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Udienza de plano: quando il giudice deve fissarla?

Un condannato ha richiesto l’applicazione della continuazione tra più reati. Il Tribunale ha respinto l’istanza con una decisione ‘de plano’, ovvero senza fissare un’udienza. La Corte di Cassazione ha annullato tale provvedimento, stabilendo che la procedura di udienza de plano è riservata solo ai casi di manifesta infondatezza. Quando la decisione richiede una valutazione di merito, come la verifica di un unico disegno criminoso, è obbligatorio garantire il contraddittorio tra le parti attraverso un’udienza in camera di consiglio.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Udienza de plano: Quando è Obbligatoria la Discussione in Aula?

L’udienza de plano è una procedura accelerata che consente al giudice di decidere su un’istanza senza convocare le parti, ma il suo utilizzo è strettamente limitato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24535/2024) ha ribadito un principio fondamentale: se la decisione richiede una valutazione di merito, il contraddittorio è sacro e l’udienza non può essere bypassata. Questo caso offre uno spunto cruciale per comprendere i confini tra celerità processuale e garanzie difensive.

Il Caso: Richiesta di Continuazione Rigettata Senza Udienza

Un soggetto, condannato con tre sentenze definitive per reati di furto aggravato e tentato furto aggravato commessi in anni diversi, presentava un’istanza al giudice dell’esecuzione. La richiesta era volta a ottenere l’applicazione della disciplina della continuazione, prevista dall’art. 671 del codice di procedura penale. Tale istituto permette di unificare le pene per più reati commessi in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, con un trattamento sanzionatorio più favorevole.

Il Tribunale, in funzione di giudice dell’esecuzione, rigettava la richiesta ‘de plano’. La motivazione si basava sulla presunta assenza di prova che l’istante, al momento del primo reato, avesse già programmato la commissione dei successivi. In sostanza, il giudice entrava nel merito della sussistenza del ‘disegno criminoso’, negandola.

Il Ricorso in Cassazione e i Limiti dell’Udienza de plano

L’interessato proponeva ricorso in Cassazione, lamentando un errore procedurale grave. La difesa sosteneva che il giudice avesse emesso un provvedimento ‘de plano’ al di fuori dei casi consentiti dalla legge. Secondo l’art. 666, comma 2, del codice di procedura penale, una decisione senza udienza è possibile solo in due ipotesi: manifesta infondatezza della richiesta per difetto delle condizioni di legge o mera riproposizione di un’istanza già rigettata.

In questo caso, il giudice non si era limitato a una verifica formale, ma aveva espresso un giudizio di merito sulla fondatezza della richiesta, compiendo una valutazione discrezionale sulla personalità dell’istante e sull’unicità del disegno criminoso. Tale valutazione, per sua natura, richiede un approfondimento che può avvenire solo garantendo il contraddittorio tra accusa e difesa in un’apposita udienza in camera di consiglio.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Gli Ermellini hanno chiarito che ogni qualvolta si pongano problemi di valutazione che impongono l’uso di criteri interpretativi sul ‘thema probandum’ (l’oggetto della prova), è necessario dare all’istante la possibilità di un confronto processuale.

La decisione ‘de plano’ è uno strumento eccezionale, non la regola. Riservare al rito camerale le questioni di diritto non univoche e le delibazioni di fondatezza nel merito è una garanzia irrinunciabile del giusto processo, anche nella fase esecutiva.

Le Motivazioni

La Cassazione ha motivato la sua decisione sottolineando che il giudice dell’esecuzione, provvedendo ‘de plano’, aveva esaminato il merito della richiesta. Aveva compiuto valutazioni sulla sussistenza delle condizioni per il riconoscimento dell’unicità del disegno criminoso, estendendole all’apprezzamento della personalità dell’istante. Così facendo, il giudice ha espresso un giudizio di merito e ha fornito un apprezzamento discrezionale, attività che non rientrano nelle ipotesi di manifesta infondatezza che giustificano una decisione senza udienza.

L’istanza presentata, quindi, richiedeva un approfondimento in contraddittorio e non poteva essere liquidata sommariamente.

Conclusioni

La sentenza in commento riafferma con forza il principio del contraddittorio come cardine del processo penale, anche nella sua fase esecutiva. La decisione ‘de plano’ deve rimanere confinata a casi di palese inammissibilità. Quando la richiesta, come quella di applicazione della continuazione, impone al giudice una valutazione complessa e discrezionale sui fatti e sulla personalità del condannato, la fissazione di un’udienza in camera di consiglio diventa un obbligo procedurale. Annullando l’ordinanza, la Corte ha rinviato gli atti al Tribunale, che dovrà ora procedere con la corretta instaurazione del contraddittorio, garantendo i diritti di tutte le parti coinvolte.

Quando un giudice può decidere ‘de plano’ su un’istanza in fase esecutiva?
Un giudice può decidere ‘de plano’ solo nei casi di manifesta infondatezza della richiesta, ovvero quando mancano palesemente le condizioni di legge o quando si tratta della semplice riproposizione di un’istanza già respinta.

La valutazione sull’esistenza di un ‘medesimo disegno criminoso’ può essere fatta senza un’udienza?
No. Secondo la sentenza, la verifica dell’unicità del disegno criminoso è una valutazione di merito che implica un apprezzamento discrezionale. Pertanto, deve essere condotta nel rispetto del contraddittorio, attraverso un’udienza in camera di consiglio.

Cosa succede se un giudice emette un provvedimento ‘de plano’ fuori dai casi previsti?
Il provvedimento è viziato da un errore procedurale e deve essere annullato. La Corte di Cassazione, come in questo caso, annulla la decisione e dispone la trasmissione degli atti al giudice di primo grado affinché proceda con un nuovo esame nel rispetto delle corrette forme processuali, fissando un’udienza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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