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Black list: deducibilità costi e prova contraria

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della deduzione di costi per acquisti effettuati da una società svizzera, nonostante l’inserimento del Paese nella black list. La società contribuente ha dimostrato che il fornitore estero era soggetto a tassazione ordinaria in Svizzera, superando così la presunzione di indeducibilità prevista dalla normativa tributaria. L’Agenzia delle Entrate ha contestato la decisione lamentando una motivazione insufficiente e la tardività della prova, ma i giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso, ritenendo la motivazione del giudice di merito sintetica ma valida e dichiarando inammissibili le nuove eccezioni probatorie sollevate solo in sede di legittimità.

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Pubblicato il 27 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Black list e deducibilità dei costi: la prova che salva l’impresa. La gestione dei rapporti commerciali con fornitori residenti in Paesi inclusi nella cosiddetta black list richiede una particolare attenzione probatoria per evitare il recupero a tassazione dei costi sostenuti. La recente giurisprudenza della Cassazione ha ribadito che la presunzione di indeducibilità può essere vinta dimostrando l’effettivo assoggettamento del fornitore estero alle imposte locali. ## Il caso dei costi in regime di black list. La controversia nasce da un avviso di accertamento emesso dall’Amministrazione Finanziaria contro una società italiana. L’ufficio contestava l’indebita deduzione di costi per acquisti di merci da un fornitore con sede in Svizzera, all’epoca considerato Paese a fiscalità privilegiata. Secondo l’Agenzia, la società non aveva fornito prove sufficienti per superare la barriera normativa che limita la deducibilità in questi casi. Dopo diversi gradi di giudizio e rinvii, la Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione all’impresa, riconoscendo la validità di una certificazione fiscale svizzera prodotta sin dal primo grado. ## La decisione della Corte di Cassazione. L’Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza favorevole all’impresa denunciando una motivazione apparente e la violazione delle regole sull’onere della prova. La Suprema Corte ha però rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la sentenza di merito, sebbene sintetica, ha indicato chiaramente la ratio decidendi: la presenza di una certificazione dell’autorità fiscale estera attestante che il fornitore era assoggettato a tutte le imposte federali e cantonali. Questo documento è stato ritenuto idoneo a escludere il regime di favore e, di conseguenza, a rendere i costi pienamente deducibili. ## Le motivazioni. La Corte ha spiegato che la motivazione di una sentenza è valida quando permette di ricostruire l’iter logico seguito dal giudice, anche se espressa in modo conciso. Nel caso di specie, il riferimento alla documentazione prodotta dalla società era sufficiente a giustificare la decisione. Inoltre, la Cassazione ha dichiarato inammissibile la contestazione dell’Agenzia riguardante la mancata esibizione dei documenti durante la fase di verifica amministrativa. Tale eccezione, comportando una preclusione probatoria, deve essere sollevata tempestivamente nei gradi di merito e non può essere introdotta per la prima volta nel giudizio di legittimità. ## Le conclusioni. La sentenza conferma che la prova dell’assoggettamento a tassazione del fornitore estero è lo strumento principale per tutelare la deducibilità dei costi black list. Le imprese devono quindi dotarsi preventivamente di certificazioni ufficiali rilasciate dalle autorità fiscali dei Paesi partner. Dal punto di vista processuale, emerge chiaramente che l’Amministrazione Finanziaria non può sanare in Cassazione eventuali mancanze difensive occorse nei precedenti gradi di giudizio, restando vincolata alle eccezioni già sollevate.

Cosa succede se acquisto da un Paese black list?
I costi sono generalmente indeducibili a meno che l’impresa non provi che il fornitore svolge un’attività commerciale effettiva o che è soggetto a tassazione ordinaria nello Stato estero.

Quale prova serve per dedurre i costi esteri?
È fondamentale produrre una certificazione rilasciata dall’autorità fiscale dello Stato estero che attesti l’assoggettamento del fornitore alle imposte locali federali e municipali.

L’Agenzia delle Entrate può contestare la prova in Cassazione?
No, se l’Agenzia non ha eccepito la tardività o l’inutilizzabilità della prova nei gradi di merito, non può farlo per la prima volta davanti alla Corte di Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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