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Accertamenti bancari: deduzione forfettaria costi

Una società e i suoi partner sono stati oggetto di accertamenti fiscali basati su movimenti bancari. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del giudice di merito, stabilendo che, anche in presenza di prelievi ingiustificati, è ammissibile una deduzione forfettaria dei costi, in linea con una recente sentenza della Corte Costituzionale. Il caso chiarisce l’onere della prova negli accertamenti bancari e l’obbligo del giudice di esaminare analiticamente le prove fornite dal contribuente.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Accertamenti Bancari: La Cassazione Apre alla Deduzione Forfettaria dei Costi

Con l’ordinanza n. 18049/2024, la Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti cruciali in materia di accertamenti bancari, un tema di grande rilevanza per imprese e professionisti. La decisione si concentra sull’onere della prova a carico del contribuente e, soprattutto, sulla possibilità di dedurre i costi in modo forfettario anche quando i prelievi bancari non sono pienamente giustificati. Questa pronuncia innova un orientamento precedente, allineandosi a un recente intervento della Corte Costituzionale.

I Fatti del Caso: La Controversia Fiscale

Il caso ha origine da tre avvisi di accertamento emessi dall’Amministrazione Finanziaria nei confronti di una società in nome collettivo e dei suoi soci per imposte quali IRAP, IVA e IRPEF. Gli atti impositivi si fondavano interamente su accertamenti bancari, dai quali emergevano movimentazioni ritenute dall’ufficio come ricavi non dichiarati.

I contribuenti avevano impugnato gli avvisi, ma i loro ricorsi erano stati respinti sia in primo grado dalla Commissione Tributaria Provinciale sia in appello dalla Commissione Tributaria Regionale (CTR). Quest’ultima, in particolare, aveva ritenuto inammissibili alcuni motivi di appello e infondati gli altri, sostenendo che i contribuenti non avessero fornito prova sufficiente a dimostrare che le rimesse bancarie non costituissero ricavi e negando la possibilità di dedurre costi non certi.

La Questione Davanti alla Cassazione: Onere della Prova e Deduzione dei Costi

Contro la sentenza della CTR, i contribuenti hanno proposto ricorso per cassazione, basandolo su due motivi principali:
1. La violazione delle norme sulla presunzione legale derivante dagli accertamenti bancari e sull’onere della prova. I ricorrenti sostenevano di aver fornito documentazione idonea e che, in ogni caso, la CTR avrebbe dovuto riconoscere la deducibilità dei costi, almeno in misura forfettaria.
2. La nullità della sentenza per motivazione apparente, in quanto il giudice d’appello non avrebbe spiegato adeguatamente le ragioni del suo convincimento.

I Principi sugli Accertamenti Bancari secondo la Cassazione

La Corte Suprema ha colto l’occasione per ribadire i principi consolidati in materia. La legge presume che i versamenti su un conto corrente costituiscano ricavi e, per i soli titolari di reddito d’impresa, che i prelievi siano serviti a sostenere costi non documentati, rappresentando quindi un’acquisizione di utili in nero.

Spetta al contribuente superare questa presunzione (detta ‘relativa’) fornendo una prova analitica e rigorosa. Non basta una giustificazione generica, ma è necessario dimostrare, per ogni singola operazione, la sua natura non imponibile o la sua estraneità all’attività d’impresa. Il giudice di merito ha l’obbligo di verificare con rigore l’efficacia di tali prove.

La Decisione della Corte e la Rilevanza dei Costi Forfettari

La Cassazione ha rigettato il motivo relativo alla motivazione apparente, ritenendo che, seppur sintetica, la decisione della CTR fosse comprensibile nella sua ratio decidendi. Tuttavia, ha accolto pienamente il primo motivo, riscontrando due errori fondamentali nel ragionamento del giudice d’appello.

In primo luogo, la CTR si era limitata a un’affermazione generica sull’assenza di prova da parte dei contribuenti, senza esaminare analiticamente la documentazione prodotta. In secondo luogo, e questo è il punto più innovativo, ha errato nell’escludere a priori la riconoscibilità forfettaria dei costi. La Corte ha richiamato una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale (n. 10 del 2023), la quale ha stabilito che, a fronte di ricavi non contabilizzati accertati tramite prelevamenti bancari non giustificati, l’imprenditore può sempre eccepire l’incidenza percentuale dei costi relativi, che devono essere detratti.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione sottolineando che il giudice tributario non può esimersi dal valutare nel dettaglio le prove offerte dal contribuente. Un rigetto basato su una formula generica e stereotipata viola l’obbligo di una valutazione rigorosa e puntuale. Il principio del giusto processo impone un esame analitico di ogni operazione contestata e delle relative giustificazioni documentali.

Il fulcro della motivazione, però, risiede nell’applicazione dei principi derivanti dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 10/2023. La Cassazione ha chiarito che negare la deduzione dei costi, anche in via forfettaria, a fronte di maggiori ricavi presunti, porterebbe a tassare il ricavo lordo anziché il reddito netto, violando il principio di capacità contributiva. Se l’Amministrazione presume un ricavo, deve coerentemente accettare che per produrre quel ricavo sono stati sostenuti dei costi. Pertanto, la CTR ha errato nel richiedere una prova specifica dei singoli costi, dovendo invece ammettere la possibilità di una loro deduzione percentuale.

Le Conclusioni

L’ordinanza n. 18049/2024 rappresenta un punto di riferimento importante per la gestione del contenzioso in materia di accertamenti bancari. Le conclusioni pratiche sono due:
1. Obbligo di analisi per il giudice: I giudici di merito sono tenuti a esaminare specificamente tutta la documentazione fornita dal contribuente, non potendo rigettare le sue difese con affermazioni generiche.
2. Deducibilità forfettaria dei costi: Anche in caso di prelievi non giustificati da cui si presumono maggiori ricavi, il contribuente ha il diritto di vedersi riconosciuta una deduzione per i costi inerenti, determinabile anche in via percentuale. Questo principio rafforza le garanzie del contribuente e assicura una tassazione più aderente alla reale capacità economica.

La causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria della Calabria, che dovrà riesaminare il caso attenendosi a questi fondamentali principi.

In caso di accertamenti bancari, il contribuente può dedurre i costi relativi ai prelievi non giustificati?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, che applica un principio stabilito dalla Corte Costituzionale (sent. n. 10/2023), a fronte di maggiori ricavi presunti da prelevamenti bancari non giustificati, il contribuente imprenditore può sempre eccepire l’incidenza percentuale dei costi relativi, che devono essere detratti dall’ammontare dei prelievi.

Che tipo di prova deve fornire il contribuente per superare la presunzione legale legata ai versamenti sul conto corrente?
Il contribuente deve fornire una prova analitica. Non è sufficiente una giustificazione generica, ma è necessario dare una specifica indicazione della riferibilità di ogni singolo versamento a operazioni non imponibili, dimostrando che gli elementi desumibili dalle movimentazioni bancarie non attengono a ricavi o che sono già stati considerati nelle dichiarazioni.

Una motivazione molto sintetica da parte di un giudice rende la sentenza nulla per ‘motivazione apparente’?
Non necessariamente. La motivazione è ‘apparente’, e quindi la sentenza è nulla, solo quando, pur esistendo graficamente, non rende percepibile il fondamento della decisione. Se, sebbene sintetica, consente di individuare la ‘ratio decidendi’ (cioè il ragionamento seguito dal giudice), la motivazione non è considerata apparente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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