Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 32780 Anno 2023
Civile Ord. Sez. 1 Num. 32780 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 27/11/2023
ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 11343/2023 R.G. proposto da:
RAGIONE_SOCIALE, RAGIONE_SOCIALE, elettivamente domiciliati in INDIRIZZO, presso lo studio RAGIONE_SOCIALE‘avvocato AVV_NOTAIO RAGIONE_SOCIALE che li rappresenta e difende;
-ricorrenti- contro
RAGIONE_SOCIALE, elettivamente domiciliato in INDIRIZZO, presso lo studio RAGIONE_SOCIALE‘avvocato COGNOME NOME che lo rappresenta e difende;
-controricorrente-
avverso la SENTENZA RAGIONE_SOCIALEa CORTE D’APPELLO di BRESCIA n. 1435/2022 depositata il 30/11/2022.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 09/11/2023 dal Consigliere NOME COGNOME.
FATTI DI CAUSA
Il RAGIONE_SOCIALE Desenzano del Garda ha convenuto in giudizio avanti al Tribunale di Brescia il RAGIONE_SOCIALE ed il RAGIONE_SOCIALE chiedendo che, in conformità a quanto disposto dall’art. 64 RAGIONE_SOCIALEa Legge n. 388/2000, i ‘minori introiti’ del RAGIONE_SOCIALE, da compensare con il trasferimento erariale, fossero calcolati in relazione al complesso di immobili ‘D’ passati ad autodeterminazione RAGIONE_SOCIALEa rendita catastale e, pertanto, che il debito residuo dei convenuti, per gli anni dal 2002 al 2009 (spettanza 2003 2010), fosse pari ad € 766.583.60, come da dichiarazioni presentate dal RAGIONE_SOCIALE stesso nelle forme prescritte dalla legge.
Con sentenza n. 2795/2021 del 16 novembre 2021, il Tribunale di Brescia, ha accertato che i minori introiti del RAGIONE_SOCIALE di Desenzano del Garda da compensare con il trasferimento erariale dovevano essere calcolati in relazione al complesso di immobili D passati ad autodeterminazione RAGIONE_SOCIALEa rendita catastale e che pertanto il debito residuo del RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE‘RAGIONE_SOCIALE e del RAGIONE_SOCIALE nei confronti di detto RAGIONE_SOCIALE per gli anni 2002 2009 ammontava ad € 731.595,31.
La Corte d’Appello di Brescia , con sentenza n. 1435/2022, depositata, il 30/11/2022, ha rigettato l’appello proposto dai Ministeri appellanti, confermando la sentenza di primo grado.
Avverso la predetta sentenza hanno proposto ricorso per cassazione il RAGIONE_SOCIALE e il RAGIONE_SOCIALE, affidandolo ad un unico articolato motivo.
Il RAGIONE_SOCIALE di Desenzano Del Garda ha resistito in giudizio controricorso.
RAGIONI RAGIONE_SOCIALEA DECISIONE
E’ stata dedotta la violazione RAGIONE_SOCIALE‘art. 360, n. 3 c.p.c.: violazione e falsa applicazione RAGIONE_SOCIALE‘art. 64 RAGIONE_SOCIALEa legge 23 dicembre 2000, n. 388 e degli articoli 2 e 3 del decreto del RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE‘interno 1 luglio 2002, n. 197.
Lamentano i Ministeri ricorrenti che la Corte territoriale non ha considerato <>.
Il motivo è parzialmente fondato nei termini che seguono.
La questione di diritto dibattuta in causa riguarda il corretto metodo per la determinazione degli importi dei contributi statali compensativi dei minori introiti percepiti dai Comuni per l’imposta
ICI, conseguenti alla diminuzione dei valori imponibili scaturente dalla provvisoria autodeterminazione RAGIONE_SOCIALEe rendite catastali dei fabbricati inclusi nella categoria D (opifici, teatri, fabbricati utilizzati per attività di impresa in genere).
Più specificamente, si tratta di stabilire se la base di calcolo del minor gettito ICI, di anno in anno, debba tener conto o meno di tutti gli immobili di categoria D per cui la rendita catastale sia stata autodeterminata, dal 2001 in poi, come sostiene il RAGIONE_SOCIALE controricorrente, o se, invece, debba tenersi conto dei soli immobili oggetto di autodichiarazione nell’anno di riferimento, come sostengono i Ministeri ricorrenti.
Ancor più chiaramente, il dubbio riguarda il criterio da seguire per verificare il superamento, ogni anno, RAGIONE_SOCIALEe soglie fissate dal legislatore per il riconoscimento dei contributi compensativi. Orbene, su tale questione, questa Corte, nelle sentenze nn. 19168/2023, 18701/2023, 18705/2023, 18718/23, 19895/2023, emesse all’esito RAGIONE_SOCIALE‘udienza pubblica del 21.2.2023 – che questo Collegio intende richiamare integralmente -ha enunciato il seguente principio di diritto, cui deve darsi continuità:
« I trasferimenti erariali agli enti locali previsti dall’art.64 RAGIONE_SOCIALEa legge 23.12.2000 n.388 e del d.m. 1.7.1992 n.197 e diretti a compensare a decorrere dall’anno 2001 i minori introiti relativi all’ICI conseguiti dai comuni per effetto dei minori imponibili derivanti dalla autodeterminazione provvisoria RAGIONE_SOCIALEe rendite catastali dei fabbricati di categoria D, eseguita dai contribuenti secondo quanto previsto dal decreto del Ministro RAGIONE_SOCIALEe finanze 19.4.1994, n. 701, sono subordinati alla duplice condizione che il minor introito sia superiore a € 1.549,37 e allo 0,5 % RAGIONE_SOCIALEa spesa corrente prevista per ciascun anno; il superamento RAGIONE_SOCIALEe predette soglie va valutato senza tener conto del minor gettito ICI derivante da autodichiarazioni presentate dai contribuenti negli anni precedenti e compensate con trasferimenti erariali consolidati;
tuttavia, ai fini RAGIONE_SOCIALEa determinazione del minor introito ICI per ciascun anno si tiene conto non solo di quello scaturente dalle autodeterminazioni provvisorie RAGIONE_SOCIALEe rendite catastali dei fabbricati di categoria D presentate dai contribuenti in quell’anno ma anche di quello scaturente da autodeterminazioni provvisorie presentate negli anni precedenti, non compensate con trasferimenti erariali consolidati. ».
Nel percorso logico -argomentativo, questa Corte ha evidenziato che il principio del consolidamento a regime del trasferimenti acquisiti negli anni precedenti non è stato introdotto solo dal d.m. 197 del 2002, ma era già presupposto nell’art. 64 RAGIONE_SOCIALEa L. n. 388/2000 e la sua applicazione comporta che non può essere conteggiata nel minor gettito ICI una perdita che tale non può più essere considerata perché compensata stabilmente (a seguito del consolidamento) dal trasferimento compensativo. Pertanto, se, da un lato, il consolidamento presuppone l’intangibilità dei trasferimenti erariali già acquisiti, dall’altro, non se ne possono recuperare, anno per anno, gli importi al fine di integrare il requisito del rispetto RAGIONE_SOCIALEe soglie. Tuttavia, laddove il minor gettito ICI, calcolato secondo il criterio di cui sopra, non abbia determinato il superamento RAGIONE_SOCIALE‘una o RAGIONE_SOCIALE‘altra RAGIONE_SOCIALEe soglie di cui all’art. 64 comma 1° legge n. 388/2000, la conseguente mancata erogazione al RAGIONE_SOCIALE del trasferimento compensativo comporta che il minor gettito ICI non compensato potrà essere considerato nella base di calcolo ai fini RAGIONE_SOCIALEa determinazione del minor gettito RAGIONE_SOCIALE‘anno successivo e per la verifica del superamento RAGIONE_SOCIALEe soglie.
L’interpretazione di questa Corte di legittimità è stata criticata dal RAGIONE_SOCIALE controricorrente nella memoria ex art. 380 bis. 1 cod. proc. civ. , nella quale è stato invocato un ripensamento RAGIONE_SOCIALEa questione in senso conforme alla difesa del resistente. E ciò sul rilievo ‘ che per quasi un decennio, anche in virtù di un regolamento interministeriale (D.M. degli Interni 1.7.2002, n. 197) e plurime
circolari interpretative, gli aggiuntivi trasferimenti erariali in materia di ICI, per gli anni dal 2001 al 2009, sono stati sempre attribuiti verificando se il complesso (cfr. lo stock) del minor gettito annuale fosse superiore o meno ad alcuni parametri (uno fisso, € 1.549,37 e uno variabile corrispondente allo 0,5% RAGIONE_SOCIALEa spesa corrente iscritta nel bilancio comunale RAGIONE_SOCIALE‘anno di cui si voleva misurare la perdita).
Con il Comunicato 23.1.2009 il RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE ha introdotto un criterio nuovo e differente da quello previsto dalla legge e dalla normativa regolamentare, in base al quale, il minor gettito rilevante ai fini RAGIONE_SOCIALE‘annuale verifica con i citati limiti di legge non sarebbe più dato dallo ‘stock’ ma dal ‘differenziale’ di crescita del minor gettito di un anno rispetto all’anno precedente ‘.
Questo Collegio non ritiene questa difesa persuasiva.
Nelle sentenze, sopra citate, emesse all’esito RAGIONE_SOCIALE‘udienza del 21.2.2023, questa Corte ha già avuto modo di osservare che ‘ non può essere attribuita alcuna particolare rilevanza e tantomeno una influenza decisiva ai fini RAGIONE_SOCIALE‘interpretazione RAGIONE_SOCIALEa legge alla prassi e alle circolari interpretative diramate dall’Amministrazione, palesemente e inequivocabilmente orientate per la lettura patrocinata dal RAGIONE_SOCIALE.
Ai fini RAGIONE_SOCIALE‘accertamento del pagamento indebito, poiché di questo si discute, è alla legge e al regolamento che la attua che occorre guardare e non alla interpretazione erronea che a tali fonti è stata, anche per lungo tempo, attribuita, che rileverà semmai ad altro fine, laddove, ad esempio, vengano in rilievo la buona fede del percettore o la responsabilità causale RAGIONE_SOCIALEa lite.
Non è superfluo ricordare che i giudici sono soggetti soltanto alla legge (art.101, comma 2, Cost.) e che la prassi amministrativa non figura fra le fonti del diritto (art.1, disp. prel.cod.civ.): sarebbe del resto inconciliabile con i principi costituzionali che il potere
esecutivo potesse abrogare o modificare una fonte promanante dal potere legislativo legittimato dalla volontà popolare.
Ciò ha condotto la giurisprudenza di questa Corte ad affermare che la prassi amministrativa, di cui sono espressione gli atti regolamentari, le circolari, le risoluzioni o i singoli provvedimenti RAGIONE_SOCIALEa P.A., non è suscettibile di produrre alcun diritto vivente vincolante per il giudice nell’interpretazione di disposizioni di legge, ma può contribuire, come dato fattuale concorrente con i dati linguistici del testo, ad orientarne l’esegesi nei limiti consentiti dal dettato normativo e dalle indicazioni RAGIONE_SOCIALEa giurisprudenza. (Sez. L, n. 23960 del 24.11.2015; Sez. 5, n. 20819 del 30.9.2020)..’ .
La sentenza impugnata va quindi cassata con rinvio alla Corte d’Appello di Brescia, in diversa composizione, per nuovo esame e per statuire sulle spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Brescia, in diversa composizione, per nuovo esame e per statuire sulle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma il 9.11.2023