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Sequestro probatorio EPPO: limiti del riesame in Italia

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro un’ordinanza del Tribunale del Riesame. Quest’ultimo aveva confermato la legittimità formale di un sequestro probatorio EPPO disposto da un ufficio della Procura Europea di un altro Stato membro. La Corte ha stabilito che il giudice italiano può esaminare solo i profili formali dell’atto, mentre la valutazione nel merito (il `fumus commissi delicti`) spetta al giudice dello Stato che ha avviato l’indagine.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Sequestro Probatorio EPPO: La Cassazione definisce i confini del controllo nazionale

In un mondo giuridico sempre più interconnesso, la cooperazione tra le autorità giudiziarie dei diversi Stati membri dell’Unione Europea è fondamentale. La Procura Europea (EPPO) rappresenta uno degli strumenti più innovativi in questo senso. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 43243 del 2023, ha offerto chiarimenti cruciali sui limiti della giurisdizione del giudice italiano nel riesaminare un sequestro probatorio EPPO disposto da un’autorità di un altro Stato membro. La pronuncia stabilisce una netta divisione di competenze, attribuendo al giudice nazionale il solo controllo sulla legittimità formale dell’atto.

I Fatti di Causa

Una società a responsabilità limitata si è vista notificare un decreto di perquisizione e sequestro emesso dal Procuratore Europeo Delegato presso un ufficio italiano. Il provvedimento, tuttavia, era stato eseguito su delega di un’indagine proveniente da un ufficio della Procura Europea situato in un altro Paese dell’UE (nella fattispecie, Madrid).

La società ha impugnato il decreto davanti al Tribunale del Riesame, contestando la sussistenza di elementi idonei a giustificare il proprio coinvolgimento nel reato ipotizzato e la mancanza di concrete esigenze preventive. Il Tribunale ha dichiarato la richiesta inammissibile, sostenendo che la propria competenza fosse circoscritta alla verifica dei presupposti formali dell’atto e alla legittimità delle modalità di esecuzione. La valutazione nel merito, ovvero del cosiddetto fumus commissi delicti, spettava invece all’autorità giudiziaria estera che aveva avviato le indagini.
Contro questa decisione, la società ha proposto ricorso per Cassazione.

La Decisione della Corte e la natura del sequestro probatorio EPPO

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile e confermando pienamente l’impostazione del Tribunale del Riesame. La decisione si fonda su un’attenta interpretazione della normativa che regola il funzionamento della Procura Europea, in particolare gli articoli 30 e seguenti del Regolamento EPPO.

La competenza del giudice nazionale

Il punto centrale della sentenza è la delimitazione delle competenze tra l’autorità giudiziaria emittente (AG madrilena nel caso di specie) e quella di esecuzione (AG italiana). La Corte ha affermato che, in caso di indagini transfrontaliere condotte dall’EPPO, il controllo di merito sull’attività investigativa è di esclusiva competenza dello Stato membro da cui parte l’indagine.

Al giudice dello Stato richiesto, come l’Italia in questa vicenda, spetta unicamente:

  1. Verificare i presupposti formali del provvedimento.
  2. Controllare la legittimità delle modalità di esecuzione.
  3. Garantire il rispetto dei diritti dell’indagato durante l’esecuzione.

Qualsiasi doglianza relativa al merito, come la carenza di indizi o l’insussistenza del fumus, deve essere indirizzata all’autorità giudiziaria dello Stato membro che ha emesso l’ordine.

I motivi del ricorso dichiarati inammissibili

La Cassazione ha giudicato i motivi di ricorso della società come generici e non pertinenti. La difesa, infatti, si era limitata a contestare la mancanza di motivazione sul fumus e la violazione del principio di specialità, senza però confrontarsi con la ragione fondamentale della decisione del Tribunale: la carenza di giurisdizione sul merito. I giudici hanno sottolineato come sia inammissibile un ricorso che ignori le argomentazioni centrali della decisione impugnata.

Le Motivazioni

La motivazione della Suprema Corte si basa sulla necessità di assicurare un funzionamento efficiente e coerente del sistema EPPO. Se ogni Stato membro in cui viene eseguito un atto d’indagine potesse riesaminare nel merito l’intera impalcatura accusatoria, si creerebbe una frammentazione del procedimento e un potenziale conflitto tra giurisdizioni, vanificando lo scopo stesso della Procura Europea.

Il regolamento EPPO, secondo la Corte, disegna un sistema in cui lo Stato che avvia l’indagine mantiene il controllo sulla sostanza della stessa, mentre lo Stato che presta assistenza si assicura che l’esecuzione avvenga nel rispetto delle proprie leggi procedurali e dei diritti fondamentali. Le censure della società ricorrente sono state definite “eccentriche” proprio perché pretendevano dal giudice italiano una valutazione di merito che la legge riserva a un altro organo giurisdizionale.

Le Conclusioni

Questa sentenza consolida un importante principio procedurale nell’ambito della cooperazione giudiziaria penale europea. Le imprese e i cittadini coinvolti in indagini transfrontaliere gestite dall’EPPO devono essere consapevoli che le loro difese nel merito devono essere presentate davanti all’autorità giudiziaria dello Stato membro che conduce l’inchiesta. Il ricorso agli strumenti di impugnazione nazionali, come il riesame, è efficace solo se si contestano vizi formali del provvedimento o irregolarità nelle modalità di esecuzione. In caso contrario, come dimostra questa pronuncia, il ricorso è destinato a essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali.

Qual è la competenza del giudice italiano nel riesame di un sequestro probatorio disposto dalla Procura Europea (EPPO) di un altro Stato membro?
La competenza del giudice italiano è limitata alla verifica dei presupposti formali dell’atto e della legittimità delle modalità di esecuzione, nel rispetto dei diritti dell’indagato. Non può entrare nel merito dell’indagine, come la valutazione del fumus commissi delicti.

Perché il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le censure sollevate riguardavano il merito dell’accusa e la mancanza di prove, questioni che, secondo la Corte, dovevano essere sollevate davanti all’autorità giudiziaria dello Stato membro che ha emesso il provvedimento. Inoltre, il ricorso non si confrontava adeguatamente con le motivazioni della decisione impugnata.

A chi spetta valutare il merito (il “fumus”) di un’indagine EPPO transnazionale?
La valutazione del merito dell’attività investigativa, inclusa la sussistenza degli indizi di reato (fumus), spetta esclusivamente all’autorità giudiziaria dello Stato membro dell’EPPO che ha emesso il provvedimento e che conduce l’indagine principale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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