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Assegno divorzile Svizzera: la guida fiscale completa

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 34405/2025, ha stabilito un principio fondamentale sulla tassazione dell’assegno divorzile corrisposto da un residente italiano a un ex coniuge residente in Svizzera. Secondo i giudici, tale reddito non è imponibile in Italia, ma esclusivamente in Svizzera. La decisione si basa sull’applicazione dell’art. 21 della Convenzione contro le doppie imposizioni tra i due Paesi, che prevale sulla normativa fiscale nazionale che assimila l’assegno a un reddito da lavoro dipendente.

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Pubblicato il 25 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Assegno divorzile Svizzera: la Cassazione chiarisce dove si pagano le tasse

La gestione fiscale dei redditi transfrontalieri è spesso complessa. Un caso emblematico riguarda la tassazione dell’assegno divorzile Svizzera, ovvero l’assegno versato da un cittadino italiano a un ex coniuge residente nella Confederazione Elvetica. Con una recente e importante ordinanza, la Corte di Cassazione ha sciolto ogni dubbio, stabilendo che tale reddito è imponibile esclusivamente in Svizzera. Questa decisione si fonda sulla prevalenza della Convenzione internazionale contro le doppie imposizioni rispetto alla normativa fiscale italiana.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine da due avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di una cittadina italiana residente in Svizzera. L’amministrazione finanziaria le contestava il mancato pagamento dell’IRPEF sulle somme ricevute a titolo di assegno divorzile dal suo ex coniuge, un cittadino residente in Italia. Secondo il Fisco italiano, tali somme, pur essendo percepite da un soggetto non residente, costituivano un reddito prodotto in Italia e, come tale, dovevano essere tassate nel nostro Paese, assimilandole ai redditi da lavoro dipendente secondo il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (t.u.i.r.).

La contribuente si è opposta, sostenendo che la tassazione dovesse avvenire solo in Svizzera, in base alla Convenzione contro le doppie imposizioni siglata tra i due Stati. Mentre la Commissione tributaria provinciale le dava ragione, la Commissione regionale ribaltava la decisione, accogliendo la tesi dell’Agenzia delle Entrate. La questione è quindi giunta all’esame della Corte di Cassazione.

La Questione Giuridica: Legge Nazionale vs. Trattato Internazionale

Il cuore della controversia era stabilire quale norma dovesse prevalere: la legge fiscale italiana o il trattato internazionale?

* Secondo la legge italiana (artt. 23 e 50 t.u.i.r.): L’assegno divorzile è considerato un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente. Se erogato da un soggetto residente in Italia, si considera prodotto nel territorio dello Stato e, di conseguenza, soggetto a tassazione IRPEF anche se il percipiente risiede all’estero.
* Secondo la Convenzione Italia-Svizzera: I trattati internazionali contro le doppie imposizioni hanno lo scopo di definire quale dei due Stati contraenti abbia il diritto di tassare un determinato reddito, per evitare che il contribuente paghi le imposte due volte.

Le Motivazioni della Cassazione sull’assegno divorzile Svizzera

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, cassando la sentenza della Commissione regionale. La motivazione dei giudici è chiara e si articola su due punti principali.

Il primo punto riguarda l’inapplicabilità dell’art. 15 della Convenzione, che disciplina i redditi da lavoro dipendente. L’Agenzia delle Entrate sosteneva che, data l’assimilazione prevista dalla legge italiana, l’assegno dovesse rientrare in questa categoria. La Cassazione ha respinto questa interpretazione, affermando che i trattati internazionali devono essere interpretati secondo il significato letterale e il contesto dei loro termini, non sulla base delle finzioni giuridiche delle leggi nazionali. L’assegno divorzile non è una remunerazione per un’attività lavorativa dipendente, quindi l’art. 15 non è pertinente.

Il secondo e decisivo punto è l’applicazione dell’art. 21 della Convenzione, la cosiddetta ‘clausola di chiusura’. Questo articolo stabilisce che tutti gli elementi di reddito di un residente di uno Stato contraente, che non sono specificamente trattati negli articoli precedenti della Convenzione, sono imponibili soltanto in quello Stato. Poiché l’assegno divorzile non è disciplinato da nessun altro articolo, esso ricade nell’ambito dell’art. 21. Di conseguenza, essendo la percipiente residente in Svizzera, il suo diritto a ricevere l’assegno è tassabile esclusivamente nel suo Paese di residenza.

Conclusioni: Il Principio di Diritto e le Implicazioni Pratiche

La Corte ha enunciato il seguente principio di diritto: ‘L’assegno divorzile corrisposto da cittadino italiano in favore dell’ex coniuge residente in Svizzera è imponibile solo in quest’ultimo paese, ai sensi dell’art. 21 della Convenzione tra Italia e Svizzera contro le doppie imposizioni’.

Questa ordinanza ha importanti implicazioni pratiche:
1. Certezza del diritto: Fornisce una regola chiara per tutti i casi analoghi, evitando future contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.
2. Prevalenza del diritto internazionale: Ribadisce che le convenzioni internazionali, regolarmente ratificate, prevalgono sulla normativa interna, in quanto norme speciali e più favorevoli al contribuente.
3. Tutela del contribuente: Protegge i cittadini dal rischio di una doppia imposizione fiscale, garantendo che il reddito da assegno divorzile sia tassato una sola volta, nel Paese di residenza del beneficiario.

L’assegno divorzile pagato da un residente in Italia a un ex coniuge residente in Svizzera è tassabile in Italia?
No. Secondo la Corte di Cassazione, tale assegno è imponibile soltanto in Svizzera, il Paese di residenza del beneficiario, in applicazione dell’art. 21 della Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Svizzera.

Perché la Convenzione internazionale prevale sulla legge fiscale italiana in questo caso?
La Convenzione prevale perché costituisce una norma speciale che disciplina i rapporti fiscali tra i due Stati firmatari. La giurisprudenza consolidata e lo stesso ordinamento italiano (art. 75 t.u.i.r. e art. 117 Cost.) stabiliscono che le norme pattizie prevalgono su quelle nazionali per evitare la doppia imposizione, specialmente quando sono più favorevoli al contribuente.

L’assegno divorzile può essere considerato un reddito da lavoro dipendente ai fini della Convenzione contro le doppie imposizioni?
No. Sebbene la legge italiana lo assimili a tale reddito ai fini IRPEF, questa qualificazione non ha valore per l’interpretazione della Convenzione. La Corte ha chiarito che, ai fini del trattato, l’assegno non costituisce una remunerazione per un’attività lavorativa dipendente e quindi non rientra nell’ambito dell’art. 15 della Convenzione, ma in quello residuale dell’art. 21.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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