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Avviso accertamento socio receduto: quando è nullo

La Corte di Cassazione ha dichiarato nullo un avviso di accertamento IRPEF notificato a una contribuente per utili da partecipazione, in quanto socia receduta da una s.r.l. a ristretta base. L’atto impositivo si limitava a richiamare ‘per relationem’ l’accertamento notificato alla società, senza allegarlo né riprodurne i contenuti essenziali. Poiché il socio receduto perde il diritto di accesso ai documenti sociali, tale modalità viola il suo diritto di difesa, rendendo l’avviso nullo per difetto di motivazione.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Avviso di Accertamento al Socio Receduto: La Cassazione Stabilisce i Limiti alla Motivazione “per Relationem”

Un avviso accertamento socio receduto notificato dall’Agenzia delle Entrate può basarsi semplicemente su un rinvio all’accertamento principale effettuato nei confronti della società? La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18038 del 2024, ha fornito una risposta chiara e garantista per il contribuente, stabilendo che un tale atto, se non corredato dalla documentazione essenziale, è nullo per violazione del diritto di difesa.

I Fatti del Caso

Una contribuente riceveva dall’Agenzia delle Entrate due avvisi di accertamento per gli anni d’imposta 2009 e 2010, con i quali venivano contestati maggiori redditi da partecipazione ai fini IRPEF. La pretesa del Fisco si fondava sulla presunzione di distribuzione di utili extracontabili da parte di una società a responsabilità limitata, a ristretta base partecipativa, di cui la contribuente era stata socia.

Tuttavia, un dettaglio cruciale caratterizzava la vicenda: la contribuente aveva ceduto la sua partecipazione sociale nel corso del 2010. L’avviso di accertamento nei confronti della società era stato emesso e notificato solo successivamente, nel 2013, quando lei non era più parte della compagine sociale. Gli avvisi a lei notificati si limitavano a richiamare il numero dell’atto impositivo emesso a carico della società, senza allegarlo né riprodurne i contenuti essenziali. Dopo un esito altalenante nei primi due gradi di giudizio, la questione è giunta all’esame della Corte di Cassazione.

La Questione Giuridica: Il Limite dell’avviso accertamento socio receduto

Il cuore della controversia risiede nella validità della motivazione per relationem (per rinvio) in un caso così specifico. La giurisprudenza consolidata ammette che, per i soci di società a ristretta base partecipativa, l’obbligo di motivazione dell’accertamento possa essere soddisfatto rinviando all’atto notificato alla società. Questo orientamento si basa sul presupposto che il socio, in virtù dei suoi poteri di controllo (art. 2476 c.c.), abbia facile accesso alla documentazione sociale e, quindi, possa prendere visione dell’accertamento presupposto.

Ma questo principio può applicarsi anche a un avviso accertamento socio receduto? La Corte ha ritenuto di no, evidenziando una differenza sostanziale: chi ha ceduto la propria quota perde lo status di socio e, con esso, il diritto di accesso e consultazione dei documenti della società. Imporre a un ex socio di difendersi da un accertamento che rinvia a un documento a cui non ha più accesso costituisce una palese violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della contribuente, affermando un principio di diritto di fondamentale importanza. I Giudici hanno stabilito che l’orientamento che consente la motivazione per relationem incontra un limite invalicabile nella persistente posizione di socio. Quando il destinatario dell’avviso è un ex socio, l’Amministrazione Finanziaria non può limitarsi a un mero rinvio.

L’avviso di accertamento deve essere “autosufficiente”. Se si fonda su un altro atto, quest’ultimo deve essere allegato oppure i suoi contenuti essenziali devono essere riprodotti nel corpo dell’avviso notificato al contribuente. Ciò è necessario per garantire al destinatario la piena conoscenza dei presupposti di fatto e di diritto della pretesa tributaria, mettendolo in condizione di apprestare una difesa adeguata entro i termini di legge. Nel caso di specie, il semplice riferimento al numero dell’avviso emesso verso la società e un vago accenno alle voci di maggior imponibile sono stati ritenuti del tutto insufficienti a soddisfare l’obbligo di motivazione.

Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche

Con questa ordinanza, la Cassazione ha cassato la sentenza d’appello e, decidendo nel merito, ha annullato gli atti impositivi. La decisione rafforza la tutela del contribuente, specialmente in situazioni complesse come quella del socio receduto. Il principio affermato è chiaro: la legittimità della motivazione per relationem è strettamente legata alla concreta possibilità per il contribuente di accedere all’atto richiamato. Se tale possibilità viene meno, come nel caso di un avviso accertamento socio receduto, l’atto impositivo deve essere completo e autonomo, pena la sua nullità. Questa pronuncia rappresenta un importante monito per l’Amministrazione Finanziaria a calibrare le proprie modalità operative in base alla specifica posizione giuridica del destinatario dell’atto.

Un avviso di accertamento notificato a un socio receduto può rinviare alla motivazione dell’atto emesso verso la società?
Sì, ma solo a condizione che l’avviso notificato al socio alleghi la documentazione citata o ne riproduca i contenuti essenziali. Un semplice rinvio non è sufficiente.

Perché la posizione del socio receduto è diversa da quella del socio attuale ai fini della notifica?
Perché il socio receduto, a differenza di quello attuale, non ha più il diritto legale (previsto, ad esempio, dall’art. 2476 c.c. per le s.r.l.) di accedere alla documentazione sociale. Non può quindi reperire facilmente l’atto di accertamento notificato alla società a cui l’avviso fa riferimento.

Qual è la conseguenza se l’avviso di accertamento al socio receduto manca di allegare l’atto della società o di riprodurne il contenuto?
L’avviso di accertamento è nullo per difetto di motivazione. Questa mancanza lede il diritto di difesa del contribuente, che non viene messo in condizione di comprendere pienamente le ragioni della pretesa tributaria e di preparare un’adeguata difesa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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