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Amministratore di fatto: la responsabilità non è automatica

La Cassazione ha stabilito che la responsabilità solidale dell’amministratore di fatto di un’associazione per i debiti tributari non deriva automaticamente dalla carica formale. È necessario che l’Agenzia delle Entrate provi l’effettiva e concreta ingerenza del soggetto nella gestione, non bastando il mero ruolo di consigliere o segretario. Il caso riguardava un avviso di accertamento a un’associazione sportiva.

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Pubblicato il 29 agosto 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Amministratore di fatto: la responsabilità per debiti fiscali non è automatica

La figura dell’amministratore di fatto è spesso al centro di complesse vicende giudiziarie, specialmente in ambito tributario. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti cruciali sulla responsabilità personale e solidale di chi gestisce un’associazione non riconosciuta, stabilendo che non basta una carica formale per essere chiamati a rispondere dei debiti fiscali dell’ente. È necessaria la prova di un’attività gestoria concreta e continuativa. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I Fatti di Causa: una verifica fiscale a un’associazione sportiva

Il caso trae origine da un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di un’associazione sportiva dilettantistica e di due soggetti, qualificati come suoi amministratori di fatto. L’amministrazione finanziaria contestava l’indebita fruizione del regime fiscale agevolato previsto dalla L. 398/91, sostenendo che l’associazione fosse parte di un complesso schema societario creato al solo scopo di triplicare i benefici fiscali.

Di conseguenza, l’Agenzia recuperava a tassazione ordinaria IRES, IRAP e IVA per l’anno d’imposta 2010, ritenendo i due amministratori solidalmente responsabili per il pagamento dei debiti tributari dell’ente. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado confermava in gran parte l’accertamento e la responsabilità personale degli amministratori. Uno di essi, tuttavia, decideva di portare il caso davanti alla Corte di Cassazione, lamentando che la sua responsabilità fosse stata affermata senza una prova adeguata del suo ruolo gestorio effettivo.

La responsabilità dell’amministratore di fatto secondo la Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’amministratore, cassando con rinvio la sentenza di secondo grado. Il punto centrale della decisione risiede nell’interpretazione dell’art. 38 del codice civile, che disciplina la responsabilità per le obbligazioni delle associazioni non riconosciute. Secondo i giudici di legittimità, la responsabilità personale e solidale di chi agisce in nome e per conto dell’associazione non è legata alla mera titolarità di una carica, ma all’attività negoziale concretamente svolta.

La Corte ha specificato che, per i debiti di natura tributaria che sorgono “ex lege” (cioè per legge) e non da un contratto, a rispondere solidalmente deve essere il soggetto che, in forza del ruolo rivestito, ha diretto la complessiva gestione associativa nel periodo considerato. Questo principio impone di andare oltre l’organigramma formale e di indagare l’effettività dell’ingerenza nella gestione.

Le Motivazioni della Suprema Corte

I giudici hanno sottolineato che la sentenza impugnata era viziata perché aveva esteso la responsabilità all’amministratore basandosi unicamente sulle cariche formali di “consigliere” e “segretario” da lui ricoperte, senza compiere alcuna valutazione sull’attività concretamente svolta. La Corte ha ribadito che l’onere di provare tale ingerenza gestionale spetta a chi invoca la responsabilità, in questo caso l’Agenzia delle Entrate.

Non è sufficiente affermare che una persona sia un amministratore di fatto; è indispensabile dimostrare, con prove concrete, che essa si sia inserita nella gestione dell’ente impartendo direttive e condizionandone le scelte operative in modo sistematico e completo. Atti occasionali o eterogenei non sono sufficienti. Nel caso di specie, la Corte di secondo grado non aveva accertato se e in che misura il ricorrente avesse effettivamente svolto un’attività di amministrazione, limitandosi a menzionare le sue cariche formali.

Conclusioni: cosa cambia per l’amministratore di fatto

Questa ordinanza rafforza un principio fondamentale: la responsabilità non può basarsi su presunzioni derivanti da cariche formali. Per affermare la responsabilità solidale di un amministratore di fatto per i debiti tributari di un’associazione, l’amministrazione finanziaria ha l’onere di provare la sua concreta e sistematica ingerenza nella gestione dell’ente. Questa decisione rappresenta una tutela importante per chi ricopre ruoli in associazioni, distinguendo tra la partecipazione formale e la gestione effettiva. Gli amministratori di enti non profit devono essere consapevoli che la loro responsabilità dipende dalle azioni concrete che compiono, ma allo stesso tempo possono contare su un rigoroso onere della prova a carico del Fisco.

Cosa è necessario per ritenere un amministratore di fatto responsabile per i debiti tributari di un’associazione?
Per affermare la responsabilità solidale, non è sufficiente la prova della carica formale rivestita (es. consigliere o segretario), ma è necessario che l’Agenzia delle Entrate dimostri l’attività concretamente posta in essere dal soggetto, ovvero la sua effettiva e sistematica ingerenza nella gestione complessiva dell’associazione.

Ricoprire una carica formale in un’associazione comporta automaticamente la responsabilità per i suoi debiti?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la responsabilità personale e solidale prevista dall’art. 38 c.c. non è collegata alla mera titolarità di una carica, ma all’attività negoziale e gestoria concretamente svolta per conto dell’ente. La carica formale, da sola, non è sufficiente.

Su chi ricade l’onere di provare l’effettiva attività di gestione dell’amministratore di fatto?
L’onere di provare la concreta attività svolta in nome e per conto dell’associazione, che fonda la responsabilità personale, ricade su chi invoca tale responsabilità in giudizio, quindi, nel caso specifico, sull’Agenzia delle Entrate.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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