Ricorso Tardivo: la Cassazione Dichiara l’Inammissibilità e Condanna alle Spese
Nel labirinto delle procedure legali, il rispetto dei termini è una regola aurea. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce questo principio fondamentale, dichiarando inammissibile un appello a causa della tardività del ricorso. Questo caso offre uno spunto cruciale per comprendere le gravi conseguenze che possono derivare dal mancato rispetto delle scadenze processuali, anche quando le questioni di merito sollevate sono potenzialmente fondate.
I Fatti del Caso: un DASPO e un Ricorso Fuori Termine
La vicenda ha origine da un provvedimento di DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) emesso dal Questore nei confronti di un soggetto. La misura, oltre a vietare l’accesso agli stadi, imponeva l’obbligo di presentazione in Questura 30 minuti dopo l’inizio di ogni incontro di una specifica squadra di calcio, per una durata di cinque anni. Il GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) presso il Tribunale competente convalidava tale provvedimento.
Contro questa decisione, l’interessato proponeva ricorso per Cassazione, lamentando due principali violazioni: in primo luogo, una lesione del diritto di difesa, poiché il GIP non avrebbe tenuto conto di una memoria difensiva depositata; in secondo luogo, l’assenza dei presupposti di pericolosità necessari per l’emissione della misura.
Tuttavia, prima ancora di poter analizzare il merito delle doglianze, la Suprema Corte si è soffermata su un aspetto puramente procedurale: la data di deposito del ricorso.
L’Analisi della Cassazione sulla Tardività del Ricorso
La Corte ha basato la sua decisione su un’analisi rigorosa delle tempistiche procedurali, rilevando una fatale tardività del ricorso che ne ha precluso l’esame nel merito.
La Norma di Riferimento: i Termini per Impugnare
Il Codice di procedura penale, all’articolo 585, comma 1, lettera a), stabilisce che il termine per proporre impugnazione è di 15 giorni per i provvedimenti emessi in seguito a camera di consiglio. Il comma 2, lettera a), del medesimo articolo, precisa che tale termine decorre dalla notificazione del provvedimento alla parte.
Nel caso specifico, l’ordinanza del GIP era stata notificata in data 18 marzo 2024. Facendo un semplice calcolo, il termine ultimo per depositare il ricorso scadeva il 3 aprile 2024. Il ricorso, invece, è stato depositato solo il 10 aprile 2024, ben oltre la scadenza prevista dalla legge.
Le Motivazioni della Decisione
La motivazione della Suprema Corte è netta e inequivocabile. Il mancato rispetto del termine perentorio di 15 giorni rende il ricorso irrimediabilmente inammissibile. I giudici non hanno potuto fare altro che prendere atto della tardività, senza entrare nel merito delle questioni sollevate dal ricorrente, quali la presunta violazione del diritto di difesa o la carenza dei presupposti della misura. La legge, su questo punto, non ammette deroghe, se non in casi eccezionali in cui la parte dimostri di essere incorsa nel ritardo senza colpa, circostanza non ravvisata nel caso di specie.
Conclusioni: Le Conseguenze dell’Inammissibilità
La declaratoria di inammissibilità non è una mera formalità. Ai sensi dell’articolo 616 del codice di procedura penale, essa comporta due conseguenze economiche significative per il ricorrente. In primo luogo, la condanna al pagamento delle spese del procedimento. In secondo luogo, il versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che la Corte ha equitativamente fissato in euro 3.000,00. Questa ordinanza serve da monito: nel processo, la forma è sostanza e il tempo è un fattore non negoziabile. Ignorare le scadenze processuali significa non solo perdere l’opportunità di far valere le proprie ragioni, ma anche esporsi a ulteriori sanzioni economiche.
Qual è il termine per impugnare un’ordinanza emessa in camera di consiglio?
Secondo l’articolo 585, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale, il termine per impugnare è di 15 giorni, decorrenti dalla notificazione del provvedimento.
Cosa succede se un ricorso viene depositato dopo la scadenza del termine previsto?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile per tardività. Ciò significa che il giudice non esaminerà il merito delle questioni sollevate, ma si fermerà alla valutazione del rispetto dei termini procedurali.
Quali sono le conseguenze economiche della declaratoria di inammissibilità del ricorso?
In base all’articolo 616 del codice di procedura penale, la parte che ha proposto il ricorso inammissibile viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, il cui importo è stabilito dal giudice. Nel caso specifico, la somma è stata fissata in 3.000,00 euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 40625 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 40625 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 27/09/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a MESSINA il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 15/03/2024 del GIP TRIBUNALE di CROTONE
‘Cl .. LTU -57 n 7i -g -crgréTar D tiy
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
4
RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
Con ordinanza del 15/03/2024 il GIP presso il Tribunale di AVV_NOTAIO convalidava il DASPO emesso dal AVV_NOTAIO nei confronti di COGNOME NOME, con cui si imponeva allo stesso l’obbligo di presentazione presso la Questura di RAGIONE_SOCIALE 30 minuti dopo l’inizio di ogni incontro dell’RAGIONE_SOCIALE per la durata di anni 5.
Avverso tale sentenza l’imputato ha presentato ricorso per cassazione, lamentando, con un primo motivo, violazione del diritto di difesa per non avere il GIP dato conto nell’ordinanza di convalida di quanto contenuto nella memoria difensiva depositata prima dello scadere del termine di 48 ore fissato per l’instaurazione del contraddittorio cartolare.
Con un secondo motivo, si lamenta l’assenza di presupposti di pericolosità per l’emissione della misura.
3. Il ricorso è inammissibile per tardività.
Ai sensi dell’articolo 585, comma 1, lettera a), cod. proc. pen., il termine per impugnare è di 15 giorni, decorrente (comma 2, lettera a) dalla notificazione del provvedimento emesso in camera di consiglio.
Nel caso di specie, l’ordinanza è stata notificata il 18 marzo 2024, per cui la scadenza del termine per impugnare coincideva con il 3 aprile 2024, mentre il ricorso è stato depositato il 10 aprile 2024.
4. Non può quindi che concludersi nel senso dell’inammissibilità del ricorso.
Tenuto altresì conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in euro 3.000,00.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento dell spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, il 27 settembre 2024.