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Accertamento per relationem: valido senza allegati

Un’azienda ha ricevuto un avviso di accertamento basato su prove emerse da una verifica fiscale su un’altra società. La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di tale atto, chiarendo che un accertamento per relationem è legittimo anche se il documento esterno richiamato non è allegato, a condizione che l’avviso ne riproduca il contenuto essenziale per garantire il diritto di difesa del contribuente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.

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Pubblicato il 27 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Accertamento per Relationem: la Cassazione chiarisce la validità

L’accertamento per relationem rappresenta una modalità operativa con cui l’Amministrazione Finanziaria motiva un atto impositivo facendo riferimento a informazioni contenute in altri documenti. Recentemente, la Corte di Cassazione è intervenuta per delineare con precisione i confini di legittimità di tale pratica, stabilendo che la mancata allegazione del documento richiamato non determina automaticamente la nullità dell’avviso di accertamento. Approfondiamo i dettagli di questa importante ordinanza.

I Fatti del Caso: La controversia fiscale

Una società operante nel settore dell’abbigliamento intimo riceveva un avviso di accertamento per maggiori imposte IRES e IRAP relative all’anno 2009. La pretesa del Fisco si fondava sulle risultanze di una verifica fiscale condotta nei confronti di un’altra azienda, dalla quale erano emersi presunti acquisti ‘in nero’ effettuati dalla società contribuente.

La contribuente impugnava l’atto e, dopo un iter giudiziario che vedeva i giudici di primo e secondo grado (Commissione Tributaria Provinciale e Regionale) darle ragione, la questione giungeva dinanzi alla Corte di Cassazione su ricorso dell’Agenzia delle Entrate.

L’Accertamento per Relationem al Vaglio della Cassazione

L’Agenzia delle Entrate lamentava che i giudici di merito avessero erroneamente annullato l’accertamento, sostenendo la piena legittimità di un atto basato su documentazione acquisita durante una verifica fiscale presso terzi. Secondo il Fisco, l’avviso era stato illegittimamente invalidato per tre ragioni principali: un’errata valutazione sulla motivazione, una violazione del contraddittorio procedimentale e l’inutilizzabilità di elementi probatori acquisiti da terzi. La società contribuente, a sua volta, contestava la tardività dell’appello del Fisco e il difetto di sottoscrizione dell’atto originario.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, ribaltando la decisione dei giudici di merito e fornendo chiarimenti fondamentali su tre aspetti cruciali.

1. La Validità dell’Accertamento per relationem

Il punto centrale della decisione riguarda la motivazione degli atti tributari. La Corte ha ribadito un principio consolidato: l’obbligo di motivazione può essere soddisfatto anche per relationem, cioè rinviando a documenti esterni. Tuttavia, affinché ciò sia legittimo, è necessario che il documento esterno sia allegato all’atto notificato oppure, in alternativa, che l’atto stesso ne riproduca il contenuto essenziale. Il giudice di merito, quindi, non può dichiarare nullo l’avviso per la semplice mancata allegazione del verbale della verifica sul terzo. Deve, invece, verificare se l’avviso di accertamento riporti gli elementi fattuali e i calcoli che costituiscono il fondamento della pretesa, in modo tale da permettere al contribuente di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa. Omettere questa verifica costituisce un errore di diritto.

2. Il Principio del Contraddittorio

La Corte ha specificato che l’obbligo di un contraddittorio preventivo (endoprocedimentale) non è universale. Per i tributi ‘non armonizzati’ come l’IRES, per l’annualità in questione (2009), tale obbligo sussiste solo se espressamente previsto dalla legge. Nel caso di specie, trattandosi di una verifica ‘a tavolino’ e non di un accesso presso la sede del contribuente, la Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero esteso erroneamente l’applicazione delle garanzie previste per le verifiche fisiche.

3. L’Utilizzo di Prove Raccolte presso Terzi

Infine, è stata confermata la piena legittimità dell’utilizzo di dati e notizie acquisiti durante verifiche fiscali nei confronti di altri contribuenti. Tali elementi costituiscono una valida base per un accertamento presuntivo. Il giudice non può scartare a priori questo materiale probatorio, ma ha il dovere di valutarlo nel suo complesso, verificando se gli indizi raccolti siano gravi, precisi e concordanti. Una volta che l’Amministrazione fornisce un quadro indiziario sufficientemente robusto, l’onere della prova si inverte, e spetta al contribuente dimostrare l’infondatezza della pretesa fiscale.

Le Conclusioni

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione rafforza il principio secondo cui la validità di un accertamento per relationem dipende dalla sostanza più che dalla forma. Non è la mancata allegazione di un documento a viziare l’atto, ma l’eventuale carenza informativa che impedisca al contribuente di difendersi. La sentenza sottolinea l’importanza per l’Amministrazione Finanziaria di redigere atti impositivi chiari e completi nel loro contenuto essenziale, anche quando rinviano a fonti esterne. Per i contribuenti, emerge la necessità di non fermarsi a contestazioni meramente formali, ma di affrontare nel merito gli elementi indiziari portati dal Fisco, fornendo prova contraria della regolarità delle proprie operazioni.

Un avviso di accertamento che si basa su un documento non allegato è valido?
Sì, è valido a condizione che l’avviso di accertamento riproduca il contenuto essenziale del documento esterno in modo da consentire al contribuente di comprendere pienamente le ragioni della pretesa e di esercitare il proprio diritto di difesa.

L’amministrazione finanziaria può utilizzare prove raccolte durante una verifica su un altro contribuente?
Sì, i dati e le notizie acquisiti nel corso di verifiche fiscali effettuate nei confronti di altri contribuenti sono pienamente utilizzabili come elementi indiziari per fondare un accertamento presuntivo.

Il contraddittorio preventivo con il fisco è sempre obbligatorio prima di un accertamento?
No, secondo la sentenza, per i tributi ‘non armonizzati’ (come l’IRES per l’anno d’imposta 2009), l’obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale non sussiste, a meno che non sia specificamente previsto da una norma di legge per quel tipo di accertamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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