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Termine per impugnare: quando il ricorso è tardivo

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso perché presentato oltre il termine per impugnare. L’ordinanza analizza il calcolo dei termini, partendo dalla data di scadenza per il deposito delle motivazioni della sentenza di appello. La tardività ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, riaffermando la perentorietà dei termini processuali.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Termine per impugnare: La Cassazione chiarisce le conseguenze del ricorso tardivo

Nel diritto processuale, il rispetto dei termini è un principio fondamentale. La presentazione di un atto oltre la scadenza prevista dalla legge può avere conseguenze definitive sull’esito di una causa. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci ricorda l’importanza di calcolare correttamente il termine per impugnare una sentenza, evidenziando come un errore possa portare alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con annesse sanzioni economiche. Questo caso offre uno spunto pratico per comprendere la disciplina dei termini nel processo penale.

Il caso in esame: un ricorso presentato fuori tempo massimo

La vicenda trae origine da un ricorso per cassazione presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte di Appello di Roma. Quest’ultima, pronunciata il 5 luglio 2023, aveva parzialmente riformato una precedente condanna emessa in primo grado. L’imputato, lamentando violazioni di legge e vizi di motivazione, ha deciso di rivolgersi alla Suprema Corte per ottenere l’annullamento della sentenza di secondo grado. Tuttavia, l’ostacolo principale non risiedeva nel merito delle doglianze, bensì in una questione puramente procedurale: la tempestività del ricorso.

Il calcolo corretto del termine per impugnare

La Corte di Cassazione, prima di entrare nel merito delle questioni sollevate, ha verificato d’ufficio il rispetto del termine per impugnare. L’analisi dei giudici è stata meticolosa e si è basata su alcuni passaggi chiave:

1. Termine per il deposito della motivazione: La Corte d’Appello aveva fissato in 90 giorni il termine per depositare le motivazioni della sua sentenza. Tale termine scadeva il 5 ottobre 2023.
2. Decorrenza del termine per l’impugnazione: Ai sensi dell’art. 585 c.p.p., il termine per proporre ricorso (in questo caso, 45 giorni) inizia a decorrere dalla scadenza del termine per il deposito della motivazione, anche se quest’ultima fosse stata depositata prima.
3. Scadenza finale: Sulla base di questi calcoli, il termine ultimo per presentare il ricorso per cassazione scadeva il 20 novembre 2023.

Il ricorso dell’imputato, invece, risultava depositato solo l’11 dicembre 2023, quasi un mese dopo la scadenza.

L’impatto della Riforma Cartabia

La Corte ha anche considerato una possibile estensione dei termini prevista dalla recente legislazione per gli imputati giudicati in assenza. Aggiungendo ulteriori 15 giorni, come previsto dal d.lgs. n. 150/2022 (Riforma Cartabia), la scadenza si sarebbe spostata, ma il ricorso sarebbe risultato comunque tardivo. Questo dimostra come, anche alla luce delle nuove normative, la tardività fosse palese e insanabile.

La decisione della Corte e le conseguenze sul termine per impugnare

Di fronte a una violazione così evidente dei termini procedurali, la Corte di Cassazione non ha potuto fare altro che dichiarare l’inammissibilità del ricorso. Questa decisione ha impedito ai giudici di esaminare le ragioni di merito presentate dal ricorrente, chiudendo di fatto il procedimento.

le motivazioni

La motivazione della Corte è lineare e si fonda sull’applicazione rigorosa delle norme procedurali. Il fulcro della decisione risiede nella constatazione oggettiva del mancato rispetto del termine per impugnare, come disciplinato dagli articoli 544 e 585 del codice di procedura penale. La Suprema Corte ha sottolineato che il deposito del ricorso in data 11 dicembre 2023 era avvenuto ben oltre la scadenza del 20 novembre 2023. La tardività integra una causa generale di inammissibilità prevista dall’art. 591, co. 1, lett. c), c.p.p., che deve essere dichiarata senza ulteriori formalità. La Corte ha inoltre specificato che l’evidente inammissibilità non consente di considerare il ricorrente immune da colpa, giustificando così l’applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dalla legge.

le conclusioni

L’ordinanza si conclude con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, viene inflitta una sanzione pecuniaria di 4.000,00 euro da versare alla cassa delle ammende. Questa decisione riafferma un principio cardine del nostro ordinamento: i termini processuali sono perentori e il loro mancato rispetto comporta conseguenze gravi, che precludono la possibilità di ottenere una revisione della decisione nel merito. Il caso serve da monito sulla necessità di una gestione attenta e precisa delle scadenze processuali per garantire la tutela effettiva dei propri diritti.

Da quando decorre il termine per impugnare una sentenza penale il cui termine per la motivazione è stato fissato dal giudice?
Come stabilito nel caso di specie, il termine per proporre impugnazione (in questo caso di 45 giorni) decorre dalla scadenza del termine che il giudice si è riservato per il deposito della motivazione (in questo caso, 90 giorni), a prescindere da quando le motivazioni vengano effettivamente depositate.

Cosa succede se un ricorso per cassazione viene depositato dopo la scadenza del termine?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Questa declaratoria impedisce alla Corte di esaminare il merito dei motivi di ricorso, rendendo definitiva la sentenza impugnata.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile per tardività?
La parte che ha presentato il ricorso tardivo viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende. Nel caso specifico, tale somma è stata quantificata in 4.000 euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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