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Agevolazioni prima casa: coniuge assente, addio bonus

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 26703/2024, ha negato le agevolazioni prima casa a un contribuente che aveva acquistato un immobile in regime di comunione legale dei beni. Il coniuge, non presente all’atto, non aveva reso le dichiarazioni di legge necessarie per ottenere l’aliquota IVA ridotta. La Corte ha stabilito che entrambi i coniugi devono soddisfare e dichiarare i requisiti, indipendentemente da chi stipula l’atto.

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Pubblicato il 8 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Agevolazioni prima casa: se il coniuge non firma l’atto, servono comunque le sue dichiarazioni

Le agevolazioni prima casa rappresentano un importante incentivo per chi desidera acquistare la propria abitazione principale, consentendo un notevole risparmio sulle imposte. Tuttavia, la normativa presenta delle complessità, specialmente per le coppie sposate in regime di comunione legale dei beni. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale: anche se solo un coniuge firma l’atto di acquisto, le dichiarazioni necessarie per ottenere i benefici fiscali devono essere rese da entrambi. In caso contrario, l’agevolazione viene revocata.

Il caso in esame

Un contribuente acquistava il 50% di un immobile da destinare a prima abitazione, richiedendo l’applicazione dell’aliquota IVA agevolata al 4%. L’acquisto avveniva in regime di comunione legale dei beni con la consorte, la quale, però, non interveniva all’atto di compravendita e, di conseguenza, non rendeva le dichiarazioni previste dalla legge per usufruire del beneficio (come, ad esempio, non essere titolare di altri immobili nello stesso Comune).

L’Agenzia delle Entrate notificava al contribuente un avviso di liquidazione, disconoscendo l’agevolazione e applicando l’aliquota IVA ordinaria, oltre a sanzioni e interessi. Secondo l’Ufficio, l’assenza delle dichiarazioni del coniuge coacquirente de iure impediva la concessione del beneficio.

Il contribuente impugnava l’atto e otteneva ragione sia in primo grado che in appello presso la Commissione Tributaria Regionale. L’Amministrazione Finanziaria, tuttavia, non si arrendeva e ricorreva per cassazione.

La questione delle dichiarazioni per le agevolazioni prima casa

Il cuore della controversia ruotava attorno a una domanda specifica: nel caso di acquisto di un immobile in comunione legale da parte di un solo coniuge, è sufficiente la dichiarazione di quest’ultimo per ottenere le agevolazioni prima casa sull’intera quota acquistata? O è necessaria anche la dichiarazione del coniuge non stipulante, che diventa comunque comproprietario per effetto del regime di comunione?

La Corte di Cassazione ha affrontato la questione richiamando i suoi precedenti orientamenti giurisprudenziali. Il principio di fondo è che il beneficio fiscale è strettamente legato alla sussistenza di determinati requisiti soggettivi in capo all’acquirente.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, ribaltando le decisioni dei giudici di merito. I giudici hanno affermato che, a norma di legge (in particolare, la nota II-bis all’art. 1 della Tariffa allegata al D.P.R. 131/1986), per il godimento delle agevolazioni prima casa, è necessario che l’acquirente dichiari in atto di possedere i requisiti previsti.

Il punto cruciale è che, nel regime di comunione legale, l’acquisto compiuto da un solo coniuge produce effetti diretti anche nella sfera giuridica dell’altro, che diventa contitolare del bene. Pertanto, i requisiti per beneficiare dell’agevolazione devono sussistere in capo a entrambi. Di conseguenza, anche le dichiarazioni che attestano il possesso di tali requisiti devono provenire da entrambi i coniugi.

La Corte ha specificato che la circostanza che l’acquisto si realizzi per effetto automatico della comunione legale non costituisce un’eccezione alla regola. Le dichiarazioni prescritte dalla legge, quindi, non riguardano solo il coniuge che interviene materialmente nell’atto, ma anche quello che, pur non firmando, acquista la comproprietà del bene. Queste dichiarazioni devono essere necessariamente rese da quest’ultimo.

Le conclusioni

La decisione della Cassazione stabilisce un principio chiaro e rigoroso: quando si acquista un immobile in regime di comunione legale dei beni, entrambi i coniugi devono rendere le dichiarazioni necessarie per le agevolazioni prima casa, anche se solo uno dei due partecipa all’atto notarile. L’omissione di tali dichiarazioni da parte del coniuge non stipulante comporta la decadenza dal beneficio fiscale e l’applicazione dell’imposta in misura ordinaria. Questa pronuncia serve da monito per le coppie che si apprestano ad acquistare casa, sottolineando l’importanza di una corretta pianificazione e della consulenza di un professionista per evitare spiacevoli sorprese con il Fisco.

Se acquisto una casa in comunione dei beni, ma all’atto notarile va solo mio marito, possiamo avere le agevolazioni prima casa?
Sì, ma solo se entrambi i coniugi rendono le dichiarazioni necessarie per attestare il possesso dei requisiti di legge. Secondo la Corte di Cassazione, anche il coniuge non presente all’atto deve dichiarare di possedere i requisiti, altrimenti il beneficio viene negato.

Cosa succede se il coniuge assente all’atto non rende le dichiarazioni per il bonus prima casa?
L’agevolazione fiscale viene revocata. L’Agenzia delle Entrate applicherà l’imposta di registro o l’IVA con l’aliquota ordinaria, anziché quella ridotta, e potrà richiedere il pagamento della differenza, oltre a sanzioni e interessi.

Il regime di comunione legale dei beni costituisce un’eccezione alle regole sulle dichiarazioni per la prima casa?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che il fatto che l’acquisto avvenga automaticamente anche a favore del coniuge non presente all’atto non crea un’eccezione. Le norme che richiedono specifiche dichiarazioni per ottenere i benefici fiscali devono essere rispettate da entrambi i coniugi, in quanto entrambi diventano acquirenti del bene.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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