Sfregio permanente: la Cassazione conferma la severità per le lesioni al volto
Il tema dello sfregio permanente torna al centro del dibattito giurisprudenziale con una recente ordinanza della Corte di Cassazione. La protezione dell’integrità fisica e dell’armonia estetica del volto è tutelata dal legislatore con particolare rigore, specialmente dopo l’introduzione di specifiche norme volte a punire le deformazioni dell’aspetto.
L’analisi dei fatti e il reato di sfregio permanente
Il caso trae origine dalla condanna di un uomo per il reato previsto dall’art. 583-quinquies del codice penale. L’imputato era stato ritenuto responsabile di aver cagionato lesioni tali da determinare uno sfregio permanente al volto della vittima. In seguito alla conferma della condanna in secondo grado da parte della Corte d’Appello, il soggetto ha proposto ricorso per Cassazione lamentando violazione di legge e vizi di motivazione.
Secondo la difesa, la ricostruzione della responsabilità non sarebbe stata corretta. Tuttavia, l’analisi dei giudici di legittimità ha evidenziato come le lesioni provocate non fossero semplici ferite superficiali, ma danni estetici duraturi capaci di alterare i tratti somatici della persona offesa.
La decisione della Suprema Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione principale risiede nella mancanza di specificità dei motivi presentati dal ricorrente. In sede di legittimità, non è sufficiente contestare genericamente la decisione precedente; è necessario individuare errori logici o giuridici precisi che il giudice di merito avrebbe commesso.
Nel caso di specie, il ricorrente si è limitato a riprodurre le medesime critiche già sollevate in appello, senza confrontarsi realmente con le risposte fornite dai giudici di secondo grado. Questo comportamento processuale rende il ricorso una mera ripetizione di argomenti già vagliati, portando inevitabilmente alla sua esclusione.
Il rigore contro i ricorsi generici
La sentenza sottolinea come la reiterazione di censure già disattese con corretti argomenti giuridici non possa trovare spazio nel giudizio di Cassazione. Oltre all’inammissibilità, tale condotta comporta una sanzione economica, quantificata in questo caso in tremila euro, da versare alla Cassa delle Ammende, oltre al pagamento delle spese del procedimento.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sulla natura del delitto di cui all’art. 583-quinquies c.p. I giudici hanno rilevato che le lesioni al volto avevano effettivamente determinato un’alterazione permanente dell’aspetto, criterio cardine per la configurabilità dello sfregio permanente. La Corte d’Appello aveva già fornito una motivazione solida e coerente, spiegando perché le ferite riportate dalla vittima dovessero essere classificate come deformazione. Il ricorso, non offrendo elementi nuovi o critiche puntuali a tale ragionamento, è stato giudicato privo della necessaria specificità intrinseca, risultando meramente riproduttivo di questioni di fatto già risolte.
Le conclusioni
In conclusione, la pronuncia ribadisce che lo sfregio permanente è un reato che non ammette interpretazioni riduttive quando il danno estetico è oggettivo e duraturo. Per chi intende impugnare una sentenza di condanna, è fondamentale che l’atto di ricorso sia costruito su basi giuridiche specifiche e non su una semplice contestazione dei fatti già accertati. La decisione conferma l’orientamento di massima severità sia nel merito della tutela della persona, sia nel metodo processuale, sanzionando i ricorsi considerati dilatori o manifestamente infondati.
Quando una lesione al viso viene considerata sfregio permanente?
Si configura quando la lesione altera in modo duraturo l’armonia dei lineamenti del volto, peggiorandone l’aspetto estetico, indipendentemente da una vera e propria deformazione ripugnante.
Cosa comporta l’inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
L’inammissibilità impedisce l’esame dei motivi nel merito e comporta solitamente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
Perché la specificità dei motivi è fondamentale nel ricorso?
Perché la Cassazione è un giudice di legittimità e non di merito; pertanto, il ricorrente deve indicare con precisione l’errore di diritto o il vizio logico della sentenza impugnata.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 43443 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 43443 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 18/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a PESCARA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 27/01/2023 della CORTE APPELLO di L’AQUELA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
ORDINANZA
Sul ricorso proposto da NOME COGNOME avverso la sentenza della Corte di appello di L’Aquila del 27 gennaio 2023 di condanna del medesimo alla pena indicata in dispositivo per il reato di cui all’art. 583 quinquies cod. pen..
Visti gli atti e la sentenza impugnata;
Esaminati i motivi di ricorso in cui ci si duole della violazione di legge e del vizio di motivazione in relazione alla ritenuta responsabilità del prevenuto per il delitto ascrittogli.
Considerato che il motivo di ricorso che contesta la correttezza della motivazione posta a base della condanna, è privo di specificità perché meramente riproduttivo di profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi con corretti argomenti giuridici dal giudice del merito, rilevandosi come le lesioni al volto provocate alla persona offesa ne avessero determinato lo sfregio permanente.
Ritenuto pertanto che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, versando il medesimo in colpa, della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in Roma il 18 ottobre 2023.