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Beni dell’impresa e società semplice: la Cassazione chiarisce

Un contribuente è stato tassato per l’uso gratuito di un immobile di proprietà di una società semplice da lui controllata. La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma sui redditi diversi per l’uso di beni dell’impresa (art. 67, co. 1, lett. h-ter, TUIR) non si applica, poiché la società semplice non svolge attività d’impresa e i suoi non sono ‘beni dell’impresa’. Tuttavia, ha rinviato il caso al giudice di merito per verificare se l’intestazione alla società semplice fosse fittizia e mascherasse la proprietà di una società commerciale.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Beni dell’Impresa e Società Semplice: la Cassazione Fa Chiarezza sul Godimento Gratuito

La recente sentenza n. 17461/2024 della Corte di Cassazione affronta un tema fiscale di grande interesse: la tassazione del socio per l’uso gratuito di un immobile societario. Il punto cruciale della decisione riguarda la corretta interpretazione del concetto di beni dell’impresa, chiarendo quando la normativa sui ‘redditi diversi’ è applicabile e quando non lo è, con un focus specifico sulla natura della società proprietaria del bene.

I Fatti del Caso: un Immobile, Più Società e una Contestazione Fiscale

Il caso ha origine da un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate contestava a un contribuente un maggior reddito IRPEF per l’anno 2014. Secondo il Fisco, il contribuente aveva beneficiato dell’uso gratuito di un immobile di pregio, e tale beneficio doveva essere tassato come ‘reddito diverso’ ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. h-ter del TUIR.

La struttura societaria era complessa: l’immobile era formalmente di proprietà di una società semplice, a sua volta partecipata da altre società riconducibili al contribuente. L’Agenzia, tuttavia, sosteneva che tale assetto fosse simulato e che la proprietà reale fosse di una società commerciale (una S.r.l.), rendendo così applicabile la tassazione. Le commissioni tributarie di primo e secondo grado avevano dato ragione al Fisco, ritenendo che sussistesse comunque una concessione gratuita di un bene societario al socio.

La Questione Giuridica: Quando si Tassano i Beni dell’Impresa?

La controversia è giunta in Cassazione, dove il contribuente ha sollevato una questione di diritto fondamentale. La norma contestata (art. 67, lett. h-ter) prevede la tassazione della differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo pagato per la “concessione in godimento di beni dell’impresa a soci o familiari dell’imprenditore”.

Il ricorrente ha argomentato che, essendo l’immobile di proprietà di una società semplice, non poteva essere qualificato come un bene dell’impresa. La società semplice, per sua natura giuridica (art. 2249 c.c.), non può svolgere attività commerciale. Di conseguenza, i suoi beni non possono essere considerati ‘beni d’impresa’, rendendo inapplicabile la norma fiscale. L’Agenzia delle Entrate, con un ricorso incidentale, ha insistito sulla tesi della simulazione, chiedendo alla Corte di guardare oltre la forma giuridica per individuare il reale proprietario dell’immobile.

Le Motivazioni della Cassazione: Distinzione Cruciale tra Società Commerciali e Semplici

La Corte di Cassazione ha accolto sia il motivo principale del contribuente sia il ricorso incidentale dell’Agenzia, delineando due principi di diritto molto chiari.

In primo luogo, ha affermato che la disposizione dell’art. 67, comma 1, lett. h-ter, TUIR non è applicabile agli immobili concessi in godimento da una società semplice. La norma fa esplicito riferimento ai beni dell’impresa, presupponendo che la società concedente svolga un’attività commerciale. Poiché alla società semplice è precluso l’esercizio di tale attività, i suoi beni non rientrano nell’ambito di applicazione della norma. Su questo punto, la decisione della Commissione Tributaria Regionale è stata cassata perché errata in diritto.

In secondo luogo, la Corte ha però dato ragione all’Agenzia delle Entrate sulla necessità di un’indagine più approfondita. Ha stabilito che il giudice di merito ha sbagliato a non considerare gli elementi indiziari portati dall’Agenzia a sostegno della tesi della simulazione (l’inattività della società semplice, la mancanza di pagamento di canoni, la piena disponibilità del bene da parte della famiglia). La Corte ha sottolineato che il cosiddetto ‘ragionamento presuntivo’ impone al giudice di valutare tutti gli indizi nel loro complesso per accertare se, al di là dell’intestazione formale, l’immobile fosse di fatto parte del patrimonio di una società commerciale.

Le Conclusioni: Principio di Diritto Affermato ma Caso da Riesaminare

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame. La sentenza stabilisce un importante principio: l’uso gratuito di un bene di una società semplice non genera, di per sé, un reddito diverso tassabile in capo al socio. Tuttavia, lascia aperta la porta all’accertamento fiscale qualora l’amministrazione finanziaria riesca a provare, tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, che l’intestazione alla società semplice è solo uno schermo per nascondere la reale appartenenza del bene a un’entità imprenditoriale. La decisione, quindi, offre una tutela ai contribuenti che utilizzano legittimamente lo strumento della società semplice, ma al contempo ribadisce il potere del Fisco di contrastare le operazioni elusive.

La concessione in godimento gratuito di un immobile da parte di una società semplice a un socio genera un reddito tassabile per quest’ultimo ai sensi dell’art. 67, lett. h-ter, TUIR?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che questa specifica norma fiscale si applica esclusivamente ai ‘beni dell’impresa’. Poiché la società semplice non svolge per legge un’attività commerciale, i suoi beni non rientrano in tale categoria e, pertanto, la norma non è applicabile.

Cosa si intende per ‘beni dell’impresa’ nel contesto di questa sentenza?
Per ‘beni dell’impresa’ si intendono i beni appartenenti a soggetti che esercitano un’attività commerciale, come gli imprenditori individuali, le società di persone commerciali (SNC, SAS) o le società di capitali (SRL, SPA). Sono esclusi i beni di proprietà di una società semplice, la cui attività è per definizione non commerciale.

Se un immobile è formalmente intestato a una società semplice, l’Agenzia delle Entrate può comunque contestare la tassazione?
Sì. Sebbene la norma in questione non si applichi direttamente ai beni della società semplice, la Corte ha specificato che il giudice deve valutare tutte le prove, anche presuntive, fornite dall’Agenzia. Se queste prove dimostrano che l’intestazione è fittizia (simulata) e che l’immobile appartiene in realtà a una società commerciale, la tassazione può essere considerata legittima.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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