Termine Impugnazione Penale: Le Conseguenze Fatali del Ritardo
Nel mondo del diritto, il tempo è un fattore cruciale. I termini processuali non sono semplici indicazioni, ma veri e propri pilastri su cui si regge la certezza giuridica. Un recente provvedimento della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di come il mancato rispetto del termine impugnazione penale possa avere conseguenze definitive. L’ordinanza in esame sancisce l’inammissibilità di un ricorso presentato anche solo pochi giorni dopo la scadenza, ribadendo un principio fondamentale della procedura penale.
I Fatti del Caso: Un Appello Presentato Fuori Tempo Massimo
La vicenda trae origine da un’ordinanza emessa dal giudice dell’esecuzione del Tribunale di Milano. Un soggetto, ritenendo il provvedimento lesivo dei propri diritti, decideva di presentare ricorso per cassazione. L’atto di impugnazione, tuttavia, veniva depositato l’8 luglio 2025.
Il problema sorgeva da un calcolo temporale inesorabile: il provvedimento impugnato era stato notificato al difensore, in proprio e quale domiciliatario eletto, il 17 giugno 2025. Da quel momento, la legge prevedeva un termine perentorio per agire.
La Decisione della Corte: Inammissibilità per Tardività
La Corte di Cassazione, investita della questione, ha adottato una procedura snella (de plano) per decidere il caso, data l’evidenza della questione procedurale. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile senza entrare nel merito delle doglianze sollevate dal ricorrente.
La decisione si è basata su una semplice ma ferrea constatazione: il ricorso era stato presentato tardivamente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, come sanzione per aver adito la Corte con un ricorso palesemente inammissibile.
Le Motivazioni sul Termine Impugnazione Penale
La motivazione della Corte è lineare e si fonda sull’applicazione dell’articolo 585, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale. Questa norma stabilisce che il termine per proporre impugnazione è di quindici giorni per i provvedimenti emessi in seguito a un’udienza in camera di consiglio, come nel caso delle ordinanze del giudice dell’esecuzione.
Il calcolo è stato preciso: la notifica è avvenuta il 17 giugno 2025. Il termine di quindici giorni scadeva, quindi, il 2 luglio 2025. Poiché il ricorso è stato presentato l’8 luglio 2025, esso risultava depositato ben sei giorni oltre il limite massimo consentito. Questo ritardo ha costituito un vizio insanabile, che ha precluso alla Corte qualsiasi valutazione sul contenuto dell’impugnazione.
Le Conclusioni: L’Importanza della Tempestività Processuale
Questa ordinanza, pur nella sua brevità, lancia un messaggio inequivocabile: nel processo penale, la forma è sostanza e i termini sono perentori. La tardività non è una mera irregolarità, ma un errore fatale che impedisce l’accesso alla giustizia. Per i cittadini e, soprattutto, per i professionisti legali, questo caso serve come monito sull’importanza di una gestione diligente e scrupolosa delle scadenze processuali. Il mancato rispetto del termine per l’impugnazione non solo vanifica il diritto di difesa, ma comporta anche conseguenze economiche negative per l’assistito.
Qual è il termine per presentare ricorso contro un’ordinanza del giudice dell’esecuzione emessa in camera di consiglio?
Secondo l’art. 585, comma 1, lett. a), del codice di procedura penale, il termine per presentare l’impugnazione è di quindici giorni.
Cosa succede se un ricorso viene presentato dopo la scadenza del termine?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Ciò significa che i giudici non esamineranno il merito della questione. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Da quale momento inizia a decorrere il termine per l’impugnazione?
Il termine inizia a decorrere dal giorno della notificazione del provvedimento al difensore. Nel caso specifico analizzato, il termine è iniziato a decorrere dal 17 giugno 2025.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39689 Anno 2025
Penale Ord. Sez. 7 Num. 39689 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 20/11/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a SAN NOME il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 29/05/2025 della CORTE APPELLO di MILANO
udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto
Rilevato che NOME COGNOME ricorre per cassazione contro il provvedimento indicato in intestazione;
Rilevato che si procede de plano;
Ritenuto che il ricorso contro l’ordinanza del giudice dell’esecuzione sia stato presentato oltre il termine massimo di quindici giorni previsto dall’art. 585, comma 1, lett. a), cod. pr pen., in quanto l’ordinanza impugnata è stata notificata il 17 giugno 2025 al difensore, sia i proprio che quale domiciliatario eletto, il termine scadeva il 2 luglio 2025 (giorno di mercoledì il ricorso è stato presentato 1’8 luglio 2025;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonché al versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma determinata, in via equitativa, nella misura indicata in dispositivo;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 20 novembre 2025
Il consigliere estensore
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