LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Costi di sponsorizzazione: quando sono deducibili?

Una società si è vista negare la deducibilità di ingenti costi di sponsorizzazione verso un’entità in un paese “black list”, ritenuti antieconomici. La Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale: l’inerenza di tali costi va valutata in senso qualitativo (potenziale beneficio per l’attività) e non quantitativo (ritorno economico immediato). La Corte ha quindi cassato con rinvio la decisione di merito, che si era erroneamente basata sull’eccessività della spesa e sulla mancata prova di un ritorno commerciale.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 agosto 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Costi di Sponsorizzazione: La Cassazione chiarisce i limiti della deducibilità

I costi di sponsorizzazione rappresentano uno strumento fondamentale per la promozione aziendale, ma la loro deducibilità fiscale è spesso oggetto di contenzioso con l’Amministrazione finanziaria. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione interviene sul tema, delineando con precisione i criteri per valutare l’inerenza di queste spese, soprattutto quando appaiono antieconomiche. La decisione distingue tra una valutazione qualitativa, legittima, e una quantitativa, che rischia di invadere le scelte imprenditoriali.

Il Caso in Analisi: Costi di Sponsorizzazione contestati dal Fisco

Il caso esaminato riguarda una società a responsabilità limitata che aveva dedotto ingenti costi di sponsorizzazione, pari a 480.000 euro, erogati in favore di un’entità sportiva con sede nella Repubblica di San Marino, all’epoca considerata un paese a fiscalità privilegiata (cosiddetta black list). L’Agenzia delle Entrate aveva recuperato a tassazione tali costi, emettendo un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA relativo all’anno d’imposta 2008.

Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale avevano confermato la legittimità dell’accertamento. Secondo i giudici di merito, la società non aveva fornito prova di un effettivo ritorno commerciale derivante da una spesa così rilevante, la cui entità appariva sproporzionata e finalizzata unicamente ad abbattere l’utile d’esercizio. La società ha quindi presentato ricorso in Cassazione.

I Motivi del Ricorso

La società contribuente ha basato il proprio ricorso su due motivi principali:
1. Violazione delle norme sulle presunzioni (art. 2729 c.c.): L’accertamento si fondava su indizi deboli e insufficienti per configurare una presunzione di evasione.
2. Violazione sull’onere della prova (art. 2697 c.c.): I giudici di merito avevano illegittimamente invertito l’onere della prova, chiedendo alla società di dimostrare la congruità economica della spesa, sindacando così le scelte imprenditoriali senza considerare il corretto concetto di inerenza.

La Decisione della Cassazione sui Costi di Sponsorizzazione

La Corte di Cassazione ha esaminato i due motivi, giungendo a una conclusione articolata. Ha rigettato il primo motivo ma ha parzialmente accolto il secondo, stabilendo un principio di diritto cruciale per la gestione dei costi di sponsorizzazione.

La Corte ha ritenuto infondato il primo motivo, affermando che l’Amministrazione finanziaria può legittimamente utilizzare presunzioni semplici (purché gravi, precise e concordanti) per desumere l’esistenza di un reddito non dichiarato, anche in presenza di una contabilità formalmente regolare. L’antieconomicità del comportamento, come una spesa sproporzionata verso un soggetto in un paradiso fiscale, costituisce un valido indizio per presumere l’evasione.

Il Principio dell’Inerenza Qualitativa

Il punto centrale della decisione risiede nell’accoglimento del secondo motivo. La Cassazione ha chiarito che, sebbene il giudice non possa sindacare l’utilità o la convenienza delle scelte imprenditoriali, deve comunque verificare l’inerenza del costo all’attività d’impresa. Tuttavia, questa verifica deve avvenire su un piano qualitativo e non meramente quantitativo.

Le Motivazioni

Nelle sue motivazioni, la Corte Suprema ha spiegato che l’errore dei giudici di merito è stato quello di fondare la decisione sulla “sostanziale mancanza di inerenza” basandosi sull'”eccessività della spesa rispetto ai benefici ottenuti”. Questo approccio, secondo la Cassazione, è errato. L’inerenza dei costi di sponsorizzazione non va intesa come “utilità, concreto vantaggio o futuro incremento” per l’impresa. Al contrario, va interpretata come un “potenziale e indiretto beneficio per l’attività imprenditoriale”.

In altre parole, un costo è inerente se è potenzialmente collegato all’attività, anche in una prospettiva futura, a prescindere dal fatto che produca o meno un vantaggio economico misurabile e immediato. Il Fisco non può negare la deducibilità di una spesa solo perché la ritiene troppo elevata o non profittevole. Una simile valutazione si tradurrebbe in un’indebita ingerenza nelle strategie aziendali, che sono di esclusiva competenza dell’imprenditore.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

La sentenza stabilisce un confine chiaro tra il legittimo accertamento basato su indizi di antieconomicità e l’illegittimo sindacato sulle scelte d’impresa. Per le aziende, le implicazioni sono significative: i costi di sponsorizzazione sono deducibili se esiste un legame, anche solo potenziale o indiretto, con l’attività aziendale. Non è richiesto all’imprenditore di dimostrare a posteriori il ritorno sull’investimento. La valutazione deve concentrarsi sulla natura della spesa e sul suo potenziale promozionale, non sulla sua congruità economica. La decisione è stata quindi cassata e rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado, che dovrà riesaminare il caso applicando questo fondamentale principio di diritto.

L’Amministrazione finanziaria può contestare la deducibilità di un costo solo perché appare antieconomico?
Sì, secondo la Corte, l’antieconomicità del comportamento del contribuente, specialmente se unita ad altri elementi come pagamenti verso entità in paesi a fiscalità privilegiata, può costituire un valido indizio per fondare un accertamento basato su presunzioni, anche in presenza di una contabilità formalmente regolare.

Come si valuta l’inerenza dei costi di sponsorizzazione per la loro deducibilità?
L’inerenza dei costi di sponsorizzazione deve essere intesa in senso qualitativo, come un potenziale e indiretto beneficio per l’attività imprenditoriale. Non va valutata in senso meramente quantitativo, come utilità, concreto vantaggio o futuro incremento economico dimostrabile.

Un’impresa deve dimostrare il ritorno economico di una spesa di sponsorizzazione per poterla dedurre?
No. La Corte ha chiarito che la deducibilità non è subordinata alla dimostrazione di un vantaggio concreto o di un incremento futuro. È sufficiente che la spesa sia potenzialmente collegata all’attività, escludendo ogni valutazione del Fisco in termini di utilità o convenienza della scelta imprenditoriale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati