Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 3927 Anno 2026
Civile Ord. Sez. 5 Num. 3927 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 22/02/2026
ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 9982/2024 R.G. proposto da BANCA POPOLARE DI PUGLIA E BASILICATA RAGIONE_SOCIALEC.A., in persona del legale rappresentante pro tempore , rappresentata e difesa dall’AVV_NOTAIO;
-ricorrente-
contro
RAGIONE_SOCIALE, in persona del Direttore pro tempore , rappresentata e difesa ope legis dall’Avvocatura Generale dello RAGIONE_SOCIALE; -controricorrente- avverso la SENTENZA della CORTE DI GIUSTIZIA TRIBUTARIA DI SECONDO GRADO DELLA BASILICATA n. 281/02/2023 depositata il 27 novembre 2023;
udita la relazione svolta nell’adunanza camerale dell’8 gennaio 2026 dal Consigliere NOME COGNOME;
FATTI DI CAUSA
L’Ufficio RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE di Matera emetteva nei confronti della RAGIONE_SOCIALE (d’ora in avanti BPPB) un avviso di accertamento ai fini dell’IRES e dell’IRAP relativo all’anno 2003, con il
quale disconosceva la deducibilità dei costi sostenuti dal predetto istituto bancario nell’àmbito di un’operazione di cartolarizzazione di crediti in sofferenza realizzata nel 2000.
La contribuente impugnava vittoriosamente l’atto impositivo dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale (CTP) di Matera, ma la decisione di primo grado veniva in sèguito totalmente riformata dalla Commissione Tributaria Regionale (CTR) della RAGIONE_SOCIALE, in accoglimento dell’appello erariale, con sentenza n. 154/01/12 del 13 novembre 2012.
Successivamente, con ordinanza n. 18897/2021 del 5 luglio 2021, questa Corte accoglieva per quanto di ragione il ricorso di legittimità esperito dalla banca, cassando la sentenza d’appello e rinviando per un nuovo esame della controversia alla stessa Commissione regionale lucana, in diversa composizione.
All’esito del susseguente giudizio rescissorio, con sentenza n. 281/02/2023 del 27 novembre 2023, la Corte di giustizia tributaria (CGT) di secondo grado, già CTR, della RAGIONE_SOCIALE rigettava l’originario appello proposto dall’Amministrazione Finanziaria avverso la pronuncia di prime cure, favorevole alla contribuente, dichiarando l’illegittimità dell’avviso di accertamento impugnato; nel contempo, però, compensava interamente fra le parti le spese processuali, in ragione della « particolarità e complessità RAGIONE_SOCIALE questioni trattate, comprovate peraltro dalla corposa motivazione della Ordinanza dalla Corte di Cassazione » .
Contro questa sentenza la BPPB ha proposto nuovo ricorso per cassazione affidato a un unico motivo.
L’RAGIONE_SOCIALE ha resistito con controricorso.
Il Consigliere delegato dal Presidente di Sezione, ravvisata la manifesta infondatezza del ricorso, ha formulato, ai sensi dell’art. 380 -bis , primo comma, c.p.c., una sintetica proposta di definizione accelerata del giudizio, comunicata ai difensori RAGIONE_SOCIALE parti.
Entro quaranta giorni dalla comunicazione, con istanza sottoscritta
dal suo difensore munito di una nuova procura speciale, la BPPB ha chiesto la decisione.
La causa è stata, quindi, avviata alla trattazione in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 380 -bis .1 c.p.c.
RAGIONI DELLA DECISIONE
Con l’unico motivo di ricorso, ricondotto al paradigma dell’art. 360, primo comma, num. 3, c.p.c., è denunciata la violazione dell’art. 15, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992.
1.1 Si censura l’impugnata sentenza per aver illegittimamente disposto l’integrale compensazione RAGIONE_SOCIALE spese processuali in assenza di gravi ed eccezionali ragioni espressamente indicate.
1.2 Il motivo è infondato.
1.3 Giova anzitutto precisare che nel caso di specie, in virtù del principio tempus regit actum , trova applicazione l’art. 15, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992, nel testo vigente dal 1° gennaio 2016 a sèguito RAGIONE_SOCIALE modifiche apportate dall’art. 9, comma 1, lett. f) , n. 2, del d.lgs. n. 156 del 2015 (cfr., sull’argomento, Cass. n. 413/2018), il quale dispone che «le spese del giudizio possono essere compensate in tutto o in parte dalla commissione tributaria soltanto in caso di soccombenza reciproca o qualora sussistano gravi ed eccezionali ragioni che devono essere espressamente motivate».
Non vengono, invece, in rilievo le ulteriori modifiche introdotte dall’art. 1, comma 1, lett. e) , n. 1, del d.lgs. n. 220 del 2023, essendo tale disposizione applicabile, a mente dell’art. 4, comma 2, dello stesso decreto legislativo, ai giudizi instaurati, in primo e in secondo grado, nonché in Cassazione, a decorrere dal 5 gennaio 2024.
Nella formulazione regolante ratione temporis la fattispecie in esame, la norma corrisponde a quella dettata per il giudizio civile ordinario dall’art. 92, secondo comma, c.p.c., come novellato dalla legge n. 69 del
2009.
1.4 Chiarito ciò, va rammentato che, per consolidata giurisprudenza di legittimità, l’art. 92, secondo comma, c.p.c., nella parte in cui permette la compensazione RAGIONE_SOCIALE spese di lite in presenza di «gravi ed eccezionali ragioni», costituisce una norma elastica, quale clausola generale che il legislatore ha previsto per adeguarla a un dato contesto storico-sociale o a speciali situazioni, non esattamente ed efficacemente determinabili a priori , ma da specificare in via interpretativa ad opera del giudice di merito (cfr. Cass. Sez. U., n. 2572/2012; nello stesso senso, ex multis , Cass. n. 15989/2020, Cass. n. 15495/2022, Cass. n. 16450/2024).
1.5 Per quanto qui particolarmente interessa, è stato ripetutamente affermato, anche di recente, che tali ragioni comprendono la complessità RAGIONE_SOCIALE questioni trattate (cfr. Cass. Sez. U. n. 13249/2025, Cass. Sez. U., n. 18467/2025, Cass. n. 19109/2025, Cass. n. 25048/2025).
1.6 Non si è, inoltre, mancato di puntualizzare che la valutazione della ‘gravità ed eccezionalità’ RAGIONE_SOCIALE ragioni esplicitate nella sentenza di merito non può essere misurata da questa Corte, al di là RAGIONE_SOCIALE ipotesi in cui alle enunciazioni del giudice non corrispondano le evidenze di causa o la giurisprudenza consolidata (cfr. Cass. n. 15495/2022, Cass. n. 16541/2023, Cass. n. 32493/2024, Cass. n. 9876/2025).
1.7 Alla stregua dei surriferiti princìpi di diritto, deve escludersi che la CGT di secondo grado sia incorsa nella dedotta violazione dell’art. 15, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992, avendo essa motivato l’integrale compensazione RAGIONE_SOCIALE spese di lite anche in base alla ritenuta «complessità RAGIONE_SOCIALE questioni trattate» , con implicito riferimento alla novità della problematica giuridica affrontata in sentenza e alla mancanza, sul punto, di pronunce giurisprudenziali di legittimità anteriori a quella da cui aveva tratto origine il giudizio di rinvio, la cui «corposa motivazione» rappresentava la riprova dell’elevato grado di difficoltà della controversia.
Nell’àmbito di una valutazione complessiva e globale dell’esito della
lite, la motivazione addotta a sostegno del decisum ben si presta a giustificare anche la compensazione RAGIONE_SOCIALE spese del giudizio di rinvio, costituente la fase rescissoria di quello di cassazione (vedasi sull’argomento Cass. n. 2856/2025).
Il ricorso è pertanto destinato al rigetto.
Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.
Poichè il giudizio è stato definito in conformità alla proposta di definizione accelerata comunicata ai difensori RAGIONE_SOCIALE parti, vanno applicati, ai sensi dell’art. 380 -bis , terzo comma, c.p.c., contemplante un’ipotesi normativa di abuso del processo (cfr. Cass. Sez. U. n. 27433/2023), il terzo e il quarto comma dell’art. 96 del medesimo codice.
4.1 La ricorrente deve essere, pertanto, condannata al pagamento:
(a)di una somma equitativamente determinata a favore della controparte;
(b)di un’ulteriore somma di denaro, stabilita nel rispetto dei limiti di legge, in favore della cassa RAGIONE_SOCIALE ammende.
Per la relativa quantificazione si rimanda al dispositivo.
Stante l’esito dell’impugnazione, viene resa nei riguardi della parte che l’ha proposta l’attestazione contemplata dall’art. 13, comma 1 -quater , del d.P.R. n. 115 del 2002 (Testo Unico RAGIONE_SOCIALE spese di giustizia).
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la RAGIONE_SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore :
(a)a rifondere alla controricorrente le spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi 9.800 euro, oltre ad eventuali oneri prenotati a debito;
(b)a pagare a favore della stessa controricorrente, ai sensi dell’art. 96, terzo comma, c.p.c., l’ulteriore somma equitativamente determinata in
4.900 euro;
(c)a pagare in favore della cassa RAGIONE_SOCIALE ammende, a norma dell’art. 96, quarto comma, c.p.c., la somma di 1.000 euro.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 -quater , del d.P.R. n. 115 del 2002 (Testo unico in materia di spese di giustizia), dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per la proposta impugnazione, a norma del comma 1bis dello stesso articolo, se dovuto.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Tributaria della Corte Suprema di Cassazione, in data 8 gennaio 2026.
Il Presidente NOME COGNOME