” è la condizione sufficiente per attivare la tutela contro la doppia imposizione.

Una società madre francese ha diritto al pieno credito d’imposta sui dividendi come una società italiana?
No. Secondo la Corte di Cassazione, che si allinea alla giurisprudenza europea, la Convenzione Italia-Francia prevede legittimamente un trattamento differenziato. La concessione di metà del credito d’imposta non costituisce una discriminazione vietata dalla libertà di stabilimento, in quanto rientra nella facoltà degli Stati di ripartire la competenza impositiva tramite accordi bilaterali.

Per ottenere il rimborso previsto dalla Convenzione Italia-Francia, la società estera deve dimostrare di aver pagato le imposte sui dividendi nel proprio Paese?
No. La Corte ha stabilito che è sufficiente dimostrare che il dividendo proveniente dall’Italia sia stato incluso nella base imponibile (il “coacervo dei redditi imponibili”) della società nel suo Paese di residenza. L’effettivo pagamento dell’imposta o l’aliquota applicata in concreto sono irrilevanti.

I benefici della Direttiva “Madre-Figlia” escludono quelli previsti da una convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni?
No, i due regimi sono alternativi. Il contribuente può scegliere quale sistema applicare per attenuare la doppia imposizione. Aver usufruito del regime di esenzione previsto dalla Direttiva nel proprio Paese non preclude la possibilità di richiedere i benefici (come il rimborso del credito d’imposta) previsti dalla convenzione bilaterale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati