Termine per Impugnare: Le Conseguenze di un Ricorso Tardivo
Nel processo penale, il rispetto delle scadenze è un principio cardine che garantisce la certezza del diritto e il corretto svolgimento della giustizia. Il termine per impugnare una sentenza rappresenta uno di questi paletti procedurali invalicabili. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di come la mancata osservanza di tale termine conduca inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità, precludendo ogni possibilità di esame nel merito. Analizziamo insieme questo caso emblematico.
I Fatti del Caso
La vicenda processuale ha origine da una sentenza del Tribunale di Aosta che affermava la responsabilità penale di un’imputata per il reato di cui agli artt. 494 (sostituzione di persona) e 61, n. 2 (aggravante) del codice penale. La decisione veniva confermata dalla Corte d’Appello di Torino con una sentenza emessa il 9 ottobre 2023, a seguito di un procedimento cartolare.
Contro quest’ultima decisione, la difesa dell’imputata proponeva ricorso per Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte si è trovata a dover esaminare, prima ancora delle ragioni di merito, un aspetto puramente procedurale: la tempestività del ricorso stesso.
Il Calcolo del Termine per Impugnare: Un Aspetto Cruciale
La Corte di Cassazione ha meticolosamente ricostruito la cronologia processuale per verificare il rispetto del termine per impugnare. Ecco i passaggi chiave del ragionamento dei giudici:
1. Deposito della Motivazione: La Corte d’Appello aveva fissato un termine di quarantacinque giorni per il deposito delle motivazioni della sua sentenza. Tale termine è stato rispettato, con il deposito avvenuto il 23 novembre 2023.
2. Decorrenza del Termine: Il punto fondamentale, sottolineato dalla Corte, è che il termine per l’impugnazione non decorre dalla data effettiva del deposito, ma dal giorno successivo alla scadenza del termine previsto per il deposito stesso.
3. Durata del Termine: Il termine ordinario per l’impugnazione era di quarantacinque giorni.
4. Estensione per l’Assenza: A questo periodo si sono aggiunti ulteriori quindici giorni, come previsto per l’impugnazione presentata dal difensore di un imputato giudicato in assenza.
Sulla base di questi elementi, il termine ultimo per presentare il ricorso era spirato il 22 gennaio 2024. Il ricorso, invece, è stato depositato solo il 28 febbraio 2024, risultando palesemente tardivo.
La Decisione della Corte di Cassazione
Di fronte a questa palese tardività, la Corte di Cassazione non ha potuto fare altro che dichiarare l’inammissibilità del ricorso. Questa decisione ha impedito ai giudici di entrare nel merito delle doglianze sollevate dalla difesa, cristallizzando di fatto la sentenza di condanna della Corte d’Appello.
Le Motivazioni
Le motivazioni della Suprema Corte sono lineari e si fondano sul principio di legalità processuale. I termini perentori stabiliti dalla legge non sono derogabili e la loro inosservanza costituisce un vizio insanabile che osta all’esame della domanda di giustizia. La Corte ha semplicemente applicato le norme del codice di procedura penale, evidenziando come il calcolo dei termini sia un’operazione matematica che non ammette interpretazioni estensive o sanatorie. L’inammissibilità del ricorso, come conseguenza diretta, ha comportato l’applicazione dell’art. 616 del codice di procedura penale, che prevede la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in 4.000,00 euro.
Le Conclusioni
Questa ordinanza ribadisce un insegnamento fondamentale per chiunque operi nel mondo del diritto: la forma, nel processo, è sostanza. Il mancato rispetto di una scadenza procedurale come il termine per impugnare può avere conseguenze definitive, vanificando qualsiasi argomento di merito, anche se potenzialmente fondato. Il caso dimostra l’importanza di una gestione attenta e precisa delle scadenze processuali, un onere di diligenza che grava primariamente sul difensore e la cui violazione preclude la possibilità per l’assistito di ottenere una revisione della decisione a lui sfavorevole.
Quando inizia a decorrere il termine per impugnare una sentenza?
Secondo l’ordinanza, il termine per l’impugnazione si calcola a partire dal giorno successivo alla scadenza del termine concesso al giudice per il deposito della motivazione della sentenza, e non dalla data in cui la motivazione viene effettivamente depositata.
Quali sono le conseguenze di un ricorso presentato oltre il termine stabilito?
Un ricorso presentato oltre i termini di legge viene dichiarato ‘inammissibile’. Ciò significa che la Corte non esamina le ragioni del ricorso e la sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Il termine per l’impugnazione può essere esteso?
Sì, il caso in esame mostra che al termine ordinario (in questo caso di 45 giorni) possono aggiungersi ulteriori periodi previsti dalla legge. Nello specifico, sono stati aggiunti 15 giorni perché l’impugnazione era proposta nell’interesse di un imputato che era stato giudicato in assenza.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28227 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 28227 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 25/06/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
LA BOCCETTA NOME NOME a MESSINA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 09/10/2023 della CORTE APPELLO di TORINO
c:1–at0 avviso alle parti; l i udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
che con la sentenza in epigrafe la Corte di appello di Torino ha confermato la sentenza emessa dal Tribunale di Aosta in data 9 gennaio 2020, che aveva affermato la penale responsabilità di NOME COGNOME per il reato di cui agli artt. 494 e 61, n. 2, cod. pen. e l’aveva condannata alla pena ritenuta di giustizia;
che il ricorso è stato presentato oltre il termine per impugnare stabilito dalla legge e che, pertanto, è palesemente inammissibile. Invero, la sentenza impugnata è stata pronunciata all’esito di procedimento cartolare, in data 9 ottobre 2023, rispetto alla quale il giudice ha assegNOME un termine di quarantacinque giorni per il deposito della motivazione, che è stato rispettato, essendo intervenuto il deposito il 23 novembre 2023. Tenuto conto che il termine per l’impugnazione si computa dal giorno successivo alla scadenza di quello previsto per il deposito della sentenza e che è pari a giorni quarantacinque, cui si aggiungono quindici giorni per l’impugnazione del difensore dell’imputato giudicato in assenza, tale termine è spirato il 22 gennaio 2024, mentre il ricorso è stato presentato il 28 febbraio 2024;
che all’inammissibilità del ricorso consegue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell’art. 616, comma 1, cod. proc. pen., al pagamento in favore della Cassa delle ammende di una somma che si reputa equo fissare in euro 4.000,00;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro quattromila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 25/06/2024.