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Concorso del commercialista: sanzioni tributarie

La Corte di Cassazione ha stabilito che il concorso del commercialista nelle violazioni tributarie di una società con personalità giuridica è sanzionabile ai sensi dell’art. 9 del d.lgs. n. 472/1997. L’esclusività della sanzione in capo all’ente prevista dal D.L. 269/2003 riguarda solo i soggetti interni, mentre il professionista esterno risponde se ha agevolato l’illecito, a prescindere da un vantaggio economico extra.

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Pubblicato il 21 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Concorso del commercialista: la responsabilità nelle sanzioni tributarie

Il tema del concorso del commercialista nelle violazioni fiscali commesse dai propri clienti è al centro di una recente ed importante pronuncia della Corte di Cassazione. Spesso i professionisti ritengono che, operando per società dotate di personalità giuridica, le eventuali sanzioni amministrative debbano ricadere esclusivamente sull’ente. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno chiarito i confini di questa responsabilità, distinguendo tra soggetti interni alla società e consulenti esterni.

Il caso analizzato

La controversia nasce dall’impugnazione di un atto di contestazione per sanzioni emesso nei confronti di un commercialista. L’Agenzia delle Entrate contestava al professionista di aver coadiuvato una cooperativa sociale nel compimento di violazioni tributarie, permettendole di dedurre costi non documentati. In primo e secondo grado, i giudici avevano annullato le sanzioni, sostenendo che, trattandosi di una società di capitali, la responsabilità fosse esclusiva dell’ente e che non fosse stato provato un vantaggio economico personale del consulente.

La decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha ribaltato le precedenti sentenze, accogliendo il ricorso dell’Agenzia delle Entrate. Il punto centrale della decisione riguarda l’interpretazione dell’art. 7 del D.L. n. 269/2003. Secondo la Corte, questa norma, che prevede la responsabilità esclusiva della persona giuridica per le sanzioni amministrative, si applica esclusivamente alle figure “interne” (amministratori, dipendenti, rappresentanti).

Per i soggetti “esterni”, come il commercialista incaricato della tenuta della contabilità o della trasmissione telematica, resta pienamente applicabile l’istituto del concorso di persone previsto dall’art. 9 del d.lgs. n. 472/1997.

Le motivazioni

Le motivazioni espresse dai giudici evidenziano che la responsabilità del professionista può configurarsi anche se questi non trae un profitto personale diretto dalle violazioni, oltre al proprio compenso professionale. È sufficiente che il consulente abbia fornito un contributo materiale o psicologico alla realizzazione dell’illecito. Nel caso specifico, il semplice fatto di trasmettere dichiarazioni dei redditi palesemente difformi dalle scritture contabili tenute dallo stesso professionista integra un’ipotesi di concorso, quantomeno colposo.

La diligenza richiesta al consulente tributario, ai sensi dell’art. 1176, comma 2, del Codice Civile, impone infatti un controllo sulla conformità dei dati trasmessi rispetto alle risultanze contabili. La sistematicità degli illeciti compiuti dai clienti del professionista può inoltre costituire un elemento presuntivo della sua consapevolezza e partecipazione.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza stabilisce che il professionista esterno non può beneficiare dello scudo della personalità giuridica della società cliente. Se la sua condotta, attiva o omissiva, agevola la consumazione di una violazione tributaria, egli è tenuto a rispondere personalmente delle sanzioni irrogate. Questa decisione rafforza l’obbligo di vigilanza e di correttezza professionale dei consulenti, rendendo la prova di un vantaggio economico extra del tutto irrilevante ai fini della configurabilità della responsabilità sanzionatoria.

Quando risponde personalmente il commercialista per le violazioni fiscali della società?
Il commercialista risponde personalmente se ha agevolato o reso possibili le violazioni della società cliente, anche solo attraverso la trasmissione di dichiarazioni che sapeva essere non conformi alla contabilità.

È necessaria la prova di un guadagno extra per sanzionare il professionista?
No, la responsabilità per concorso sussiste indipendentemente dal fatto che il consulente abbia ottenuto un vantaggio economico ulteriore rispetto al compenso per la sua prestazione professionale.

Lo scudo della personalità giuridica della società protegge anche i consulenti esterni?
No, la norma che prevede sanzioni esclusivamente a carico dell’ente si riferisce solo ai soggetti interni come manager e dipendenti, non ai terzi estranei che collaborano all’illecito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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