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Cedolare secca: sì anche con inquilino-impresa

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12395/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di locazioni abitative. Un locatore, persona fisica, può legittimamente optare per il regime fiscale della cedolare secca anche qualora il conduttore sia una società che utilizza l’immobile per finalità abitative di un proprio dipendente o rappresentante. La Corte ha chiarito che la norma di esclusione si riferisce unicamente all’ipotesi in cui sia il locatore ad agire nell’esercizio di un’attività d’impresa, arte o professione, rendendo irrilevante la natura imprenditoriale del conduttore.

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Pubblicato il 2 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Cedolare Secca: Via Libera Anche se l’Inquilino è un’Impresa

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha finalmente chiarito un dubbio che per anni ha interessato proprietari di immobili e operatori del settore: è possibile applicare il regime della cedolare secca se l’inquilino è una società? La risposta, affermativa e ben motivata, apre a importanti scenari per il mercato delle locazioni abitative. Con la sentenza n. 12395 del 7 maggio 2024, i giudici hanno stabilito che la natura imprenditoriale del conduttore è irrilevante ai fini dell’applicazione del regime fiscale agevolato, a condizione che l’immobile sia destinato a uso abitativo.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da un avviso di liquidazione emesso dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di un contribuente, persona fisica, che aveva concesso in locazione un immobile a uso abitativo a una nota compagnia aerea internazionale. L’immobile era destinato a fungere da abitazione per il legale rappresentante della società. Il proprietario aveva scelto di assoggettare i canoni di locazione al regime della cedolare secca. L’amministrazione finanziaria, tuttavia, contestava tale scelta, sostenendo che la presenza di un conduttore esercente attività d’impresa escludesse la possibilità di avvalersi del regime sostitutivo. La Commissione Tributaria Regionale aveva inizialmente dato ragione all’Agenzia delle Entrate, ma il contribuente ha impugnato la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione.

La Decisione della Cassazione sulla Cedolare Secca

La Suprema Corte ha ribaltato la decisione di merito, accogliendo il ricorso del contribuente. I giudici hanno affermato un principio di diritto di fondamentale importanza: l’esclusione dall’applicazione della cedolare secca, prevista dall’articolo 3, comma 6, del D.Lgs. n. 23 del 2011, opera esclusivamente quando è il locatore a concedere l’immobile nell’esercizio di un’attività d’impresa, arte o professione. La norma, quindi, pone un limite soggettivo che riguarda unicamente la figura del proprietario e non quella dell’inquilino.

Le Motivazioni

Il cuore della pronuncia risiede nell’interpretazione letterale e teleologica della norma. La Corte ha spiegato che la facoltà di optare per la cedolare secca è un diritto esclusivo del locatore, sul quale il conduttore non ha alcun potere di incidere. Pertanto, l’esclusione prevista dalla legge deve essere logicamente riferita solo alla parte che effettua la scelta, ossia il locatore.
La ratio della legge non è solo quella di contrastare l’evasione fiscale, ma anche di incentivare la locazione di immobili a uso abitativo e sostenere la conservazione del patrimonio immobiliare. Consentire a una società di affittare un’abitazione per i propri dipendenti o collaboratori, permettendo al contempo al locatore privato di usare la cedolare secca, risponde pienamente a queste finalità. L’esigenza di reperire alloggi per il personale, spesso in contesti territoriali diversi dalla sede principale, è una realtà diffusa nel mondo imprenditoriale e professionale.

Le Conclusioni

La sentenza rappresenta una vittoria per i proprietari di immobili e offre maggiore certezza giuridica. In conclusione, un locatore persona fisica, che non agisce in regime d’impresa, può sempre optare per la cedolare secca quando affitta un immobile a uso abitativo, anche se il contratto è stipulato con una società, un ente o un professionista che lo destina a dimora per i propri dipendenti o rappresentanti. Questa interpretazione estende i benefici del regime agevolato, favorendo la fluidità del mercato immobiliare e rispondendo alle moderne esigenze abitative legate al mondo del lavoro.

Un proprietario può applicare la cedolare secca se affitta un appartamento a una società?
Sì, la Corte di Cassazione ha chiarito che il proprietario (locatore), se è una persona fisica che non agisce nell’esercizio di un’attività d’impresa, può optare per la cedolare secca anche se l’inquilino (conduttore) è una società, a condizione che l’immobile sia utilizzato per scopi abitativi.

Qual è la condizione che esclude l’applicazione della cedolare secca secondo la sentenza?
L’esclusione dal regime della cedolare secca si applica solo quando è il locatore a concedere l’immobile nell’esercizio di una sua attività d’impresa, artistica o professionale. La natura del conduttore (privato o società) è irrilevante.

Perché la qualità imprenditoriale dell’inquilino non impedisce l’applicazione della cedolare secca?
Perché la legge intende limitare l’accesso al regime agevolato solo in base alla natura del locatore. La scelta per la cedolare secca è un’opzione riservata esclusivamente al locatore, e la finalità della norma è incoraggiare l’offerta di immobili abitativi, un’esigenza che può provenire anche dal mondo imprenditoriale per alloggiare i propri dipendenti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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