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Antieconomicità: canoni di locazione e fisco

La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della deducibilità dei costi per canoni di locazione infragruppo ritenuti eccessivi. L’Agenzia delle Entrate aveva contestato l’**antieconomicità** di un’operazione in cui una società pagava un affitto sensibilmente superiore ai valori OMI e di mercato. Nonostante il giudice d’appello avesse annullato l’accertamento invocando la neutralità fiscale del gruppo, la Suprema Corte ha stabilito che lo scostamento macroscopico dal valore normale costituisce un indizio grave che sposta l’onere della prova sul contribuente, indipendentemente dall’appartenenza a un bilancio consolidato.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Antieconomicità e canoni di locazione: la Cassazione fa chiarezza

L’antieconomicità delle operazioni tra società appartenenti allo stesso gruppo rappresenta uno dei terreni più scivolosi nel rapporto tra fisco e contribuente. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito che pagare un canone di locazione fuori mercato non è una scelta libera se questa comporta un’erosione della base imponibile senza valide giustificazioni economiche.

I fatti di causa

La vicenda trae origine da una verifica fiscale condotta nei confronti di una società industriale che deduceva costi per l’affitto di un capannone versati a una società immobiliare del medesimo gruppo. L’Ufficio, analizzando i valori dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) e i dati della Camera di Commercio locale, riscontrava una sproporzione evidente tra il canone pattuito e il valore normale di mercato.

Inizialmente, la Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alle società, sostenendo che l’operazione fosse neutra poiché entrambe le aziende facevano parte di un unico consolidato fiscale. Secondo i giudici di merito, non vi era un reale interesse a spostare reddito da una società all’altra, dato che le perdite di una si compensavano con gli utili dell’altra.

La decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza d’appello. Gli Ermellini hanno chiarito che la neutralità fiscale del gruppo non può giustificare operazioni palesemente prive di logica economica. Se un canone è irragionevole, l’amministrazione finanziaria ha il potere di rettificare il costo dedotto, a prescindere dal regime di consolidamento scelto dalle parti.

Il valore degli indici OMI e CCIAA

Un punto centrale della decisione riguarda l’utilizzo dei valori OMI. Sebbene tali indici abbiano una valenza puramente orientativa e non possano fondare da soli un accertamento, essi diventano determinanti quando sono corroborati da altri elementi, come i dati della Camera di Commercio e la contestazione di antieconomicità manifesta. In presenza di uno scostamento macroscopico, scatta l’inversione dell’onere della prova.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sul principio secondo cui il reddito d’impresa deve essere determinato rispettando il criterio dell’inerenza e della congruità. Lo scostamento dal valore normale di cui all’art. 9 del TUIR assume rilievo come parametro indiziario di un’operazione che esula dal normale margine di errore valutativo. La Corte ha sottolineato che il giudice di merito non aveva considerato adeguatamente gli elementi di fatto dettagliati dall’Ufficio, limitandosi a una valutazione superficiale basata sulla sola esistenza del gruppo societario.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione impongono alle imprese una maggiore cautela nella definizione dei contratti infragruppo. Non è sufficiente che un canone sia materialmente versato o che la società locatrice dichiari il reddito percepito. È necessario che il corrispettivo sia coerente con i valori di mercato per evitare che l’antieconomicità dell’operazione diventi il grimaldello per un accertamento fiscale. Le società devono essere pronte a fornire prove documentali concrete che giustifichino eventuali deroghe ai valori medi di mercato, dimostrando l’effettiva utilità economica dell’operazione per la specifica realtà aziendale.

Quando un canone di locazione infragruppo è considerato a rischio accertamento?
Il rischio sorge quando il canone pattuito si discosta in modo macroscopico dai valori medi OMI e dai dati della Camera di Commercio locale, configurando un’ipotesi di antieconomicità.

Il consolidato fiscale esclude i controlli sulla congruità dei costi?
No, la Cassazione ha stabilito che l’appartenenza a un gruppo societario non giustifica la deduzione di costi fuori mercato, anche se l’operazione appare neutra a livello di bilancio consolidato.

Cosa deve fare il contribuente per difendersi da una contestazione di antieconomicità?
Il contribuente deve fornire la prova contraria, dimostrando che la scelta di un canone superiore al valore normale risponde a specifiche e valide ragioni economiche o strategiche dell’impresa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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