Termine Impugnazione Penale: Quando un Ricorso è Inammissibile
Nel processo penale, il rispetto delle scadenze è un principio cardine che garantisce la certezza del diritto e il corretto svolgimento della giustizia. Il mancato rispetto del termine impugnazione penale può avere conseguenze drastiche, come la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, che preclude qualsiasi esame nel merito della questione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di come la tardività nel deposito di un atto possa vanificare le ragioni della difesa.
Il Contesto Processuale del Caso
Una donna, condannata in primo grado per furto aggravato e ricettazione, vedeva la sua pena parzialmente ridotta dalla Corte di Appello con una sentenza emessa il 31 ottobre 2022. I giudici di secondo grado si riservavano 60 giorni per il deposito delle motivazioni. La sentenza veniva effettivamente depositata l’8 marzo 2023, oltre il termine previsto, e comunicata al difensore il giorno successivo, il 9 marzo 2023. Contro questa decisione, il legale dell’imputata proponeva ricorso per cassazione, depositandolo il 26 aprile 2023.
Il Calcolo del Termine Impugnazione Penale
Il cuore della decisione della Cassazione risiede nel calcolo matematico dei termini. L’articolo 585 del codice di procedura penale stabilisce che, per le sentenze con un termine di deposito superiore a 15 giorni (in questo caso, 60), il termine per proporre impugnazione è di 45 giorni. Questo termine non decorre dalla data della sentenza o dal suo deposito, ma dal momento della comunicazione dell’avviso di deposito al difensore.
Nel caso specifico:
– Data di comunicazione: 9 marzo 2023
– Inizio decorrenza termine: 9 marzo 2023
– Scadenza del 45° giorno: 24 aprile 2023 (un lunedì)
Poiché il ricorso è stato depositato solo il 26 aprile 2023, risultava inequivocabilmente tardivo, essendo stato presentato due giorni dopo la scadenza perentoria.
L’Inapplicabilità della Riforma Cartabia
La difesa non poteva nemmeno avvalersi delle nuove disposizioni introdotte dalla Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022), in particolare dell’articolo 585, comma 1-bis, che prevede un’estensione di 15 giorni del termine per l’imputato assente. La stessa norma transitoria della riforma (art. 89) chiarisce che tale disposizione si applica esclusivamente alle impugnazioni contro sentenze emesse dopo il 30 dicembre 2022. La sentenza d’appello in questione, essendo stata pronunciata il 31 ottobre 2022, ricadeva interamente sotto la disciplina precedente.
Le Motivazioni della Cassazione
La Suprema Corte, con una procedura snella e senza udienza (de plano), ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso. Le motivazioni sono lineari e si fondano sulla rigorosa applicazione della legge processuale. I termini per impugnare sono perentori, ovvero non ammettono proroghe o sanatorie se non nei casi espressamente previsti. Il ritardo, anche di un solo giorno, comporta la decadenza dal diritto di impugnare. La Corte ha ribadito che il calcolo dei termini è un’operazione oggettiva che non lascia spazio a interpretazioni discrezionali. La tardività del ricorso era manifesta e, pertanto, l’unica decisione possibile era quella dell’inammissibilità.
Le Conclusioni e le Conseguenze Pratiche
In conclusione, l’ordinanza sancisce l’inammissibilità del ricorso a causa del suo deposito oltre il termine legale. Tale declaratoria non è priva di conseguenze. Ai sensi dell’articolo 616 del codice di procedura penale, l’imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia serve da monito sull’importanza cruciale della diligenza e della precisione nel monitorare e rispettare ogni termine impugnazione penale. Un errore nel calcolo delle scadenze può precludere definitivamente la possibilità di far valere le proprie ragioni davanti al giudice, rendendo la sentenza di condanna irrevocabile.
Da quando decorre il termine per impugnare una sentenza penale il cui deposito è fissato oltre i 15 giorni?
Il termine decorre dalla data di comunicazione dell’avviso di deposito della sentenza al difensore, come previsto dall’art. 585, comma 2, lett. c) del codice di procedura penale.
Qual è la durata del termine per proporre impugnazione in questo specifico caso?
Per le sentenze con un termine di deposito superiore a 15 giorni, il termine per l’impugnazione è di 45 giorni.
Quali sono le conseguenze di un ricorso presentato in ritardo?
Un ricorso tardivo viene dichiarato inammissibile. Ciò comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 46233 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 2 Num. 46233 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 08/11/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a VENEZIA il DATA_NASCITA avverso la sentenza del 31/10/2022 della CORTE APPELLO di VENEZIA
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO
La Corte di Appello di Venezia, con sentenza in data 31 ottobre 2022, in parziale riforma della pronuncia del tribunale di Venezia dell’8-6-2020 riduceva la pena inflitta a COGNOME NOME NOME ordine ai reati di furto aggravato e ricettazione ad anni 2, mesi 2 di reclusione C 666,00 di multa. La sentenza stabiliva quale termine per il deposito quello di 60 giorni, ven depositata oltre la predetta scadenza 1’8 marzo 2023 e risultava comunicata al difensore, come da attestazione di cancelleria, il successivo 9 marzo 2023.
Avverso detta sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore dell’imputata AVV_NOTAIO con atto depositato il 26 aprile 2023.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è tardivo e deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile con procedura de plano ai sensi dell’art. 610 comma 5 bis cod.proc.pen..
Ed invero ai sensi dell’art. 585 cod.proc.pen. il termine per proporre impugnazione avverso le sentenze che prevedono un termine di deposito superiore ai 15 giorni è quello di 45 giorn che decorre dalla comunicazione dell’avviso di deposito ex lett. c) comma 2 dell’art. 58 cod.proc.pen.. Nel caso di specie, pertanto, il termine di giorni 45 decorreva dal 9 marzo 202 e veniva a scadere il successivo 24 aprile (lunedì) mentre, il ricorso, risulta depositato cancelleria del giudice a quo soltanto il giorno 26 aprile e così dopo la scadenza di detto termi
Né al caso di specie si applica il comma 1 bis dell’art. 585 cod. proc.pen. che prevede per g imputati assenti un prolungamento del termine per la proposizione dell’impugnazione di giorni 15, stante la data di emissione della sentenza di appello anteriore al 30 dicembre del 2022. E invero, ai sensi dell’art. 89 del D.Ivo 150 del 2022:” Le disposizioni degli articoli 157-ter, comma 3, 581, commi 1-ter e 1-quater, e 585, comma 1-bis, del codice di procedura penale si applicano per le sole impugnazioni proposte avverso sentenze pronunciate in data successiva a quella di entrata in vigore del presente decreto”e, quindi, solo alle impugnazioni di sentenze emesse dopo il 30 dicembre del 2022.
In conclusione, l’impugnazione deve ritenersi inammissibile a norma dell’art. 606 comma terzo cod.proc.pen.; alla relativa declaratoria consegue, per il disposto dell’art cod.proc.pen., la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in C 3.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Roma, 8 novembre 2023