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Agevolazioni fiscali fondazioni: la prova richiesta

Una fondazione bancaria ha richiesto il rimborso dell’Irpeg, sostenendo di avere diritto all’aliquota agevolata per gli enti no-profit. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 33215/2023, ha stabilito che per ottenere le agevolazioni fiscali, la fondazione deve fornire una prova rigorosa e concreta che la sua attività istituzionale sia prevalente rispetto a quella di gestione della partecipazione di controllo nell’istituto di credito. La semplice dimostrazione di aver destinato somme a scopi sociali non è sufficiente a superare la presunzione di esercizio di attività d’impresa.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Agevolazioni Fiscali Fondazioni: La Prova della Prevalenza dell’Attività No-Profit

Le agevolazioni fiscali per le fondazioni di origine bancaria sono subordinate a una condizione cruciale: dimostrare che l’attività no-profit è realmente prevalente. L’ordinanza n. 33215/2023 della Corte di Cassazione ribadisce con fermezza questo principio, chiarendo che non basta destinare i proventi a scopi benefici per ottenere l’aliquota ridotta. La fondazione ha l’onere di fornire una prova concreta e dettagliata che la sua missione sociale superi l’attività economica di gestione della partecipazione di controllo nell’istituto di credito. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine dalla richiesta di rimborso dell’Irpeg per gli anni 1995-1996 presentata da una Fondazione, nata dalla trasformazione di una Cassa di Risparmio. La Fondazione, divenuta titolare del pacchetto di maggioranza della nuova società bancaria, aveva applicato l’aliquota piena del 36% anziché quella ridotta del 18% prevista per gli enti con finalità di pubblica utilità. Successivamente, ha chiesto il rimborso della differenza, sostenendo il proprio carattere no-profit.

L’Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta, dando il via a un lungo contenzioso. Inizialmente, la Commissione Tributaria Provinciale ha dato torto alla Fondazione, ritenendo non provata la prevalenza dell’attività sociale. La Commissione Tributaria Regionale (CTR), invece, ha accolto l’appello della Fondazione. Questa decisione è stata però cassata una prima volta dalla Corte di Cassazione, che ha rinviato il giudizio alla CTR con un incarico preciso: accertare se la Fondazione avesse fornito prova effettiva della prevalenza dell’attività di interesse pubblico rispetto a quella di gestione della partecipazione societaria. Nonostante ciò, la CTR si è nuovamente pronunciata a favore della Fondazione, basandosi sulla constatazione che il bilancio mostrava l’erogazione di somme cospicue per fini sociali. Contro questa seconda decisione, l’Agenzia delle Entrate ha proposto un nuovo ricorso in Cassazione.

La Prova per le Agevolazioni Fiscali delle Fondazioni

Il nodo giuridico della questione risiede nell’interpretazione dell’articolo 6 del D.P.R. n. 601/1973, che concede un’aliquota Irpeg dimezzata agli enti la cui attività è prevalentemente rivolta a scopi di pubblica utilità. La Cassazione ha più volte affermato che, per le fondazioni di origine bancaria che detengono il controllo di un istituto di credito, vige una presunzione di esercizio di impresa bancaria.

Questa presunzione non è assoluta, ma per superarla la fondazione è gravata da un rigoroso onere della prova (art. 2697 c.c.). Non spetta all’Amministrazione finanziaria dimostrare la natura commerciale dell’ente, ma è la fondazione stessa che deve provare, in modo positivo e concreto, di aver svolto un’attività del tutto differente da quella di controllo e governo della partecipata. Deve dimostrare, per l’anno d’imposta in questione, che l’attività di promozione sociale e culturale è stata “prevalente” o addirittura “esclusiva”.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, cassando per la seconda volta la decisione della CTR e rinviando nuovamente la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado dell’Abruzzo.

Le Motivazioni

Il Giudice di legittimità ha ritenuto che la CTR non abbia rispettato il principio di diritto enunciato nel precedente giudizio di rinvio. La sentenza impugnata si è limitata a constatare l’erogazione di ingenti somme a fini benefici (ricerca, istruzione, arte, beneficenza), ritenendo tale dato sufficiente per dimostrare la natura no-profit dell’attività. Questo approccio, secondo la Cassazione, è errato e superficiale.

La CTR avrebbe dovuto, invece, condurre un’analisi comparativa e complessiva di tutte le attività svolte dalla Fondazione. Non ha chiarito quali fossero le attività complessive, non ne ha quantificato l’ammontare e, di conseguenza, non poteva esprimere un fondato giudizio sulla prevalenza delle attività non lucrative. L’attività di una fondazione che controlla una banca non si esaurisce nell’erogazione di fondi, ma include l’esercizio del diritto di voto, la partecipazione alla vita sociale e l’influenza sulla gestione dell’istituto di credito. Questi sono tutti elementi di un’attività economica che devono essere posti sul piatto della bilancia.

La Corte ribadisce che la prova deve essere fornita “in concreto”, attraverso la produzione di documenti come estratti dei libri contabili, certificazioni del collegio dei revisori, relazioni degli amministratori e verbali di assemblea, dai quali emerga chiaramente la natura e l’entità delle diverse attività svolte.

Conclusioni

La decisione consolida un orientamento rigoroso: le agevolazioni fiscali per le fondazioni non sono un diritto automatico derivante dalla loro natura giuridica, ma devono essere meritate sul campo. Una fondazione di origine bancaria deve essere in grado di documentare in modo inequivocabile che il suo baricentro operativo non è la gestione del patrimonio e il controllo della banca partecipata, ma la realizzazione effettiva e prevalente delle sue finalità statutarie di interesse pubblico. In assenza di tale prova, prevale la presunzione di attività d’impresa e il beneficio fiscale non può essere concesso.

Cosa deve dimostrare una fondazione bancaria per ottenere le agevolazioni fiscali per enti no-profit?
Deve fornire la prova positiva e concreta che la sua attività di utilità sociale e culturale è stata, nell’anno di imposta di riferimento, ‘prevalente’ o ‘esclusiva’ rispetto a quella economica di gestione e controllo della partecipazione maggioritaria nell’istituto di credito.

È sufficiente che una fondazione dimostri di aver donato ingenti somme a scopi benefici?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la mera erogazione di fondi, anche se cospicua, non è una prova sufficiente. È necessario un giudizio comparativo su tutte le attività svolte, comprese quelle di indirizzo e governo della banca partecipata, per stabilire quale sia quella prevalente.

Su chi ricade l’onere della prova in questi casi?
L’onere della prova ricade interamente sulla fondazione che richiede il beneficio. Esiste una presunzione legale che un ente che controlla una società bancaria eserciti un’attività d’impresa; spetta alla fondazione superare tale presunzione con prove concrete e documentali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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