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Truffa aggravata: i confini con l’indebita percezione

La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per il reato di Truffa aggravata ai danni dello Stato in relazione all’indebito ottenimento di bonus per collaboratori sportivi durante l’emergenza pandemica. La difesa sosteneva che la condotta dovesse essere riqualificata come indebita percezione di erogazioni pubbliche, poiché l’ente erogatore non avrebbe effettuato controlli preventivi. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la creazione di una complessa messa in scena, comprensiva dell’uso di una società sportiva come schermo e del reclutamento di falsi collaboratori, integra gli estremi della Truffa aggravata, in quanto idonea a trarre in inganno l’amministrazione pubblica indipendentemente dalla profondità dei controlli eseguiti.

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Pubblicato il 27 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Truffa aggravata e bonus pubblici: i confini della responsabilità penale

La distinzione tra Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e il reato di indebita percezione è un tema di fondamentale importanza per chiunque operi nel settore dei contributi statali. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza su come la struttura della condotta fraudolenta determini la gravità del reato contestato, specialmente in contesti emergenziali dove le procedure di erogazione sono semplificate.

La differenza tra Truffa aggravata e indebita percezione

Il cuore della questione giuridica risiede nella presenza o meno di artifici e raggiri. Mentre l’indebita percezione (art. 316-ter c.p.) si configura quando il soggetto si limita a dichiarare il falso in assenza di controlli preventivi dell’ente, la Truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) richiede un quid pluris. Questo elemento aggiuntivo consiste in una messa in scena idonea a trarre in inganno l’erogatore, inducendolo a una disposizione patrimoniale che altrimenti non avrebbe effettuato.

Il caso dei bonus sportivi e la Truffa aggravata

Nel caso analizzato, gli indagati avevano architettato un sistema per ottenere le indennità destinate ai collaboratori sportivi previste dalla normativa COVID-19. Non si sono limitati a una semplice domanda mendace, ma hanno utilizzato un centro sportivo realmente esistente come mero schermo per dare apparenza di legittimità alle richieste. Hanno inoltre reclutato soggetti da far apparire come collaboratori e gestito le operazioni di accesso alla piattaforma informatica in modo coordinato.

L’irrilevanza della mancanza di controlli preventivi

Un punto cruciale della decisione riguarda la diligenza dell’ente erogatore. La difesa ha sostenuto che, mancando controlli immediati, il reato dovesse essere derubricato. La Suprema Corte ha invece ribadito che la scarsa attenzione o la mancanza di verifiche da parte della vittima (il cosiddetto deceptus) non escludono la punibilità per Truffa aggravata. Se il mezzo usato è oggettivamente idoneo a ingannare, il reato sussiste pienamente.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla natura sussidiaria dell’articolo 316-ter c.p. rispetto all’articolo 640-bis c.p. I giudici hanno chiarito che la fattispecie meno grave si applica solo a situazioni marginali, dove il silenzio o la falsa dichiarazione non sono accompagnati da una vera e propria attività decettiva organizzata. Nel caso di specie, l’utilizzo di una struttura societaria come paravento e la creazione di una documentazione complessa costituiscono quegli artifici che spostano l’asse verso la truffa. L’ente pubblico è stato indotto in errore non da una semplice omissione, ma da una rappresentazione della realtà totalmente distorta e costruita ad arte per superare i filtri, ancorché minimi, del sistema di erogazione.

Le conclusioni

Le conclusioni della Corte confermano la legittimità del sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto illecito. La decisione sottolinea che l’efficacia della condotta fraudolenta va valutata caso per caso, tenendo conto non solo della normativa del procedimento, ma anche delle modalità concrete con cui il reato è stato consumato. Chi organizza sistemi complessi per aggirare i controlli pubblici, anche in contesti di erogazione rapida, risponde del reato più grave. Questa interpretazione protegge le risorse pubbliche da attacchi orchestrati che vanno oltre la semplice dichiarazione inesatta, garantendo che le misure cautelari reali possano colpire efficacemente i patrimoni accumulati illecitamente.

Qual è la differenza principale tra truffa e indebita percezione?
La truffa richiede artifici e raggiri che inducono in errore l’ente, mentre l’indebita percezione si limita alla presentazione di dichiarazioni false senza una complessa messa in scena.

Cosa succede se l’ente pubblico non effettua controlli immediati?
La mancanza di controlli preventivi non esclude il reato di truffa se la condotta del richiedente è stata comunque idonea a ingannare l’amministrazione.

È possibile subire un sequestro dei beni per questi reati?
Sì, l’autorità giudiziaria può disporre il sequestro preventivo, anche per equivalente, delle somme considerate profitto del reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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