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Addizionale IRPEF: bonus tassati oltre la parte fissa

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 75/2026, ha stabilito che l’addizionale IRPEF del 10% sui compensi variabili dei dirigenti del settore finanziario si applica sulla parte che eccede la retribuzione fissa, senza che sia più necessario il superamento del triplo della stessa. La Corte ha ritenuto che la normativa successiva (comma 2-bis dell’art. 33 D.L. 78/2010) abbia tacitamente abrogato il precedente requisito del “triplo”, modificando la base imponibile. Di conseguenza, è stato respinto il ricorso di un dirigente che chiedeva il rimborso dell’imposta versata.

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Pubblicato il 27 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Addizionale IRPEF su Bonus e Stock Option: La Cassazione Fa Chiarezza

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione interviene su un tema di grande interesse per il settore finanziario: l’applicazione dell’addizionale IRPEF del 10% sui compensi variabili, come bonus e stock option, erogati ai dirigenti. La Suprema Corte ha consolidato un orientamento cruciale, stabilendo che il presupposto del superamento del “triplo” della retribuzione fissa non è più necessario per l’applicazione del tributo.

I Fatti del Caso: La Richiesta di Rimborso

Un dirigente di una società di gestione del risparmio (SGR) aveva richiesto all’Amministrazione Finanziaria il rimborso dell’addizionale IRPEF del 10%, trattenuta dalla sua azienda in qualità di sostituto d’imposta. La trattenuta era stata applicata sugli emolumenti variabili percepiti per l’anno 2014. Il dirigente sosteneva che l’imposta non fosse dovuta, poiché i suoi compensi variabili non avevano superato il triplo della parte fissa della sua retribuzione, condizione che riteneva necessaria per l’applicazione del tributo.

Il Contenzioso Tributario e le Decisioni Precedenti

Di fronte al silenzio-rifiuto dell’Agenzia delle Entrate, il contribuente ha impugnato il diniego. Sia la Commissione Tributaria Provinciale in primo grado, sia la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Lombardia, hanno dato ragione al dirigente. I giudici di merito hanno ritenuto che l’addizionale fosse applicabile solo nel caso in cui la parte variabile della retribuzione superasse il triplo di quella fissa, una circostanza non verificatasi nel caso specifico. L’Agenzia delle Entrate ha quindi proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di secondo grado.

La Questione Giuridica: Il Ruolo del Comma 2-bis

Il cuore della controversia risiede nell’interpretazione dell’art. 33 del D.L. n. 78/2010. Inizialmente, il comma 1 di tale articolo prevedeva l’applicazione dell’addizionale sulla parte dei compensi variabili che eccedeva il triplo della parte fissa della retribuzione. Successivamente, è stato introdotto il comma 2-bis, il quale ha stabilito che l’imposta si applica sull’ammontare della parte variabile che eccede l’importo della parte fissa.
La questione, quindi, era stabilire se il comma 2-bis avesse solo modificato la base di calcolo o se avesse anche tacitamente abrogato il requisito del superamento del triplo come condizione per l’applicazione stessa dell’imposta.

Le Motivazioni della Cassazione sull’addizionale IRPEF

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, ribaltando le decisioni dei gradi inferiori. Secondo gli Ermellini, l’introduzione del comma 2-bis ha inequivocabilmente modificato la base imponibile del tributo. Se prima la base era l’eccedenza rispetto al triplo della parte fissa, con la nuova norma essa è diventata l’eccedenza rispetto alla parte fissa stessa.
Questa modifica, secondo la Corte, ha creato un’incompatibilità con la disposizione precedente. Mantenere il requisito del “triplo” come soglia di accesso al tributo, per poi calcolare l’imposta su una base diversa (l’eccedenza sulla parte fissa), creerebbe una contraddizione e limiterebbe l’applicazione della norma in contrasto con la volontà del legislatore. Pertanto, la Corte ha concluso che il comma 2-bis ha determinato un’abrogazione tacita della parte del comma 1 che faceva riferimento all’eccedenza del triplo. L’unico presupposto che rimane è che vi sia una parte variabile di retribuzione eccedente quella fissa.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Sentenza

La decisione consolida un principio ormai fermo nella giurisprudenza di legittimità: per i compensi corrisposti a partire dal 17 luglio 2011, l’addizionale IRPEF del 10% si applica sull’ammontare dei bonus e delle stock option che supera l’importo della retribuzione fissa. Non è più necessario verificare se la componente variabile ecceda anche il triplo di quella fissa. Questa interpretazione estende l’applicazione del tributo, chiarendo definitivamente che il vecchio criterio del “triplo” è stato superato dalla normativa successiva. La Corte, decidendo nel merito, ha quindi rigettato l’originaria richiesta di rimborso del contribuente.

L’addizionale IRPEF del 10% sui bonus dei dirigenti finanziari si applica solo se la parte variabile supera il triplo di quella fissa?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che, a seguito delle modifiche normative, questo requisito è stato tacitamente abrogato. L’addizionale si applica sull’ammontare dei compensi variabili che eccede l’importo della parte fissa della retribuzione, a prescindere dal superamento del triplo.

Come è cambiata la base imponibile per l’addizionale IRPEF con l’introduzione del comma 2-bis all’art. 33 del d.l. 78/2010?
La base imponibile è passata dall’essere “la parte dei compensi che eccede il triplo della parte fissa della retribuzione” a “l’ammontare che eccede l’importo corrispondente alla parte fissa della retribuzione”. In pratica, si tassa tutto ciò che, come bonus, supera lo stipendio fisso.

Cosa ha deciso la Corte di Cassazione riguardo alla richiesta di rimborso del dirigente?
La Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza favorevole al contribuente. Decidendo la causa nel merito, ha rigettato l’originaria richiesta di rimborso del dirigente, confermando la legittimità della trattenuta fiscale operata dalla società.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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