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Tardività ricorso: inammissibile appello per DASPO

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un’ordinanza di convalida di un DASPO. La decisione si fonda sulla tardività del ricorso, presentato oltre il termine perentorio di 15 giorni dalla notifica del provvedimento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 6 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Tardivo: la Cassazione Dichiara l’Inammissibilità e Condanna alle Spese

Nel labirinto delle procedure legali, il rispetto dei termini è una regola aurea. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce questo principio fondamentale, dichiarando inammissibile un appello a causa della tardività del ricorso. Questo caso offre uno spunto cruciale per comprendere le gravi conseguenze che possono derivare dal mancato rispetto delle scadenze processuali, anche quando le questioni di merito sollevate sono potenzialmente fondate.

I Fatti del Caso: un DASPO e un Ricorso Fuori Termine

La vicenda ha origine da un provvedimento di DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) emesso dal Questore nei confronti di un soggetto. La misura, oltre a vietare l’accesso agli stadi, imponeva l’obbligo di presentazione in Questura 30 minuti dopo l’inizio di ogni incontro di una specifica squadra di calcio, per una durata di cinque anni. Il GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) presso il Tribunale competente convalidava tale provvedimento.

Contro questa decisione, l’interessato proponeva ricorso per Cassazione, lamentando due principali violazioni: in primo luogo, una lesione del diritto di difesa, poiché il GIP non avrebbe tenuto conto di una memoria difensiva depositata; in secondo luogo, l’assenza dei presupposti di pericolosità necessari per l’emissione della misura.

Tuttavia, prima ancora di poter analizzare il merito delle doglianze, la Suprema Corte si è soffermata su un aspetto puramente procedurale: la data di deposito del ricorso.

L’Analisi della Cassazione sulla Tardività del Ricorso

La Corte ha basato la sua decisione su un’analisi rigorosa delle tempistiche procedurali, rilevando una fatale tardività del ricorso che ne ha precluso l’esame nel merito.

La Norma di Riferimento: i Termini per Impugnare

Il Codice di procedura penale, all’articolo 585, comma 1, lettera a), stabilisce che il termine per proporre impugnazione è di 15 giorni per i provvedimenti emessi in seguito a camera di consiglio. Il comma 2, lettera a), del medesimo articolo, precisa che tale termine decorre dalla notificazione del provvedimento alla parte.

Nel caso specifico, l’ordinanza del GIP era stata notificata in data 18 marzo 2024. Facendo un semplice calcolo, il termine ultimo per depositare il ricorso scadeva il 3 aprile 2024. Il ricorso, invece, è stato depositato solo il 10 aprile 2024, ben oltre la scadenza prevista dalla legge.

Le Motivazioni della Decisione

La motivazione della Suprema Corte è netta e inequivocabile. Il mancato rispetto del termine perentorio di 15 giorni rende il ricorso irrimediabilmente inammissibile. I giudici non hanno potuto fare altro che prendere atto della tardività, senza entrare nel merito delle questioni sollevate dal ricorrente, quali la presunta violazione del diritto di difesa o la carenza dei presupposti della misura. La legge, su questo punto, non ammette deroghe, se non in casi eccezionali in cui la parte dimostri di essere incorsa nel ritardo senza colpa, circostanza non ravvisata nel caso di specie.

Conclusioni: Le Conseguenze dell’Inammissibilità

La declaratoria di inammissibilità non è una mera formalità. Ai sensi dell’articolo 616 del codice di procedura penale, essa comporta due conseguenze economiche significative per il ricorrente. In primo luogo, la condanna al pagamento delle spese del procedimento. In secondo luogo, il versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che la Corte ha equitativamente fissato in euro 3.000,00. Questa ordinanza serve da monito: nel processo, la forma è sostanza e il tempo è un fattore non negoziabile. Ignorare le scadenze processuali significa non solo perdere l’opportunità di far valere le proprie ragioni, ma anche esporsi a ulteriori sanzioni economiche.

Qual è il termine per impugnare un’ordinanza emessa in camera di consiglio?
Secondo l’articolo 585, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale, il termine per impugnare è di 15 giorni, decorrenti dalla notificazione del provvedimento.

Cosa succede se un ricorso viene depositato dopo la scadenza del termine previsto?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile per tardività. Ciò significa che il giudice non esaminerà il merito delle questioni sollevate, ma si fermerà alla valutazione del rispetto dei termini procedurali.

Quali sono le conseguenze economiche della declaratoria di inammissibilità del ricorso?
In base all’articolo 616 del codice di procedura penale, la parte che ha proposto il ricorso inammissibile viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, il cui importo è stabilito dal giudice. Nel caso specifico, la somma è stata fissata in 3.000,00 euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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