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Apparecchi da intrattenimento: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 19118/2024, ha rigettato il ricorso dei gestori di una ricevitoria contro l’Agenzia delle Dogane. Il caso riguardava la classificazione di alcuni apparecchi da intrattenimento e l’applicazione del Prelievo Erariale Unico (PREU). La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la presenza di denaro all’interno delle macchine costituisce un accertamento di fatto, sufficiente a qualificarle come apparecchi con vincita in denaro (ex art. 110, comma 6, TULPS) e quindi soggette a PREU, rendendo inammissibile una rivalutazione in sede di legittimità.

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Pubblicato il 30 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Apparecchi da intrattenimento: quando si applica il PREU?

La distinzione tra apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro e quelli senza è cruciale per la corretta applicazione delle imposte. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: l’accertamento sulla natura di un apparecchio da gioco è una questione di fatto, decisa dal giudice di merito e difficilmente contestabile in sede di legittimità. Vediamo insieme i dettagli del caso e le conclusioni della Suprema Corte.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ai gestori di una rivendita di tabacchi e ricevitoria del lotto. A seguito di una verifica, le autorità avevano riscontrato la presenza di quattro apparecchi da gioco privi dei necessari titoli autorizzativi. L’Agenzia aveva quindi richiesto il pagamento del Prelievo Erariale Unico (PREU), l’imposta prevista per gli apparecchi che erogano vincite in denaro, disciplinati dall’art. 110, comma 6, del TULPS.

I contribuenti si opponevano, sostenendo che le loro macchine fossero semplici apparecchi da intrattenimento senza vincita, rientranti nella categoria del comma 7 dello stesso articolo e, di conseguenza, soggette alla diversa Imposta sugli Intrattenimenti (I.S.I.). Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale avevano però respinto le loro ragioni, confermando la legittimità dell’accertamento fiscale.

Il Ricorso in Cassazione

I gestori decidevano quindi di presentare ricorso per cassazione, denunciando un errore di diritto. A loro avviso, il giudice regionale aveva erroneamente qualificato gli apparecchi, senza considerare le prove fornite, tra cui una perizia di parte, che ne attestavano la natura di semplici videogiochi.

Le motivazioni della decisione sui diversi apparecchi da intrattenimento

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendolo inammissibile. Il punto centrale della decisione risiede nella netta distinzione tra l’errore di diritto, sindacabile in Cassazione, e l’accertamento di fatto, riservato esclusivamente ai giudici di merito (primo e secondo grado).

Nel caso specifico, la Commissione Tributaria Regionale aveva basato la sua decisione su un elemento fattuale decisivo: durante i controlli, all’interno degli apparecchi sequestrati era stata trovata una somma di denaro. Questa circostanza è stata ritenuta una prova sufficiente per concludere che le macchine appartenessero alla tipologia “erogatrice di vincite in denaro”.

La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione di questo elemento, così come il giudizio sull’insufficienza della perizia di parte prodotta dai ricorrenti, costituisce un “accertamento in fatto”. Il ragionamento del giudice regionale non presentava incongruenze logiche né errori materiali. Pertanto, il tentativo dei ricorrenti di rimettere in discussione tale valutazione si configurava come una richiesta di riesame del merito della vicenda, non consentita in sede di legittimità. In altre parole, la critica, pur mascherata da denuncia di violazione di legge, mirava in realtà a ottenere una nuova e diversa valutazione dei fatti, compito che esula dalle funzioni della Corte di Cassazione.

Conclusioni: Implicazioni pratiche della sentenza

L’ordinanza in esame ribadisce un principio consolidato: la qualificazione di un apparecchio da gioco ai fini fiscali dipende strettamente dalle sue caratteristiche concrete e operative. La presenza di denaro all’interno di una macchina è un indizio forte, se non decisivo, per classificarla come apparecchio con vincita in denaro e assoggettarla al PREU. La decisione sottolinea inoltre i limiti del giudizio di cassazione: la Corte non è un “terzo grado” di merito e non può sostituire la propria valutazione dei fatti a quella, logicamente motivata, dei giudici dei gradi inferiori. Per gli operatori del settore, ciò significa che la prova della natura di un apparecchio deve essere fornita in modo inequivocabile nelle prime fasi del giudizio, poiché un accertamento di fatto sfavorevole sarà molto difficile da ribaltare in Cassazione.

Qual è la differenza fiscale tra apparecchi da intrattenimento con e senza vincita in denaro?
Gli apparecchi con vincita in denaro (Art. 110, comma 6, TULPS) sono soggetti al Prelievo Erariale Unico (PREU). Quelli senza vincita (Art. 110, comma 7, TULPS) sono invece soggetti alla diversa Imposta sugli Intrattenimenti (I.S.I.).

Perché la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei gestori del locale?
La Corte ha rigettato il ricorso perché i ricorrenti cercavano di ottenere una nuova valutazione dei fatti, operazione non consentita in sede di legittimità. La decisione del giudice regionale, basata sulla constatazione della presenza di denaro nelle macchine, è stata considerata un accertamento di fatto, insindacabile in Cassazione se privo di vizi logici.

La presenza di denaro in un apparecchio da gioco è sufficiente per classificarlo come apparecchio con vincita?
Secondo la decisione del giudice di merito, confermata dalla Cassazione in questo caso, la presenza di denaro all’interno delle apparecchiature è stata considerata un elemento fattuale determinante per qualificarle come apparecchi che erogano vincite in denaro e, di conseguenza, per applicare il regime fiscale del PREU.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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