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Convenzione doppia imposizione: esclusiva potestà

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22585/2024, ha stabilito che i redditi percepiti da un cittadino italiano residente in Italia, per servizi resi a uno Stato estero (nella fattispecie gli Emirati Arabi Uniti), sono tassabili esclusivamente in tale Stato. La Corte ha chiarito che, secondo la convenzione doppia imposizione tra Italia ed EAU, questa regola si applica indipendentemente dal fatto che lo Stato estero eserciti o meno la propria potestà impositiva. Di conseguenza, il contribuente ha diritto al rimborso dell’IRPEF versata in Italia su tali redditi.

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Pubblicato il 18 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Convenzione Doppia Imposizione: La Cassazione Sancisce la Tassazione Esclusiva nello Stato della Fonte

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 22585 del 2024 offre un chiarimento fondamentale in materia di fiscalità internazionale, specificamente sull’applicazione della convenzione doppia imposizione tra Italia ed Emirati Arabi Uniti. Il caso riguarda un pilota istruttore dell’Aeronautica Militare Italiana che, avendo percepito redditi dagli Emirati Arabi Uniti per servizi resi a tale Stato, si è visto negare il rimborso dell’IRPEF versata in Italia. La Suprema Corte ha ribaltato le decisioni precedenti, affermando un principio di cruciale importanza per tutti i lavoratori in situazioni analoghe.

I Fatti di Causa: La Richiesta di Rimborso IRPEF

Un pilota istruttore, fiscalmente residente in Italia, presentava istanza di rimborso per l’IRPEF e le addizionali versate per gli anni 2011 e 2012. Tali imposte erano state calcolate su una somma ricevuta dal Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti, per l’attività di pilota istruttore svolta alle dipendenze di quest’ultimo.

L’Amministrazione Finanziaria respingeva implicitamente la richiesta (silenzio-rifiuto). Il contribuente adiva quindi le commissioni tributarie, le quali, sia in primo che in secondo grado, rigettavano il ricorso. La motivazione dei giudici di merito si basava su due punti principali: la mancanza di un’effettiva imposta negli EAU (che avrebbe creato una iniqua esenzione totale) e il mantenimento in Italia del centro degli interessi familiari e sociali del contribuente.

L’Interpretazione della Convenzione Doppia Imposizione

Il cuore della controversia risiede nell’interpretazione dell’articolo 19, comma 1, lettera a), della Convenzione tra Italia ed Emirati Arabi Uniti, stipulata per evitare le doppie imposizioni. La norma stabilisce che le remunerazioni, diverse dalle pensioni, pagate da uno Stato contraente a una persona fisica per servizi resi a tale Stato, sono “imponibili soltanto in questo Stato”.

Il contribuente sosteneva che tale disposizione attribuisse la potestà impositiva in via esclusiva allo Stato della fonte del reddito (gli EAU), precludendo così all’Italia, Stato di residenza, qualsiasi prelievo fiscale su tali somme. L’Amministrazione Finanziaria, al contrario, riteneva che la norma non potesse condurre a una totale esenzione fiscale, contraria allo spirito della Convenzione.

La Decisione della Corte di Cassazione sulla convenzione doppia imposizione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, cassando la sentenza d’appello e decidendo nel merito a favore del rimborso. La Corte ha fornito una lettura chiara e rigorosa della normativa pattizia.

Il Principio della Tassazione Esclusiva

I giudici hanno sottolineato che il dato testuale della norma è inequivocabile. L’espressione “imponibili soltanto in questo Stato” implica un’attribuzione esclusiva della potestà impositiva allo Stato che eroga la remunerazione. Questo approccio, basato sull’interpretazione letterale, è coerente con l’art. 31 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, che impone di interpretare gli accordi internazionali secondo buona fede e il significato ordinario dei loro termini.

L’Irrilevanza dell’Imposizione Effettiva

Un punto cruciale della sentenza è l’affermazione che l’esclusività della potestà impositiva dello Stato della fonte non è subordinata all’effettivo esercizio di tale potere. In altre parole, è del tutto irrilevante che gli Emirati Arabi Uniti non prevedano un’imposta sul reddito delle persone fisiche. La Convenzione disciplina a quale Stato spetti il potere di tassare, non se e come tale potere venga poi concretamente utilizzato. L’esclusione della tassazione in Italia è, pertanto, incondizionata.

le motivazioni
La Corte ha fondato la sua decisione su un’analisi rigorosa del testo convenzionale. Ha evidenziato come l’articolo 19 rappresenti una deroga specifica al principio generale di tassazione nello Stato di residenza. Tale deroga è ulteriormente confermata dall’articolo 23 della stessa Convenzione (relativo all’eliminazione della doppia imposizione), il quale, pur prevedendo la tassazione in Italia dei redditi esteri, fa salva l’ipotesi in cui “espresse disposizioni della presente Convenzione non stabiliscano diversamente”. L’articolo 19 è proprio una di queste “espresse disposizioni”. L’interpretazione letterale, secondo la Corte, è l’unico criterio da seguire quando il testo è chiaro e non conduce a risultati assurdi o ambigui. La scelta delle parti contraenti di attribuire la potestà impositiva esclusiva allo Stato pagatore deve essere rispettata, anche se ciò comporta una de-fiscalizzazione del reddito.

le conclusioni
La sentenza stabilisce un principio fondamentale per i residenti in Italia che percepiscono redditi per servizi resi a uno Stato estero con cui vige una convenzione sul modello OCSE contenente una clausola analoga. Tali redditi non sono soggetti a tassazione in Italia. La decisione rafforza la certezza del diritto nei rapporti fiscali internazionali, ancorando l’interpretazione delle convenzioni al loro tenore letterale e precludendo interpretazioni “finalistiche” che ne snaturerebbero la portata. I contribuenti in situazioni simili possono ora fare affidamento su questo orientamento consolidato per richiedere il rimborso delle imposte indebitamente versate.

I redditi pagati da uno Stato estero a un residente italiano per servizi resi a tale Stato sono tassabili in Italia secondo la convenzione doppia imposizione Italia-EAU?
No. L’art. 19 della Convenzione stabilisce che tali remunerazioni sono imponibili soltanto nello Stato che le paga (in questo caso, gli Emirati Arabi Uniti), attribuendo a quest’ultimo la potestà impositiva in via esclusiva.

La tassazione esclusiva nello Stato estero dipende dal fatto che tale Stato applichi effettivamente un’imposta su quel reddito?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che il potere impositivo esclusivo concesso dalla Convenzione allo Stato della fonte è incondizionato e non dipende dall’effettivo esercizio di tale potere. Pertanto, l’esenzione dall’imposta in Italia vale anche se lo Stato estero non prevede alcuna tassazione su quel reddito.

Come si interpreta una convenzione contro le doppie imposizioni in caso di dubbi?
Secondo la Corte, richiamando la Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, si deve privilegiare il criterio ermeneutico dell’interpretazione letterale. Il trattato deve essere interpretato secondo il significato ordinario da attribuire ai suoi termini, a meno che non sia certo che l’intenzione delle parti fosse diversa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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