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Consolidato fiscale: perdite estere e rimborsi

Una società consolidante ha impugnato il silenzio-rifiuto dell’Agenzia delle Entrate su un’istanza di rimborso IRES legata al riporto di perdite fiscali di una controllata estera incorporata. I giudici di merito avevano negato il rimborso, ritenendo che l’accertamento con adesione sottoscritto dalla controllata per anni successivi precludesse ogni contestazione sul reddito del **consolidato fiscale**. La Corte di Cassazione ha però ravvisato una questione di particolare rilevanza nomofilattica, rinviando la causa in pubblica udienza per chiarire se la definizione transattiva di una consolidata possa effettivamente travolgere il diritto al rimborso della consolidante per perdite maturate precedentemente e non oggetto dell’accordo.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Consolidato fiscale: il nodo delle perdite estere e dell’accertamento con adesione

Il regime del consolidato fiscale rappresenta una delle architetture più complesse del diritto tributario d’impresa, specialmente quando si intreccia con operazioni transfrontaliere e procedure di definizione agevolata. Una recente ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione ha sollevato un interrogativo cruciale: può un accordo tra fisco e società controllata limitare i diritti della capogruppo?

Il conflitto tra autonomia del gruppo e accertamento

La vicenda trae origine dal diniego di un rimborso IRES richiesto da una società consolidante. Il credito d’imposta derivava dal riporto di perdite fiscali maturate da una società estera, successivamente incorporata in una delle società italiane facenti parte del gruppo. L’Amministrazione finanziaria e i giudici di merito hanno inizialmente negato il rimborso, sostenendo che il perfezionamento di un accertamento con adesione da parte della società incorporante precludesse qualsiasi ulteriore rettifica o istanza, in quanto l’imponibile era stato ormai cristallizzato dall’accordo.

La rilevanza del diritto dell’Unione Europea

La società ricorrente ha eccepito la violazione dei principi di libertà di stabilimento previsti dal TFUE. Secondo la tesi difensiva, negare il riporto delle perdite derivanti da una fusione transfrontaliera, quando tale diritto sarebbe garantito in un’operazione puramente interna, costituisce una discriminazione ingiustificata. Inoltre, è stato evidenziato come le perdite in oggetto fossero estranee al perimetro temporale e oggettivo dell’accertamento con adesione sottoscritto dalla controllata.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha ritenuto che la questione non possa essere risolta in via semplificata, data la sua elevata rilevanza nomofilattica. Il punto centrale riguarda il regime fiscale dell’utilizzazione, all’interno del bilancio consolidato, delle perdite e dei crediti derivanti da fusioni con società straniere. In particolare, i giudici devono stabilire se l’efficacia preclusiva dell’accertamento con adesione (prevista dal D.lgs. 218/1997) possa estendersi fino a travolgere posizioni soggettive della consolidante che non sono state oggetto di specifica negoziazione o rettifica durante la procedura di adesione della controllata. La Corte intende approfondire se il principio di capacità contributiva e la libertà di stabilimento impongano una lettura più flessibile del rapporto tra atti impositivi e dichiarazioni di gruppo.

Le conclusioni

In conclusione, l’ordinanza dispone il rinvio della causa alla pubblica udienza, riconoscendo la necessità di un intervento chiarificatore sulla gerarchia tra istituti deflativi e diritti derivanti dal consolidato fiscale. La decisione finale dovrà bilanciare l’esigenza di stabilità dei rapporti tributari derivanti dall’adesione con il diritto del gruppo a non vedere vanificate perdite fiscali legittimamente maturate all’estero. Per le imprese, questo significa che la sottoscrizione di un atto di adesione da parte di una controllata deve essere valutata con estrema cautela, analizzando preventivamente l’impatto su eventuali istanze di rimborso o crediti d’imposta pendenti a livello di consolidata capogruppo.

L’accertamento con adesione di una controllata vincola sempre la capogruppo?
Non necessariamente. La Cassazione sta valutando se tale accordo possa precludere rimborsi alla consolidante per perdite maturate prima della fusione e non incluse nell’oggetto dell’adesione.

Si possono recuperare le perdite di una società estera incorporata?
Sì, in base ai principi UE sulla libertà di stabilimento, le perdite di una società estera assorbita devono poter essere utilizzate nel consolidato nazionale alle stesse condizioni delle società interne.

Cosa succede se le perdite non sono indicate correttamente in dichiarazione?
Secondo l’orientamento difensivo, se l’esistenza delle perdite è documentata e certa, l’omissione formale nel quadro RS non dovrebbe impedire il loro riporto sostanziale ai fini del calcolo dell’imposta di gruppo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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