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Autonoma organizzazione: IRAP non dovuta dal socio

Un professionista, socio di una grande società di consulenza, ha richiesto il rimborso dell’IRAP versata, sostenendo di non possedere un’autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che l’inserimento nella struttura altrui non costituisce il presupposto impositivo dell’IRAP, che richiede la titolarità di una propria autonoma organizzazione.

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Pubblicato il 8 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Autonoma organizzazione: IRAP non dovuta dal professionista socio di società

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, è tornata a pronunciarsi sul tema dell’IRAP per i professionisti, chiarendo ulteriormente i confini del requisito dell’autonoma organizzazione. La decisione è di fondamentale importanza per tutti quei professionisti, anche soci, che svolgono la propria attività all’interno di strutture complesse come grandi società di consulenza o revisione. La Corte ha stabilito che l’inserimento in un’organizzazione altrui non è sufficiente a far sorgere l’obbligo di versare l’imposta.

I Fatti del Caso: La Richiesta di Rimborso IRAP

Un professionista, socio di una nota società di revisione internazionale, presentava un’istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate per l’IRAP versata in relazione a quattro annualità. L’importo richiesto ammontava a circa 25.000 euro. A fondamento della sua richiesta, il contribuente sosteneva di aver svolto la sua attività di consulente esclusivamente nell’ambito della struttura organizzativa della società, di cui era socio, e che quest’ultima era il suo unico committente.

Il professionista evidenziava di non disporre di una propria autonoma organizzazione: non aveva dipendenti né beni strumentali significativi, operando di fatto all’interno dell’apparato messo a disposizione dalla società. Di conseguenza, a suo avviso, mancava il presupposto impositivo dell’IRAP, come definito dall’art. 2 del D.Lgs. 446/1997.

Dopo il silenzio-rifiuto dell’Amministrazione finanziaria, il caso approdava dinanzi alle commissioni tributarie, che sia in primo che in secondo grado davano torto al contribuente. Il professionista decideva quindi di ricorrere in Cassazione.

La Decisione della Corte e il Concetto di Autonoma Organizzazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, ribaltando le decisioni dei gradi precedenti. Il punto centrale della controversia ruotava attorno all’interpretazione del requisito dell’autonoma organizzazione. I giudici hanno riaffermato il principio, già consolidato a partire dalla celebre sentenza delle Sezioni Unite (n. 9451/2016), secondo cui per essere soggetti a IRAP non basta avvalersi di una struttura organizzata, ma è necessario che tale struttura sia “autonoma”.

Cosa significa “autonoma” in questo contesto? Significa che il professionista deve essere il titolare e il responsabile di tale organizzazione. Deve essere lui a sostenere i costi e a prendere le decisioni gestionali relative a personale e beni strumentali che potenziano la sua attività. L’essere semplicemente inserito in un’organizzazione che fa capo a un altro soggetto giuridico, come la società di consulenza, non integra tale requisito.

Le Motivazioni della Sentenza

La Corte ha spiegato che, nel caso di specie, era pacifico che il professionista, pur essendo un lavoratore autonomo, fosse inserito stabilmente in un’organizzazione facente capo a un distinto soggetto giuridico: la società di consulenza. Era quest’ultima l’unica responsabile organizzativa.

I giudici hanno sottolineato che ciò che rileva ai fini dell’assoggettabilità all’IRAP è che il contribuente sia il titolare dell’organizzazione. Pertanto, il fatto che il professionista si avvalesse della struttura della società non è determinante. Anzi, proprio perché non sosteneva i costi per collaboratori e dipendenti, non avrebbe potuto assumere decisioni sulla gestione del personale.

La Cassazione ha inoltre ritenuto irrilevante la circostanza che il contribuente detenesse una quota di partecipazione nel capitale sociale della società. Anche in questo caso, la titolarità e la responsabilità dell’autonoma organizzazione rimanevano in capo alla società (soggetto diverso dal contribuente), e non al singolo socio. Questo principio si applica a tutti i professionisti che, pur essendo soci o dipendenti, esercitano la loro attività nell’ambito di un’organizzazione costituita e gestita da una società.

Infine, la Corte ha smontato un’altra argomentazione, chiarendo che la deducibilità dei compensi del professionista da parte della società non crea alcuna anomalia nel sistema IRAP. L’imposta, infatti, grava sui proventi generati da entità “organizzate”, e in questo caso l’entità organizzata era la società di revisione, non il singolo professionista.

Conclusioni

La sentenza consolida un orientamento favorevole ai professionisti che operano all’interno di strutture societarie complesse. Viene tracciata una linea netta: per essere soggetti all’IRAP, i professionisti devono disporre di una propria struttura organizzativa, eccedente il minimo indispensabile, di cui siano i diretti responsabili. L’utilizzo di una struttura altrui, anche se continuativo e fondamentale per lo svolgimento dell’attività, non è sufficiente a far scattare il presupposto impositivo. Questa decisione offre quindi importanti certezze a consulenti, avvocati, medici e altri professionisti che collaborano con studi associati, società di servizi o cliniche private, senza essere i veri “padroni” dell’organizzazione.

Un professionista che lavora per una sola grande società deve pagare l’IRAP?
No, secondo la Corte di Cassazione, non è soggetto a IRAP se non è titolare di una propria autonoma organizzazione. L’essere inserito stabilmente in una struttura organizzativa facente capo a un altro soggetto (la società committente) non è sufficiente a far scattare il presupposto impositivo.

Essere socio della società per cui si lavora cambia qualcosa ai fini IRAP?
No, la sentenza chiarisce che anche se il professionista detiene una quota di partecipazione nella società, ciò è irrilevante. Quello che conta è che la titolarità e la responsabilità dell’organizzazione facciano capo alla società come entità giuridica distinta, e non al singolo professionista.

Cosa si intende per “autonoma organizzazione” ai fini dell’esenzione IRAP?
Per “autonoma organizzazione” si intende una struttura di cui il contribuente è il responsabile e titolare. Ricorre quando il professionista impiega beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività o si avvale in modo non occasionale del lavoro altrui. L’organizzazione non deve essere riferibile alla responsabilità e all’interesse di altri soggetti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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