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Classamento catastale RSA: il fine di lucro oggettivo

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 28114/2023, ha stabilito i principi per il corretto classamento catastale RSA. La controversia vedeva contrapposte l’Agenzia delle Entrate e una struttura assistenziale. La Corte ha cassato la decisione di merito, affermando che la classificazione deve basarsi sulle caratteristiche oggettive e strutturali dell’immobile, idonee a generare reddito (fine di lucro oggettivo), e non sull’uso concreto o sulla natura non-profit del gestore.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Classamento Catastale RSA: la Cassazione sul Criterio del Fine di Lucro Oggettivo

Il classamento catastale RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) e di altre strutture simili rappresenta un tema di grande rilevanza fiscale, poiché da esso dipende direttamente il carico impositivo gravante sull’immobile. Con la recente ordinanza n. 28114 del 5 ottobre 2023, la Corte di Cassazione è tornata a fare chiarezza sui criteri da adottare per una corretta classificazione, ponendo l’accento sul concetto di “fine di lucro oggettivo” rispetto all’uso concreto del bene.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate aveva riclassificato tre unità immobiliari di proprietà di un ente assistenziale. L’Ufficio aveva modificato la categoria catastale da B/1 (collegi, convitti, educandati, ricoveri, orfanotrofi, ospizi, conventi, seminari), come proposto dal contribuente, a D/4 (case di cura ed ospedali con fine di lucro).

Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale avevano dato ragione all’ente, sostenendo che, ai fini della classificazione, si dovesse guardare alla prevalente funzione residenziale e assistenziale della struttura, ritenendo irrilevante l’eventuale scopo di lucro. Secondo i giudici di merito, l’immobile non aveva la “monofunzionalità sanitaria” tipica degli ospedali e poteva essere destinato anche ad altri usi compatibili con la categoria B/1.

La Decisione della Corte di Cassazione e il Classamento Catastale RSA

Investita della questione, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza regionale e rinviando la causa per un nuovo esame. Gli Ermellini hanno ribadito un principio consolidato nella loro giurisprudenza: la classificazione catastale deve avvenire secondo una prospettiva “reale”, basata sulle caratteristiche oggettive e strutturali dell’immobile.

Ciò che conta non è l’uso specifico che viene fatto del bene in un dato momento storico, né la natura giuridica (profit o non-profit) del soggetto proprietario. Il criterio fondamentale è la destinazione ordinaria dell’immobile, intesa come la sua potenzialità d’uso e la sua capacità di produrre ricchezza.

Le Motivazioni della Sentenza

La Corte ha spiegato che il giudice di merito ha commesso un errore nel fondare la propria decisione sulla prevalenza della funzione residenziale rispetto a quella sanitaria. In questo modo, ha trascurato di valutare l’altro elemento essenziale: il fine di lucro in termini oggettivi.

Questo concetto è cruciale. Non si tratta di indagare se l’ente proprietario persegua o meno un profitto (scopo soggettivo), ma di verificare se la struttura immobiliare, per come è stata concepita, costruita e organizzata, possieda le caratteristiche intrinseche per essere utilizzata in un’attività di natura commerciale, capace di remunerare i fattori produttivi impiegati.

La Cassazione ha chiarito che gli immobili appartenenti al gruppo D sono quelli con destinazione industriale e commerciale, la cui redditività è speciale e non può essere determinata per comparazione con altre unità. Essi non sono suscettibili di una diversa destinazione se non attraverso radicali trasformazioni. Il giudice di rinvio, pertanto, dovrà verificare se il complesso edilizio in questione, pur ospitando anziani, sia stato strutturato per esigenze di natura commerciale, escludendo così la classificazione nella categoria B e giustificando quella nella categoria speciale D.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

Questa pronuncia rafforza un indirizzo giurisprudenziale chiaro: per il classamento catastale RSA e di strutture analoghe, l’analisi deve concentrarsi sulla “pelle” dell’immobile e non sull’attività che vi si svolge o su chi la gestisce. I proprietari di tali strutture, anche se enti del terzo settore o non-profit, devono essere consapevoli che se l’immobile possiede le caratteristiche strutturali di un’impresa commerciale (per dimensioni, organizzazione degli spazi, impianti, ecc.), esso sarà probabilmente classificato in una categoria speciale (gruppo D), con conseguenze fiscali significative. La valutazione deve quindi essere oggettiva, basata sulla potenzialità economica che l’edificio stesso esprime.

Per il classamento catastale di un immobile, è più importante l’uso effettivo che se ne fa o le sue caratteristiche strutturali?
Secondo la Corte di Cassazione, sono le caratteristiche oggettive (costruttive e tipologiche) e la sua destinazione funzionale e produttiva a prevalere. L’uso concreto del bene in un dato momento è considerato secondario e può al massimo costituire un elemento rafforzativo della valutazione oggettiva.

Cosa si intende per “fine di lucro oggettivo” nella classificazione catastale di una RSA?
Non si riferisce all’intento di profitto del proprietario (aspetto soggettivo), ma all’idoneità strutturale del bene a remunerare i fattori produttivi impiegati. In pratica, si valuta se l’immobile è stato concepito e costruito per essere utilizzato in un’attività di natura commerciale, a prescindere da chi ne sia il gestore.

Un ente non-profit che gestisce una RSA deve comunque considerare la classificazione dell’immobile in una categoria speciale (come la D) se la struttura ha caratteristiche commerciali?
Sì. La natura giuridica del proprietario o del gestore (pubblico, privato, non-profit) è irrilevante ai fini del classamento. Se l’immobile ha le caratteristiche strutturali oggettive di un’attività commerciale, deve essere classificato nella categoria catastale corrispondente, come quelle del gruppo D.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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