LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Termine impugnazione: conta l’ultima notifica

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza di inammissibilità di un appello, chiarendo che il termine impugnazione, in caso di notifiche di un provvedimento in date diverse all’interessato e al suo difensore, decorre per entrambi dalla data dell’ultima notifica. In applicazione dell’art. 585, comma 3, c.p.p., la Corte ha ritenuto tempestivo l’appello presentato prima della scadenza del termine calcolato sulla notifica più recente, anche se dopo la scadenza del termine calcolato sulla prima notifica.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Termine impugnazione: la Cassazione fa chiarezza sulla decorrenza

Nel processo penale, il rispetto dei termini è un pilastro fondamentale. Un ritardo, anche di un solo giorno, nel presentare un atto può comportare la sua inammissibilità, con conseguenze decisive per l’esito di un procedimento. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 24790 del 2024, ha ribadito un principio cruciale in materia di termine impugnazione, specialmente quando le notifiche di un provvedimento avvengono in momenti diversi per l’imputato e il suo difensore. Vediamo insieme i dettagli di questa importante decisione.

I fatti del caso: appello tardivo o tempestivo?

La vicenda ha origine da un’ordinanza del Magistrato di Sorveglianza che applicava a un soggetto la misura di sicurezza della libertà vigilata per due anni. Il provvedimento veniva notificato al difensore in una certa data e, a distanza di circa una settimana, al diretto interessato. Il difensore depositava l’atto di appello entro quindici giorni dalla notifica ricevuta dal suo assistito, ma oltre i quindici giorni dalla notifica che lui stesso aveva ricevuto.

Il Tribunale di Sorveglianza, investito della questione, dichiarava l’appello inammissibile per tardività, ritenendo che il termine fosse decorso dalla prima notifica, quella al legale. Contro questa decisione, l’interessato proponeva ricorso per cassazione, sostenendo la violazione della norma che regola la decorrenza dei termini.

Il principio del termine impugnazione più favorevole

Il cuore della questione risiede nell’interpretazione dell’articolo 585 del Codice di Procedura Penale. Il ricorrente, tramite il suo difensore, ha evidenziato come il comma 3 di tale articolo stabilisca una regola chiara e inequivocabile: quando la decorrenza del termine è diversa per l’imputato e per il suo difensore, ‘opera per entrambi il termine che scade per ultimo’.

Questo principio, noto come favor impugnationis, mira a garantire la massima effettività del diritto di difesa, evitando che una delle parti possa essere pregiudicata da una scadenza anticipata rispetto all’altra. Nel caso specifico, il dies a quo (giorno di inizio) per il calcolo dei quindici giorni doveva essere individuato nella data di notifica del provvedimento all’interessato, essendo questa successiva a quella effettuata al difensore.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto integralmente la tesi difensiva, ritenendo il ricorso fondato. I giudici hanno riaffermato che la disciplina dell’art. 585, comma 3, c.p.p. trova piena applicazione anche nei procedimenti di sorveglianza. La norma è concepita per tutelare il diritto di difesa e non lascia spazio a interpretazioni restrittive.

La Corte ha specificato che, essendo stata l’ordinanza notificata al difensore il 23 marzo 2023 e all’interessato il 1° aprile 2023, il termine di quindici giorni per l’impugnazione iniziava a decorrere per entrambi da quest’ultima data. Di conseguenza, il deposito dell’appello, avvenuto l’11 aprile 2023, era da considerarsi pienamente tempestivo, poiché il termine non era ancora decorso.

Le conclusioni e le implicazioni pratiche

Con questa sentenza, la Cassazione ha annullato l’ordinanza di inammissibilità e ha rinviato gli atti al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo giudizio. La decisione rafforza un principio di garanzia fondamentale: nel calcolo del termine impugnazione, prevale sempre la scadenza più lontana tra quelle che riguardano l’imputato e il suo difensore. Questa regola assicura che entrambe le parti abbiano a disposizione l’intero lasso di tempo previsto dalla legge per preparare e presentare l’impugnazione, senza che disallineamenti nelle notifiche possano compromettere il diritto di difesa.

Da quando inizia a decorrere il termine per l’impugnazione se la notifica al difensore e all’interessato avviene in date diverse?
Secondo l’art. 585, comma 3, del codice di procedura penale, confermato da questa sentenza, il termine per l’impugnazione decorre per entrambi (interessato e difensore) dalla data dell’ultima notifica effettuata.

Il principio del termine che scade per ultimo si applica anche ai procedimenti di sorveglianza?
Sì, la Corte di Cassazione ha chiarito che questa disciplina trova piena applicazione anche nel caso di provvedimenti emessi in camera di consiglio dal magistrato di sorveglianza, come quelli relativi alle misure di sicurezza.

Cosa succede se un appello viene depositato dopo la scadenza del termine calcolato sulla prima notifica, ma prima della scadenza calcolata sull’ultima?
L’appello deve essere considerato tempestivo e, quindi, ammissibile. La legge stabilisce che opera per entrambe le parti il termine che scade per ultimo, rendendo irrilevante la scadenza del termine calcolato sulla prima notifica.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati