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Assegnazione socio cooperativa: non è ricavo tassabile

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’assegnazione di un immobile da parte di una cooperativa edilizia a un proprio socio non costituisce un’operazione che genera ricavo tassabile ai fini IRES e IRAP. L’Amministrazione finanziaria aveva erroneamente equiparato tale operazione a una cessione di beni, tassando il corrispettivo come ricavo. La Suprema Corte ha invece chiarito che, data la natura mutualistica della cooperativa, l’assegnazione socio cooperativa è un’operazione che avviene al costo e non mira al profitto. Di conseguenza, il valore dell’assegnazione non deve essere ricompreso tra i ricavi del conto economico, ma gestito contabilmente nello stato patrimoniale, senza generare materia imponibile.

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Pubblicato il 5 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Assegnazione Socio Cooperativa: la Cassazione esclude il Ricavo Tassabile

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale per il mondo delle cooperative edilizie: l’assegnazione socio cooperativa di un immobile non genera ricavo tassabile. Questa decisione segna una netta distinzione tra la natura mutualistica delle cooperative e l’attività speculativa delle imprese di costruzione tradizionali, offrendo importanti tutele fiscali.

I Fatti del Caso: La Controversia Fiscale della Cooperativa Edilizia

Il caso ha origine da un avviso di accertamento notificato dall’Amministrazione finanziaria a una società cooperativa edilizia a responsabilità limitata. L’ente impositore contestava alla cooperativa la mancata indicazione tra i ricavi del corrispettivo derivante dall’assegnazione di un appartamento a una socia. Secondo la tesi dell’Agenzia, tale operazione doveva essere equiparata a una normale cessione di beni, generando quindi un ricavo imponibile ai fini IRES e IRAP, con conseguente applicazione di maggiori imposte e sanzioni.

La cooperativa si è opposta fermamente, sostenendo che la sua attività, priva di scopo di lucro e basata sul principio di mutualità, non poteva essere assimilata a quella di un’impresa commerciale. La contabilizzazione dell’operazione, infatti, non aveva interessato il conto economico (ricavi e costi), ma unicamente lo stato patrimoniale, riflettendo uno scambio tra il costo di costruzione dell’immobile e il credito verso il socio assegnatario.

L’Assegnazione Socio Cooperativa non è una Vendita

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente la tesi della cooperativa, cassando la sentenza di merito precedente. I giudici hanno sottolineato la peculiare natura delle società cooperative edilizie, il cui scopo non è la vendita di immobili sul mercato per generare profitto, ma la costruzione di alloggi da assegnare ai propri soci a condizioni di favore, ovvero al costo di costruzione.

L’operazione di assegnazione socio cooperativa, pertanto, non è una vendita, ma l’atto conclusivo del rapporto mutualistico. Non si realizza una plusvalenza o un ricavo, ma semplicemente uno scambio interno alla compagine sociale. Il valore dell’alloggio assegnato è determinato al costo, e il totale dei costi sostenuti dalla cooperativa risulta pari al corrispettivo ricevuto dai soci.

La corretta contabilizzazione dell’operazione

La Corte ha evidenziato come la cooperativa avesse correttamente gestito l’operazione dal punto di vista contabile. I costi di costruzione erano stati iscritti nel conto “rimanenze” dello stato patrimoniale. Al momento dell’assegnazione, questo conto è stato stornato, e contemporaneamente è stato iscritto un credito verso il socio per il valore dell’immobile. Questa procedura non ha alcun impatto sul conto economico e, di conseguenza, non genera utile o reddito imponibile.

Le Motivazioni della Cassazione

La decisione della Suprema Corte si fonda su un principio cardine del diritto tributario: il principio di derivazione dell’utile fiscale dal risultato del bilancio civilistico, sancito dall’art. 83 del TUIR. L’utile fiscale si determina partendo dal risultato del conto economico, apportando le variazioni previste dalle norme fiscali. Poiché, in questo caso, l’operazione di assegnazione non transita per il conto economico, non può generare materia imponibile.

I giudici hanno affermato che l’assegnazione socio cooperativa realizza una vicenda che, di norma, non fa maturare reddito tassabile né in capo alla società assegnante, né in capo al socio assegnatario. Questo avviene proprio in ragione dello scambio mutualistico che si perfeziona. Di conseguenza, è errato applicare l’art. 85 del TUIR, che definisce come ricavi i corrispettivi delle cessioni di beni, in quanto tale norma si riferisce all’attività d’impresa con scopo di lucro, finalità estranea alle cooperative in questione.

Conclusioni: Un Principio Chiaro per le Cooperative

L’ordinanza in esame stabilisce un principio di diritto di fondamentale importanza: “Il valore correlato all’assegnazione dell’unità abitativa al socio della società cooperativa edilizia a proprietà divisa non va considerato quale corrispettivo della cessione di beni ai sensi dell’art. 85, primo comma, lett. a) del d.P.R. n. 917 del 1986”.

Questa pronuncia offre una solida tutela alle cooperative edilizie, riconoscendo la specificità del loro operato e differenziandolo nettamente dalle logiche speculative del mercato immobiliare. Viene così confermato che il fine mutualistico prevale e determina un regime fiscale coerente, in cui l’assegnazione al socio non è fonte di ricchezza tassabile, ma il compimento della missione sociale della cooperativa.

L’assegnazione di un immobile da parte di una cooperativa edilizia a un socio è considerata una vendita ai fini fiscali?
No. Secondo la Corte di Cassazione, l’assegnazione di un’unità abitativa a un socio di una cooperativa edilizia a proprietà divisa non va considerata come una cessione di beni (vendita) ai sensi della normativa fiscale (art. 85, d.P.R. 917/1986) perché si tratta di un’operazione che realizza lo scopo mutualistico della società e non è finalizzata al lucro.

Perché il valore dell’immobile assegnato al socio non genera un ricavo tassabile per la cooperativa?
Il valore non genera ricavo tassabile perché l’operazione avviene “al costo”. Il valore dell’alloggio da assegnare è determinato in base ai costi sostenuti dalla cooperativa per la sua costruzione, e il corrispettivo ricevuto dal socio è pari a tali costi. Pertanto, non si genera una plusvalenza o un utile che possa essere tassato, in quanto l’operazione non influisce sul conto economico ma solo sullo stato patrimoniale.

Quale principio contabile e fiscale si applica alle operazioni delle cooperative edilizie a proprietà divisa?
Si applica il principio di derivazione dell’utile fiscale dal risultato di bilancio. Dato che l’operazione di assegnazione viene contabilizzata correttamente nello stato patrimoniale (storno delle rimanenze e iscrizione di un credito verso soci) senza interessare il conto economico, non si genera un utile civilistico e, di conseguenza, non si crea una base imponibile fiscale. L’assegnazione realizza uno scambio mutualistico che di norma non produce reddito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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