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Credito d’imposta dividendi: basta l’inclusione

Una società madre francese riceve dividendi da una controllata italiana, esenti da ritenuta. L’Amministrazione Finanziaria nega il credito d’imposta dividendi previsto dalla Convenzione bilaterale, sostenendo l’assenza di doppia imposizione. La Cassazione conferma il diritto al credito, stabilendo che è sufficiente l’inclusione dei dividendi nella base imponibile della società madre in Francia, a prescindere dall’effettivo pagamento dell’imposta, per garantire la neutralità fiscale.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Credito d’imposta dividendi: la Cassazione fa chiarezza

La tassazione dei dividendi transfrontalieri rappresenta da sempre un terreno complesso, al confine tra normative nazionali, direttive europee e convenzioni internazionali. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 29533 del 24 ottobre 2023, interviene con una pronuncia di grande rilevanza sul tema del credito d’imposta dividendi spettante a una società madre francese per gli utili percepiti da una controllata italiana. La decisione chiarisce che, per ottenere il beneficio, è sufficiente che i dividendi siano inclusi nella base imponibile della società madre nel suo Stato di residenza, senza che sia necessario dimostrare l’effettivo pagamento dell’imposta.

I Fatti del Caso: La Controversia tra Società Madre e Fisco

Una società di diritto francese, controllante di una società italiana, riceveva da quest’ultima dei dividendi. In applicazione della Direttiva “madre-figlia”, la società italiana non aveva applicato alcuna ritenuta alla fonte su tali somme. Successivamente, la società francese presentava un’istanza di rimborso all’Amministrazione Finanziaria italiana, chiedendo il riconoscimento del credito d’imposta previsto dall’art. 10 della Convenzione Italia-Francia contro le doppie imposizioni.

L’Amministrazione Finanziaria respingeva la richiesta, formando un silenzio-rifiuto. Il contenzioso che ne scaturiva vedeva il Fisco sostenere una tesi semplice: poiché né in Italia (grazie all’esenzione da ritenuta) né in Francia era stata pagata alcuna imposta su quei dividendi, non vi era alcuna doppia imposizione da neutralizzare e, di conseguenza, nessun credito d’imposta era dovuto.

Il caso, dopo un complesso iter giudiziario, era già giunto in Cassazione una prima volta, la quale aveva cassato con rinvio la decisione dei giudici di merito, stabilendo precisi principi di diritto da seguire.

La Decisione della Corte di Cassazione e il Credito d’imposta dividendi

Con la sentenza in esame, la Suprema Corte rigetta definitivamente il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria, confermando la decisione della Commissione Tributaria Regionale che, in sede di rinvio, aveva riconosciuto il diritto della società francese al rimborso.

La Corte stabilisce che i due regimi – l’esenzione da ritenuta della Direttiva “madre-figlia” e il credito d’imposta della Convenzione bilaterale – possono coesistere. Il punto cruciale non è l’effettivo pagamento di un’imposta nel Paese di residenza della controllante, ma la potenziale doppia imposizione economica che il credito d’imposta dividendi mira a prevenire.

Le Motivazioni: Neutralità Fiscale e Corretta Applicazione dei Principi di Diritto

Le motivazioni della Corte si fondano su due pilastri fondamentali, già delineati nella precedente pronuncia di rinvio e correttamente applicati dai giudici del merito.

Il Principio di Inclusione nel Reddito Imponibile

Il cuore della decisione risiede nell’interpretazione del requisito necessario per accedere al beneficio convenzionale. La Cassazione, in linea con la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, afferma che per eliminare il rischio di doppia imposizione e rispettare il principio di neutralità fiscale, è sufficiente accertare che il dividendo distribuito sia stato “compreso, una volta assegnato alla società madre francese, nel coacervo dei redditi imponibili in quello Stato”.

In altre parole, l’elemento determinante è l’inclusione del dividendo nella base imponibile dichiarata in Francia. Che poi, per effetto di deduzioni, crediti o altre regole del sistema fiscale francese, su quel reddito non sia stata concretamente pagata un’imposta, è una circostanza irrilevante. La potenziale doppia tassazione è scongiurata dal momento in cui il reddito entra a far parte della materia imponibile dello Stato di residenza della percipiente.

Il Rifiuto di Riaprire Questioni Già Decise

La Corte evidenzia inoltre come le critiche dell’Amministrazione Finanziaria mirassero, in realtà, a rimettere in discussione questioni già decise nel precedente giudizio di rinvio. La Commissione Tributaria Regionale si era limitata a seguire pedissequamente i principi di diritto enunciati dalla Cassazione: ha verificato che la società francese avesse documentato l’inclusione dei dividendi nella propria dichiarazione dei redditi e, sulla base di ciò, ha correttamente riconosciuto il diritto al rimborso. Tentare di reintrodurre l’argomento della “mancata imposizione effettiva” equivaleva a contestare principi ormai consolidati in quel procedimento.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

La sentenza consolida un orientamento fondamentale per le società multinazionali che operano nell’Unione Europea. Si afferma con chiarezza che i benefici della Direttiva “madre-figlia” non escludono quelli previsti dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni. Per le imprese, ciò significa che il diritto al credito d’imposta dividendi non è subordinato alla prova di un esborso monetario a titolo di imposta nel proprio Paese, ma alla più semplice e oggettiva dimostrazione dell’inclusione di tali proventi nella propria base imponibile. Questa interpretazione favorisce la certezza del diritto e promuove il principio di neutralità fiscale, garantendo che una società madre estera non subisca un trattamento deteriore rispetto a una società madre italiana.

Una società madre francese ha diritto al credito d’imposta in Italia per i dividendi ricevuti da una controllata italiana, anche se questi erano già esenti da ritenuta alla fonte?
Sì. La Corte di Cassazione ha confermato che il beneficio dell’esenzione dalla ritenuta alla fonte, previsto dalla Direttiva UE “madre-figlia”, non esclude il diritto a richiedere il credito d’imposta previsto dalla Convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni tra Italia e Francia.

Per ottenere il credito d’imposta dividendi, è necessario dimostrare di aver pagato effettivamente le imposte su tali dividendi in Francia?
No. Secondo la sentenza, non è necessario provare il pagamento effettivo di un’imposta. È sufficiente dimostrare che i dividendi siano stati inclusi nel reddito imponibile dichiarato dalla società madre nel proprio Stato di residenza (in questo caso, la Francia).

Qual è il principio fondamentale che guida la decisione della Corte in questo caso?
Il principio cardine è quello della neutralità fiscale. La decisione mira a garantire che una società madre francese che riceve dividendi da una controllata italiana non sia soggetta a un trattamento fiscale deteriore rispetto a quello che riceverebbe una società madre italiana in una situazione analoga. L’inclusione del dividendo nella base imponibile è la condizione che assicura questa parità di trattamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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