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Agevolazione IRES: limiti per enti ecclesiastici

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’amministrazione finanziaria contro un ente ecclesiastico in merito alla spettanza dell’Agevolazione IRES. La controversia riguardava la riduzione d’imposta sui redditi derivanti dalla locazione di immobili. La Suprema Corte ha stabilito che il beneficio fiscale non può essere riconosciuto sulla base della sola natura soggettiva dell’ente. È necessario verificare l’elemento oggettivo, ovvero che l’attività di locazione non sia organizzata in forma d’impresa e che i proventi siano destinati in via esclusiva e diretta ai fini di religione o di culto. La sentenza sottolinea che l’onere di provare tali requisiti spetta interamente al contribuente.

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Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Agevolazione IRES: i limiti per gli enti ecclesiastici

Il tema della tassazione degli enti non profit è sempre al centro del dibattito giuridico, specialmente quando si parla di Agevolazione IRES. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito importanti chiarimenti sulla riduzione dell’imposta al 50% per gli enti ecclesiastici, focalizzandosi in particolare sui redditi derivanti dalla locazione immobiliare. La questione centrale riguarda la distinzione tra attività istituzionale e attività commerciale.

Il doppio requisito per l’Agevolazione IRES

Secondo i giudici di legittimità, per beneficiare della riduzione d’imposta prevista dall’art. 6 del d.P.R. n. 601 del 1973, non è sufficiente che l’ente possieda una finalità di religione o di culto. Questo è solo il requisito soggettivo. Per ottenere l’Agevolazione IRES, deve sussistere anche un requisito oggettivo legato alla natura dell’attività concretamente svolta. L’attività non deve avere carattere commerciale prevalente e deve essere legata da un rapporto di strumentalità diretta con i fini istituzionali dell’ente.

La locazione come mero godimento

Un punto cruciale dell’analisi riguarda i redditi da locazione. La Cassazione specifica che tali proventi possono godere dell’agevolazione solo se configurano un mero godimento del patrimonio. Questo accade quando la locazione si risolve nella semplice riscossione dei canoni, senza una struttura organizzativa dedicata, senza tecniche di marketing e senza una presenza attiva sul mercato tipica degli operatori professionali. Se l’ente gestisce gli immobili come una vera e propria impresa immobiliare, l’Agevolazione IRES decade.

Onere della prova e destinazione dei proventi

Un altro aspetto fondamentale è l’onere della prova, che ricade interamente sull’ente che richiede il beneficio. L’ente deve dimostrare non solo l’assenza di un’organizzazione imprenditoriale, ma anche che i proventi derivanti dagli affitti siano effettivamente ed esclusivamente impiegati nelle attività di religione o di culto. Tale destinazione deve risultare da apposita documentazione contabile, specialmente se l’ente svolge anche altre attività diverse da quelle istituzionali.

Le motivazioni

La Corte ha motivato la decisione spiegando che le norme agevolatrici sono di stretta interpretazione in quanto derogano al principio costituzionale di capacità contributiva. Di conseguenza, non è possibile presumere la natura agevolabile di un reddito solo perché percepito da un ente religioso. La valutazione deve essere condotta caso per caso, verificando se l’attività economica sia un semplice mezzo di procacciamento di risorse o se si trasformi in un’attività commerciale soggetta a tassazione ordinaria.

Le conclusioni

In conclusione, l’ordinanza ribadisce che il regime di favore fiscale richiede una trasparenza totale e una prova rigorosa della strumentalità dei redditi. Gli enti ecclesiastici devono quindi prestare massima attenzione alla gestione del proprio patrimonio immobiliare, assicurandosi che la riscossione dei canoni non assuma i tratti di un’attività d’impresa e che ogni euro incassato sia tracciabile verso il fine di culto o di sostentamento del clero.

Quali sono i requisiti per lo sconto IRES degli enti religiosi?
Oltre alla natura religiosa dell’ente (requisito soggettivo), è necessario che l’attività svolta non sia commerciale o sia strettamente strumentale ai fini di culto (requisito oggettivo).

Quando l’affitto di un immobile è considerato attività commerciale?
L’attività diventa commerciale se l’ente utilizza strutture organizzate, tecniche di marketing o gestisce un numero elevato di contratti brevi in modo professionale e concorrenziale.

Come si dimostra il diritto alla riduzione d’imposta?
L’ente deve provare, tramite documentazione contabile, che i proventi sono destinati esclusivamente alle finalità istituzionali e che la gestione immobiliare non costituisce un’impresa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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