Termini a comparire: la Cassazione ribadisce, l’eccezione di nullità va sollevata subito
Nel processo penale, il rispetto delle scadenze e delle procedure non è una mera formalità, ma un pilastro fondamentale a garanzia del diritto di difesa. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 46299/2023) ci offre un’importante lezione sulla gestione dei termini a comparire e sulle conseguenze della mancata e tempestiva contestazione di una loro violazione. Analizziamo insieme questa decisione per capire perché la diligenza processuale è cruciale.
I fatti di causa
Un imputato, condannato in secondo grado dalla Corte d’Appello, decideva di presentare ricorso per Cassazione. L’unico motivo di doglianza era di natura puramente procedurale: sosteneva che non fosse stato rispettato il nuovo termine a comparire di quaranta giorni, introdotto dalla recente riforma legislativa (d.lgs. n. 150 del 2022) e già in vigore al momento dell’emissione del decreto di citazione in appello. Secondo il ricorrente, questa violazione avrebbe dovuto comportare la nullità della sentenza impugnata.
L’Ordinanza della Corte: l’importanza dei termini a comparire e della tempestività
La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile. Il ragionamento dei giudici si è concentrato non tanto sulla violazione del termine in sé, quanto sul comportamento processuale tenuto dal difensore nel grado di giudizio precedente.
La Corte ha chiarito che la nullità derivante dal mancato rispetto dei termini a comparire non è una nullità “assoluta” (che può essere rilevata in ogni stato e grado del procedimento), bensì una nullità “a regime intermedio”. Questo tipo di vizio, per consolidata giurisprudenza, deve essere eccepito, cioè contestato formalmente, dalla parte interessata alla prima occasione utile.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte sono state nette. I giudici hanno osservato che l’imputato e il suo difensore non avevano mai sollevato la questione davanti alla Corte d’Appello. Nonostante avessero la possibilità di presentare conclusioni scritte, non lo hanno fatto, né hanno in alcun modo segnalato il vizio procedurale prima che i giudici di secondo grado emettessero la loro decisione.
Questo silenzio processuale ha avuto un effetto sanante. Non avendo eccepito la nullità nei tempi e nei modi corretti, la parte ha perso il diritto di farla valere in un momento successivo, come in sede di ricorso per Cassazione. La Corte ha quindi applicato il principio secondo cui le nullità intermedie, se non tempestivamente denunciate, si considerano sanate. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Le conclusioni
Questa ordinanza è un monito fondamentale per tutti gli operatori del diritto. Dimostra che la vittoria o la sconfitta in un processo possono dipendere non solo dal merito della questione, ma anche dalla scrupolosa attenzione alle regole procedurali. La mancata contestazione di un vizio al momento giusto può precludere definitivamente la possibilità di far valere le proprie ragioni. La pronuncia ribadisce che il diritto non tutela chi trascura i propri oneri processuali, confermando l’importanza di una difesa attenta e diligente in ogni fase del giudizio.
Cosa succede se i termini a comparire in un processo penale non vengono rispettati?
Si verifica una nullità procedurale. Tuttavia, come chiarito dalla Corte, si tratta di una nullità a regime intermedio, non assoluta.
Quando bisogna contestare la violazione dei termini a comparire?
La contestazione (eccezione) deve essere sollevata alla prima occasione utile e, in ogni caso, prima della decisione del giudice nel grado di giudizio in cui si è verificata la violazione. Attendere il grado successivo è troppo tardi.
Qual è la conseguenza di una contestazione tardiva della nullità?
Se la nullità non viene eccepita tempestivamente, essa si considera sanata. Di conseguenza, un ricorso basato su tale vizio procedurale verrà dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di un’ammenda.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 46299 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 46299 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 02/11/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME NOME a BOLOGNA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 17/02/2023 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
visti gli atti e la sentenza impugnata; esaminati il ricorso di COGNOME NOME;
OSSERVA
Ritenuto che l’unico motivo di ricorso con cui si deduce il mancato rispetto dei termini comparire determiNOME in quaranta giorni a seguito della recente modifica dell’art. 601, comma 3, cod. proc. pen. del d.lgs. n. 150 del 2022, già entrata in vigore al momento della emissio del decreto, è manifestamente infondato in quanto la relativa nullità che, per giurispruden pacifica di questa Corte, è a regime intermedio, non è stata eccepita alla prima occasione uti e, comunque, prima della decisione di secondo grado, per mezzo delle pur possibili conclusioni scritte, mai presentate;
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con la condanna dellz ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 02/11/2023