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Accertamento nullo se l’invito è per società estinta

La Corte di Cassazione ha dichiarato nullo un avviso di accertamento fiscale basato su studi di settore. La motivazione risiede nel fatto che l’invito al contraddittorio preventivo, obbligatorio in questi casi, era stato inviato a una società già estinta e cancellata dal registro delle imprese. Secondo la Corte, questa omissione costituisce un vizio insanabile che rende l’accertamento nullo, e tale nullità si estende anche agli atti emessi nei confronti dei soci.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Accertamento nullo: la Cassazione annulla l’atto se l’invito al contraddittorio è per una società estinta

L’ordinanza n. 17117/2024 della Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale a tutela del contribuente: un accertamento nullo è la conseguenza diretta dell’omessa o invalida attivazione del contraddittorio preventivo. Nello specifico, l’invito a comparire inviato a una società già cancellata dal registro delle imprese non ha alcun valore e vizia irrimediabilmente l’atto impositivo, anche quello emesso nei confronti dei soci.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate a fini IRAP e IVA nei confronti di una società in accomandita semplice (s.a.s.). Contemporaneamente, venivano notificati avvisi a fini IRPEF ai due soci, un accomandatario e un accomandante, per i redditi imputati loro per trasparenza. L’accertamento si basava su maggiori ricavi determinati attraverso gli studi di settore.

I contribuenti impugnavano gli atti, ottenendo una riduzione parziale in primo grado. Tuttavia, la Commissione Tributaria Regionale respingeva i loro appelli, portando il caso dinanzi alla Corte di Cassazione. Il nodo centrale del ricorso era la validità della procedura di accertamento, avviata quando la società era già di fatto estinta e cancellata dal registro delle imprese.

La Decisione della Corte e l’Accertamento Nullo

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, focalizzandosi su un vizio procedurale decisivo. Mentre ha ritenuto valida la notifica degli avvisi di accertamento direttamente ai soci, quali successori delle obbligazioni della società estinta, ha invece giudicato fatale la modalità con cui l’Agenzia delle Entrate aveva tentato di avviare il contraddittorio preventivo.

Il punto chiave della decisione risiede nella natura obbligatoria del contraddittorio per gli accertamenti basati sugli studi di settore. La legge prevede che, prima di notificare l’atto, l’ufficio debba invitare il contribuente a comparire per fornire chiarimenti. Nel caso di specie, questo invito era stato spedito alla sede legale della società quando questa non esisteva più. Tale notifica, secondo la Corte, è da considerarsi come mai avvenuta.

Le Motivazioni

La motivazione della Suprema Corte è chiara e rigorosa. Il contraddittorio preventivo non è una mera formalità, ma una garanzia essenziale per il contribuente. Il suo scopo è permettere un dialogo con il fisco per chiarire la propria posizione ed evitare l’emissione di un atto impositivo basato su dati presuntivi che potrebbero non rispecchiare la realtà economica dell’impresa.

L’invio dell’invito a un soggetto giuridico inesistente (la società estinta) vanifica completamente questo scopo. La Corte sottolinea che tale omissione non può essere ‘sanata’ dalla successiva possibilità per il contribuente di difendersi in giudizio. Il danno procedurale si è già verificato nella fase amministrativa e rende l’accertamento nullo sin dall’origine. La nullità dell’avviso societario, inoltre, si estende inevitabilmente anche agli avvisi emessi nei confronti dei soci, data la natura dipendente di questi ultimi.

Le Conclusioni

Questa ordinanza rafforza un principio cardine del diritto tributario: il rispetto delle garanzie procedurali è inderogabile. Per gli accertamenti fondati su metodologie standardizzate come gli studi di settore, il contraddittorio preventivo è un passaggio obbligato e fondamentale. L’amministrazione finanziaria ha l’onere di assicurarsi che l’invito a questo confronto giunga a un destinatario legittimato a riceverlo. Inviare comunicazioni a una società cancellata equivale a non inviarle affatto, con la conseguenza che l’intero procedimento di accertamento è viziato e l’atto impositivo finale è nullo. I contribuenti e i loro consulenti devono quindi prestare massima attenzione alla corretta instaurazione di questa fase preliminare, poiché un errore dell’ufficio può determinare l’annullamento completo della pretesa fiscale.

Un accertamento fiscale basato su studi di settore è valido se l’invito al contraddittorio è inviato a una società già estinta?
No. Secondo la Corte di Cassazione, l’invito al contraddittorio preventivo, che è obbligatorio per questo tipo di accertamenti, deve essere correttamente notificato. L’invio a una società già cancellata dal registro delle imprese non costituisce una valida forma di attivazione del contraddittorio, rendendo l’avviso di accertamento nullo.

La possibilità di difendersi in tribunale può sanare il mancato contraddittorio preventivo?
No. La Corte ha stabilito che l’omissione del contraddittorio preventivo è un vizio procedurale fondamentale che non può essere sanato dalla successiva proposizione del ricorso in sede giurisdizionale. La garanzia del confronto deve essere assicurata nella fase amministrativa, prima dell’emissione dell’atto.

Se l’avviso di accertamento notificato a una società di persone è nullo, cosa succede agli avvisi notificati ai soci?
La nullità dell’avviso di accertamento emesso nei confronti della società determina anche la caducazione (cioè la nullità) degli avvisi emessi nei confronti dei soci. Trattandosi di società di persone, il presupposto impositivo per i soci deriva direttamente da quello della società, quindi l’invalidità del primo travolge anche i secondi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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