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Competenza Direzione Regionale: Visto Infedele

Un responsabile di un centro di assistenza fiscale impugnava una cartella di pagamento per un visto di conformità infedele, eccependo l’incompetenza dell’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo la competenza funzionale ed esclusiva della Direzione Regionale, individuata in base al domicilio fiscale del professionista che ha commesso la violazione, non del contribuente assistito. La decisione chiarisce che tale regola sulla competenza della direzione regionale resta valida anche dopo le modifiche normative che hanno introdotto sanzioni più gravose.

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Pubblicato il 3 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Visto Infedele: Esclusiva la Competenza della Direzione Regionale

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di sanzioni per visto di conformità infedele, affermando la competenza direzione regionale come unico organo preposto all’irrogazione delle sanzioni. Questa decisione ha importanti implicazioni per tutti i professionisti e i Centri di Assistenza Fiscale (CAF) che operano nel settore, delineando con chiarezza i confini dell’azione dell’amministrazione finanziaria.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da una cartella di pagamento notificata al responsabile dell’assistenza fiscale di un CAF. L’atto impositivo contestava le somme dovute a seguito di un controllo formale su una dichiarazione dei redditi, per la quale il professionista aveva apposto un visto di conformità risultato poi infedele.

Il professionista ha impugnato la cartella lamentando, tra i vari motivi, l’incompetenza dell’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate che aveva emesso l’atto. Secondo la sua tesi, la competenza per accertare la violazione e irrogare la relativa sanzione spettava esclusivamente alla Direzione Regionale dell’Agenzia, in base al domicilio fiscale del trasgressore (cioè il professionista stesso) e non a quello del contribuente assistito. Sia il giudice di primo grado che la Corte di giustizia tributaria di secondo grado avevano rigettato questa eccezione, ritenendo legittimo l’operato dell’ufficio locale.

La Decisione e l’analisi della competenza direzione regionale

La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito, accogliendo il motivo di ricorso del professionista. I giudici supremi hanno chiarito che, in materia di sanzioni per visto di conformità infedele, la legge individua un criterio di competenza specifico e inderogabile.

Il fulcro della decisione risiede nell’interpretazione dell’articolo 39, comma 2, del D.Lgs. n. 241/1997. Questa norma stabilisce che le sanzioni per le violazioni relative al rilascio del visto di conformità sono “irrogate con provvedimento della direzione regionale delle entrate competente in ragione del domicilio fiscale del trasgressore”.

La Corte ha specificato che il “trasgressore” non è il contribuente la cui dichiarazione è stata controllata, bensì il professionista o il responsabile del CAF che ha materialmente commesso la violazione apponendo il visto infedele. Di conseguenza, l’ufficio competente a sanzionarlo non può che essere la Direzione Regionale nel cui ambito territoriale si trova il domicilio fiscale di quest’ultimo.

La Ratio della Norma e la Centralizzazione della Competenza

La Corte ha evidenziato che questa scelta del legislatore non è casuale, ma risponde a una precisa esigenza di accentramento e razionalizzazione. Affidare la competenza direzione regionale per queste specifiche violazioni permette di creare un interlocutore unico e specializzato per i soggetti abilitati al rilascio dei visti (CAF, commercialisti, consulenti del lavoro).

In questo modo, si evita che un singolo professionista, assistendo clienti con domicili fiscali sparsi in tutta Italia, possa essere soggetto a procedimenti sanzionatori da parte di una miriade di uffici locali diversi. Tale frammentazione, oltre a essere inefficiente per l’amministrazione, rappresenterebbe un onere eccessivo per il professionista, costretto a difendersi in molteplici sedi.

Le Motivazioni

La Cassazione ha motivato la sua decisione sottolineando che la regola sulla competenza funzionale della Direzione Regionale non è stata modificata dalle riforme successive, come quella del 2014 (D.Lgs. n. 175), che pure hanno inasprito le conseguenze del visto infedele. Anche se la sanzione oggi non è solo pecuniaria ma può includere il pagamento di una somma pari all’imposta, alla sanzione e agli interessi dovuti dal contribuente, la natura della “violazione” rimane la stessa: l’apposizione di un visto non veritiero.

È questa violazione che, ai sensi dell’art. 39, comma 2, radica la competenza presso la Direzione Regionale. I giudici hanno chiarito che il riferimento, contenuto in altre norme, al controllo formale e all’iscrizione a ruolo non è sufficiente a derogare a questa specifica attribuzione di competenza. Si tratta di una competenza speciale che prevale sui criteri generali, basati sul domicilio fiscale del contribuente.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame consolida un principio di diritto di fondamentale importanza pratica. Qualsiasi atto sanzionatorio emesso da un ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate nei confronti di un professionista per un visto di conformità infedele è illegittimo per incompetenza. L’unico organo titolare di tale potere è la Direzione Regionale competente in base al domicilio fiscale del professionista. Questa pronuncia offre una tutela significativa ai professionisti del settore fiscale, garantendo un’interlocuzione centralizzata e specializzata con l’amministrazione finanziaria e mettendo al riparo da contenziosi frammentati sul territorio nazionale.

Quale ufficio è competente a sanzionare un professionista per un visto di conformità infedele?
Secondo la Corte di Cassazione, la competenza è funzionale ed esclusiva della Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate, individuata in base al domicilio fiscale del professionista (il “trasgressore”) e non del contribuente assistito.

La competenza cambia se la sanzione non è solo una multa ma anche il pagamento di una somma pari all’imposta?
No. La Corte ha chiarito che la natura della violazione resta l’apposizione del visto infedele. Pertanto, la regola sulla competenza esclusiva della Direzione Regionale rimane invariata anche se le conseguenze sanzionatorie sono state inasprite nel tempo.

Il domicilio fiscale del contribuente assistito ha importanza per determinare l’ufficio competente a sanzionare il CAF o il professionista?
No. Ai fini dell’irrogazione della sanzione al professionista, il domicilio fiscale del contribuente è irrilevante. L’unico criterio valido per individuare l’ufficio competente è il domicilio fiscale del professionista che ha rilasciato il visto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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