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Aggio di riscossione: natura e calcolo legittimo

Una società di servizi ha impugnato una cartella di pagamento relativa a debiti IVA del 2002, contestando l’applicazione dell’**aggio di riscossione** calcolato secondo le percentuali vigenti al momento della formazione del ruolo (2011) anziché quelle del periodo d’imposta originario. La contribuente sosteneva la natura sanzionatoria dell’aggio, invocando il divieto di retroattività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l’aggio ha natura remunerativa del servizio svolto e non sanzionatoria. Di conseguenza, il calcolo deve seguire la normativa vigente al momento dell’attività di riscossione, indipendentemente dall’anno a cui si riferisce il tributo.

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Pubblicato il 23 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Aggio di riscossione: la Cassazione ne conferma la natura remunerativa

L’aggio di riscossione rappresenta da anni un punto di scontro tra contribuenti ed Erario, specialmente in merito alle modalità di calcolo e alla sua legittimità costituzionale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito definitivamente se tale importo debba essere considerato una sanzione o un compenso per il servizio svolto, con importanti ricadute pratiche per chi riceve cartelle di pagamento datate.

I fatti di causa

La controversia nasce dal ricorso di una primaria società di servizi contro una cartella di pagamento emessa per il recupero dell’IVA relativa all’anno d’imposta 2002. Il ruolo era stato reso esecutivo nel 2011 e la cartella notificata nel 2012. La società contestava l’applicazione delle aliquote dell’aggio di riscossione previste dalla normativa del 2008, ritenendole molto più onerose rispetto a quelle vigenti nel 2002. Secondo la tesi difensiva, l’aggio avrebbe natura sanzionatoria e, pertanto, non potrebbe essere applicato retroattivamente a tributi riferiti ad anni precedenti.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la sentenza di secondo grado. I giudici hanno stabilito che l’aggio di riscossione non è una sanzione, ma un corrispettivo per l’attività esattoriale svolta dall’agente incaricato. Essendo un compenso per un servizio, la disciplina applicabile è quella vigente nel momento in cui l’attività di riscossione viene effettivamente posta in essere (formazione del ruolo e notifica), seguendo il principio del ratione temporis.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla finalità dell’aggio, che è quella di garantire la copertura finanziaria del servizio nazionale di riscossione. La connotazione funzionale del compenso è rimasta invariata nel tempo, nonostante le riforme legislative. La Corte ha richiamato i propri precedenti consolidati, affermando che il credito per l’aggio non è inerente al tributo riscosso e non gode dei relativi privilegi, proprio perché è un corrispettivo per un servizio reso all’ente impositore e al contribuente. Inoltre, la Corte Costituzionale, pur avendo rilevato in passato criticità nel sistema di finanziamento della riscossione, ha rimesso al legislatore il compito di intervenire, cosa avvenuta con le recenti norme sulla ‘rottamazione’ e l’abolizione dell’aggio per i carichi più recenti, senza però inficiare la legittimità delle norme pregresse applicate nel caso di specie.

Le conclusioni

Le conclusioni dei giudici di legittimità confermano che il contribuente è tenuto a corrispondere l’aggio di riscossione secondo le tariffe vigenti al momento della notifica della cartella, anche se il debito d’imposta è sorto molti anni prima. Questa decisione ribadisce la distinzione netta tra debito tributario, sanzioni amministrative e oneri di riscossione. Per i contribuenti, ciò significa che la contestazione basata sulla sola retroattività delle aliquote dell’aggio non ha margini di successo, a meno che non si possa accedere a procedure di definizione agevolata che prevedano espressamente lo stralcio di tali oneri.

L’aggio di riscossione è considerato una multa?
No, la giurisprudenza ha stabilito che l’aggio ha natura remunerativa, poiché serve a coprire i costi del servizio di riscossione, e non ha funzione punitiva o sanzionatoria.

Quale legge si applica per calcolare l’importo dell’aggio?
Si applica la normativa vigente al momento in cui viene svolta l’attività di riscossione, ovvero quando il ruolo viene reso esecutivo e la cartella notificata, non quella del periodo d’imposta originario.

È possibile evitare il pagamento dell’aggio?
Il pagamento dell’aggio è obbligatorio per legge, tuttavia alcune procedure di definizione agevolata, come la rottamazione delle cartelle, possono prevederne l’annullamento o la riduzione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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