Termine Impugnazione: Quando Inizia a Decorrere se la Motivazione è Anticipata?
Il rispetto dei termini processuali è un pilastro fondamentale del nostro ordinamento giuridico, la cui violazione può avere conseguenze definitive sull’esito di un giudizio. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 42754 del 2024, torna a fare chiarezza su un aspetto cruciale: il calcolo del termine impugnazione quando la motivazione della sentenza di primo grado viene depositata in anticipo rispetto alla scadenza fissata dal giudice. La decisione offre un’importante lezione sulla certezza del diritto e sulla corretta interpretazione delle norme procedurali.
I Fatti del Caso
La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un imputato per il reato di estorsione aggravata in concorso. La sentenza di primo grado era stata deliberata il 27 giugno 2023, con il giudice che si era riservato 90 giorni per il deposito delle motivazioni, fissando la scadenza al 25 settembre 2023. Tuttavia, la motivazione veniva depositata in cancelleria con un certo anticipo, il 15 settembre 2023.
La difesa proponeva appello, ma la Corte d’Appello lo dichiarava inammissibile per tardività, sostenendo che fosse stato depositato oltre il termine di 45 giorni. Contro questa decisione, la difesa presentava ricorso per cassazione, denunciando un presunto errore di calcolo da parte della Corte di merito.
La Decisione della Corte sul Termine Impugnazione
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile e confermando in toto la decisione della Corte d’Appello. Gli Ermellini hanno ribadito un principio consolidato in materia di termini processuali, essenziale per garantire la prevedibilità e la stabilità delle procedure giudiziarie.
Il fulcro della decisione risiede nella corretta individuazione del cosiddetto dies a quo, ovvero il giorno da cui inizia a decorrere il termine per proporre l’impugnazione. La Corte ha stabilito che, anche in caso di deposito anticipato della motivazione, il termine per impugnare non decorre dalla data effettiva del deposito, ma dal giorno successivo alla scadenza del termine legale o giudiziale originariamente fissato.
Le Motivazioni
La Corte di Cassazione ha esposto con chiarezza il proprio ragionamento, basato su un calcolo matematico e su precise norme procedurali. La sentenza di primo grado aveva un termine di 90 giorni per il deposito, con scadenza il 25 settembre 2023. Il termine per impugnare, fissato in 45 giorni, doveva quindi essere calcolato a partire dal giorno successivo, ovvero dal 26 settembre 2023.
Il calcolo corretto, come illustrato dalla Corte, è il seguente:
* Giorni rimanenti a settembre: 5 (dal 26 al 30)
* Giorni di ottobre: 31
* Giorni di novembre: 9
La somma (5 + 31 + 9) porta a 45 giorni, fissando la scadenza perentoria per l’appello al 9 novembre 2023. Poiché l’atto di appello era stato depositato il 10 novembre 2023, risultava inequivocabilmente tardivo, anche se per un solo giorno. La dichiarazione di inammissibilità da parte della Corte d’Appello era, pertanto, giuridicamente corretta.
Conclusioni
Questa pronuncia rafforza un principio cardine della procedura penale: la certezza dei termini processuali. Consentire che il termine per l’impugnazione decorra dalla data di un deposito anticipato creerebbe incertezza per le parti, che dovrebbero costantemente monitorare la cancelleria del tribunale. La scelta del legislatore è quella di ancorare la decorrenza a una data certa e predeterminata (la scadenza del termine per il deposito), tutelando così il diritto di difesa. La sentenza serve da monito sull’importanza della massima diligenza nel calcolo e nel rispetto dei termini, la cui violazione preclude irrimediabilmente l’accesso a un grado di giudizio.
Se la motivazione di una sentenza viene depositata prima della scadenza, da quando decorre il termine per impugnare?
Il termine per l’impugnazione decorre sempre dal giorno successivo alla scadenza del termine originariamente fissato dal giudice per il deposito, e non dalla data dell’effettivo deposito anticipato.
Perché l’appello nel caso di specie è stato considerato tardivo?
L’appello è stato considerato tardivo perché è stato depositato il 10 novembre 2023, ovvero un giorno dopo la scadenza del termine di 45 giorni, che, calcolato correttamente, scadeva il 9 novembre 2023.
Quali sono state le conseguenze per il ricorrente a seguito della dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 42754 Anno 2024
Penale Sent. Sez. 2 Num. 42754 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 26/09/2024
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 03/04/2024 della CORTE APPELLO di ROMA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PASQUALE AVV_NOTAIOCOGNOME
Ricorso trattato con contraddittorio scritto ai sensi dell’art. 23, comma 8, D.L. n.137/2020 e successivo art. 8 D.L. 198/2022, conv. con modif. I. n. 14/2023.
RITENUTO IN FATTO
NOME COGNOME, a mezzo del difensore di fiducia, ricorre per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Bari del 3/04/2024, con la quale, nel contradittorio delle parti, è stata dichiarata inammissibile per tardività l’impugnazione proposta nei confronti della sentenza del Tribunale di Civitavecchia che ha condannato l’imputato alla pena di giustizia in ordine al delitto di estorsione aggravata in concorso.
La difesa denuncia l’errore in cui sarebbe caduta la Corte di merito nel ritenere tardivo l’appello.
Il P.G. presso questa Corte, con requisitoria del 18 luglio 2024, ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile.
La sentenza di primo grado è stata deliberata il 27/06/2023 con termine di deposito di giorni novanta che scadeva il 25/09/2023; la motivazione della sentenza risulta essere stata depositata il 15/09/2023; il termine per impugnare è di giorni 45, decorrente dal 26/09/2023, quale giorno successivo alla scadenza di quello previsto per il deposito della sentenza; sommando giorni 5 di settembre (26-30) + 31 di ottobre + 9 di novembre, la scadenza del termine per impugnare è correttamente individuata nel 9 novembre 2023, non essendosi proceduto, ex art. 581, comma 1-bis, cod. proc. pen., nei confronti di imputato assente.
Ne consegue che l’appello depositato il 10 novembre risulta tardivo.
All’inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa per le ammende, così determinata in ragione dei profili di inammissibilità rilevati (Corte cost., 13 giugno 2000 n. 186).
P.Q.M.
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Così deciso, il 26 settembre 2024.