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Agevolazioni sportive: non basta l’iscrizione al CONI

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società sportiva che rivendicava l’applicazione delle agevolazioni sportive per i compensi erogati ai propri collaboratori. L’Agenzia delle Entrate aveva contestato l’omesso versamento delle ritenute fiscali, sostenendo che l’attività svolta fosse di natura puramente commerciale (palestra e fitness) e non dilettantistica. La Corte ha stabilito che il mero riconoscimento formale del CONI non è sufficiente per godere dei benefici fiscali se l’attività concreta è organizzata con finalità imprenditoriali, come dimostrato dall’uso di canali pubblicitari e dalla creazione di aree esclusive per la clientela.

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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Agevolazioni sportive: non basta l’iscrizione al CONI

Il settore dello sport non professionistico gode di un regime fiscale di favore, ma le agevolazioni sportive non sono un automatismo legato alla semplice iscrizione ai registri ufficiali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che, per beneficiare dell’esenzione fiscale sui compensi dei collaboratori, è necessario dimostrare l’effettiva natura non commerciale dell’attività svolta.

Il caso della società sportiva e il fisco

La vicenda nasce da un accertamento dell’Agenzia delle Entrate nei confronti di una società sportiva dilettantistica. L’ufficio finanziario ha recuperato a tassazione le ritenute non versate su compensi erogati a numerosi collaboratori, ritenendo che la società operasse come una comune palestra commerciale piuttosto che come un ente sportivo dilettantistico. La società ha difeso la propria posizione invocando l’iscrizione al CONI e la natura sportiva delle prestazioni, ma i giudici di merito hanno confermato la pretesa del fisco.

Perché le agevolazioni sportive richiedono prove concrete

La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: l’onere della prova spetta al contribuente. Non è sufficiente presentare lo statuto sociale o il certificato di iscrizione al registro delle associazioni sportive. Il giudice deve valutare come l’attività viene effettivamente esercitata nel quotidiano.

L’insufficienza del certificato CONI

Secondo la giurisprudenza consolidata, il riconoscimento del CONI è un presupposto necessario ma non sufficiente. Se l’ente opera con modalità tipiche di un’impresa, come la gestione di attività di fitness rivolte a un pubblico indistinto dietro pagamento di rette di mercato, la finalità sportiva dilettantistica viene meno a favore di quella commerciale.

La natura commerciale dell’attività

Nel caso analizzato, diversi elementi hanno portato a escludere le agevolazioni sportive. Tra questi, l’organizzazione di corsi di fitness distribuiti nell’intera giornata, l’utilizzo di canali pubblicitari aggressivi come siti internet e la creazione di centri specializzati per clientela selezionata. Questi fattori delineano un profilo imprenditoriale incompatibile con il regime fiscale agevolato previsto per il puro dilettantismo.

Le motivazioni

La Corte ha spiegato che le esenzioni previste dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) per i redditi diversi derivanti da attività sportiva dilettantistica presuppongono che i compensi siano erogati nell’ambito di un’attività non commerciale. Se l’associazione o la società agisce come un operatore economico del mercato, i compensi versati ai collaboratori devono essere assoggettati a tassazione ordinaria. Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibili le contestazioni relative alla valutazione dei fatti, poiché il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito per riesaminare le prove.

Le conclusioni

Questa decisione rappresenta un monito importante per tutte le realtà che operano nel mondo dello sport. Per proteggere le agevolazioni sportive, non basta la forma giuridica, ma serve una sostanza coerente con i fini sociali e dilettantistici. La gestione di una palestra con logiche puramente commerciali espone l’ente a rischi di accertamento molto elevati, con il conseguente recupero di imposte, sanzioni e interessi.

L’iscrizione al CONI garantisce sempre l’esenzione fiscale per i collaboratori?
No, l’iscrizione è un requisito formale necessario ma non sufficiente. È indispensabile che l’attività svolta non abbia natura commerciale o imprenditoriale.

Quali elementi indicano che un’attività sportiva è commerciale?
L’uso di pubblicità, tariffe di mercato, un’organizzazione complessa del lavoro e la gestione di servizi accessori come centri benessere suggeriscono una finalità commerciale.

Cosa rischia una società sportiva che applica erroneamente le agevolazioni?
Rischia accertamenti fiscali per il recupero delle ritenute non versate sui compensi, oltre al pagamento di pesanti sanzioni amministrative e interessi di mora.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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