Termine Impugnazione: Quando Inizia a Decorrere Davvero?
Nel processo penale, il rispetto delle scadenze è cruciale. Un solo giorno di ritardo può compromettere irrimediabilmente il diritto di difesa, rendendo inammissibile un’impugnazione. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale sul calcolo del termine impugnazione, chiarendo da quale giorno esatto si inizia a contare, specialmente quando la motivazione della sentenza viene depositata in anticipo. Questo caso offre uno spunto essenziale per comprendere la rigidità e la logica delle norme procedurali.
I Fatti del Caso
Un imprenditore veniva condannato in primo grado dal Tribunale per il reato di bancarotta documentale. La sentenza veniva emessa il 10 ottobre 2022 e il giudice si riservava 90 giorni per il deposito delle motivazioni. La cancelleria, tuttavia, depositava le motivazioni con largo anticipo, il 2 dicembre 2022.
La difesa dell’imputato presentava appello, ma la Corte d’Appello lo dichiarava inammissibile perché depositato tardivamente. Secondo i giudici di secondo grado, il termine per impugnare era già scaduto. La difesa, convinta della propria tesi, proponeva quindi ricorso per Cassazione, sostenendo un errore nel calcolo del dies a quo, ovvero del giorno da cui far partire il conteggio per l’appello.
La Questione Giuridica sul Termine Impugnazione
Il cuore della questione era stabilire il momento esatto da cui far decorrere i 45 giorni previsti per presentare appello. Secondo il ricorrente, il termine impugnazione doveva iniziare a decorrere non dalla data di effettivo deposito della sentenza, ma dal giorno successivo alla scadenza del termine di 90 giorni concesso al giudice. In pratica, sosteneva che il deposito anticipato non potesse ‘accorciare’ i tempi a disposizione della difesa.
La Corte di Cassazione è stata quindi chiamata a decidere se il dies a quo per l’impugnazione dovesse essere ancorato alla scadenza legale del termine per il deposito (anche se fittizia, dato il deposito anticipato) o alla comunicazione dell’avvenuto deposito anticipato.
Le Motivazioni della Cassazione
La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso infondato, confermando la decisione della Corte d’Appello e fornendo una spiegazione chiara e lineare del calcolo dei termini. I giudici hanno ricostruito il calendario processuale come segue:
1. Termine per il deposito della sentenza: Il termine di 90 giorni, a partire dal 10 ottobre 2022, sarebbe scaduto l’8 gennaio 2023. Essendo una domenica, la scadenza è stata prorogata al giorno successivo, lunedì 9 gennaio 2023.
2. Effettivo deposito: La sentenza è stata depositata nei termini, il 2 dicembre 2022.
3. Calcolo del termine impugnazione: La Corte ha stabilito che, conformemente all’articolo 585 del codice di procedura penale e a un consolidato orientamento giurisprudenziale (richiamando la sentenza ‘Rossi’ delle Sezioni Unite), il termine di 45 giorni per impugnare decorre dal giorno successivo alla scadenza del termine legale per il deposito, a prescindere da quando questo sia effettivamente avvenuto (purché avvenga entro i limiti).
4. Dies a quo e scadenza finale: Di conseguenza, il dies a quo era il 10 gennaio 2023. Calcolando 45 giorni da questa data, il termine ultimo per proporre appello scadeva il 23 febbraio 2023.
Poiché l’atto di appello risultava depositato il 24 febbraio 2023, era inequivocabilmente tardivo, anche se per un solo giorno. La Corte ha quindi concluso che il calcolo effettuato dalla Corte d’Appello era corretto e l’appello era inammissibile.
Conclusioni
La sentenza ribadisce un principio di certezza del diritto: per il calcolo del termine impugnazione, ciò che conta è la scadenza legale del termine per il deposito della motivazione, non il momento effettivo in cui tale adempimento avviene. Questa regola garantisce alle parti un periodo fisso e prevedibile per preparare le proprie difese, senza essere penalizzate o sorprese da un deposito anticipato da parte del giudice. Al contempo, sottolinea l’importanza di una gestione meticolosa delle scadenze processuali, dove anche un solo giorno di errore può avere conseguenze definitive sull’esito di un giudizio.
Da quando inizia a decorrere il termine per impugnare una sentenza se il deposito delle motivazioni avviene prima della scadenza fissata dal giudice?
Il termine per impugnare, in questo caso di 45 giorni, inizia a decorrere non dal giorno del deposito anticipato, ma dal primo giorno successivo alla scadenza del termine legale concesso al giudice per il deposito (nel caso di specie, 90 giorni).
Come si calcola il termine di 90 giorni per il deposito di una sentenza se il novantesimo giorno cade di domenica?
Se il giorno di scadenza di un termine cade in un giorno festivo, come la domenica, la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo. Nel caso analizzato, la scadenza è slittata dall’8 gennaio (domenica) al 9 gennaio.
Qual è la conseguenza del deposito tardivo di un atto di appello?
Il deposito dell’atto di appello oltre il termine perentorio stabilito dalla legge ne comporta l’inammissibilità. L’impugnazione non viene esaminata nel merito e la sentenza di primo grado diventa definitiva.
Testo del provvedimento
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 17980 Anno 2024
Penale Sent. Sez. 5 Num. 17980 Anno 2024
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 13/03/2024
SENTENZA
Nel procedimento a carico di COGNOME NOME nato a ROMA il DATA_NASCITA
avverso la SENTENZA del 26/09/2023 della CORTE di APPELLO di ROMA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal consigliere NOME COGNOME udita la requisitoria del Procuratore Generale, in persona del sostituto, NOME COGNOME, c concluso per il rigetto del ricorso.
RITENUTO IN FATTe ll,
1.Con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Roma dichiarato inammissibile, per tardivit l’appello presentato da NOME COGNOME avverso la sentenza del Tribunale di Velletri, che lo av dichiarato colpevole di bancarotta documentale.
Il ricorso per cassazione è affidato agli avvocati NOME COGNOME e NOME COGNOMECOGNOME COGNOME qu con un unico motivo, deducono violazione degli artt. 172 e 585 cod. proc. pen.: la declarato di inammissibilità dell’appello è errata in quanto resa in violazione del termine previs l’impugnazione. Afferma il ricorrente che il dies a quo doveva essere individuato nel primo giorno non festivo, successivo alla scadenza del termine per il deposito della sentenza di primo grad e, dunque, dal 10 gennaio 2023, richiamando al riguardo il principio di diritto affermato d Sezioni unite ‘Rossi’ n. 155 del 2012.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso non è fondato.
1.La sentenza del Tribunale di Velletri è stata emessa il 10 ottobre 2022, con termine per deposito indicato in 90 giorni, che maturava il 9 gennaio 2023 (poiché il giorno 8 gennai novantesimo giorno, cadeva di domenica).
La predetta sentenza è stata depositata nei termini (il 2 dicembre 2022), cosicchè, il termi per impugnare, di quarantacinque giorni, di cui all’art. 585 col. lett. c), cod. proc. calcolato assumendo come termine iniziale il primo giorno successivo a quello di scadenza per il deposito della sentenza, e cioè il 10 gennaio 2023 – veniva a maturare il 23 febbraio 2023 (no il 24 febbraio 2023 come sostiene il ricorrente, giorno in cui risulta, tardivamente, depos l’appello).
È corretto, dunque, il calcolo dei 45 giorni, quale termine per l’impugnazione, come effettua dalla Corte di merito, ed era inammissibile l’appello perché tardivo, come statuito nella sente impugnata.
Al rigetto del ricorso segue ex lege la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, addì 13 marzo 2024 Il Consigliere estensore