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Rinvio pregiudiziale: quando è inammissibile

In un caso di truffa online, un GUP ha sollevato una questione di competenza territoriale tramite rinvio pregiudiziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il rinvio inammissibile, sottolineando che questo strumento non può essere attivato d’ufficio dal giudice che ha già ampiamente motivato la propria competenza. È necessaria un’esplicita richiesta della parte che eccepisce l’incompetenza affinché la questione sia rimessa alla Suprema Corte.

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Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Rinvio pregiudiziale di competenza: la Cassazione chiarisce i limiti di ammissibilità

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47351 del 2023, ha fornito un’importante precisazione sui presupposti di applicazione del rinvio pregiudiziale, istituto introdotto dalla riforma Cartabia per risolvere preventivamente le questioni di competenza territoriale. La pronuncia stabilisce che tale strumento non può essere una delega in bianco al giudice di legittimità, ma richiede requisiti precisi, tra cui una specifica richiesta di parte.

Il caso: una truffa online e il dubbio sulla competenza territoriale

Il caso trae origine da un procedimento per truffa online. Durante l’udienza preliminare, la difesa dell’imputato aveva sollevato un’eccezione di incompetenza territoriale del Tribunale di Chieti. Secondo la difesa, la competenza spettava al Tribunale di Milano, luogo in cui si trovava la filiale dell’istituto di credito gestore del conto corrente telematico dell’imputato su cui era confluito il profitto del reato. In subordine, veniva indicato il Tribunale di Cosenza, dove la vittima aveva materialmente eseguito l’ordine di bonifico.

Il Giudice dell’udienza preliminare (GUP) di Chieti, pur ritenendosi competente, ha deciso di non risolvere direttamente la questione. Invece di rigettare l’eccezione, ha optato per il rinvio pregiudiziale della questione alla Corte di Cassazione, ai sensi dell’art. 24-bis del codice di procedura penale.

La posizione del GUP e il rinvio alla Suprema Corte

Il GUP ha ampiamente argomentato le ragioni a sostegno della propria competenza, individuando il luogo di consumazione del reato nel momento e nel luogo in cui la vittima, indotta in errore, aveva disposto il pagamento. Tuttavia, anziché emettere una decisione formale, ha rimesso gli atti alla Cassazione, tenendo conto dei diversi orientamenti giurisprudenziali e dell’eccezione sollevata dalla difesa.

La decisione della Corte di Cassazione sul rinvio pregiudiziale

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso, ovvero il rinvio pregiudiziale, inammissibile. La Suprema Corte non è entrata nel merito della questione di competenza, ma si è concentrata sui presupposti procedurali per l’attivazione di questo nuovo strumento. La decisione ha chiarito che il rinvio pregiudiziale non può essere utilizzato dal giudice come un modo per ottenere una conferma della propria tesi o per delegare una decisione che rientra nei suoi poteri.

Le motivazioni: perché il rinvio è stato dichiarato inammissibile

La Corte ha basato la sua decisione su due pilastri fondamentali:

1. La natura del rinvio pregiudiziale: questo istituto è uno strumento risolutivo preventivo, ma non spoglia il giudice di merito del suo dovere di decidere. Se un giudice ritiene manifestamente infondata un’eccezione di incompetenza, deve rigettarla. Il rinvio è concepito per situazioni di incertezza oggettiva, non per casi in cui il giudice ha già maturato e argomentato ampiamente un convincimento. Nel caso di specie, il GUP aveva già costruito una solida motivazione a favore della propria competenza, rendendo il rinvio contraddittorio.

2. La mancanza di un requisito essenziale: la Corte ha evidenziato come mancasse un presupposto fondamentale, ovvero una esplicita richiesta della parte di rimettere la questione alla Cassazione. La difesa si era limitata a sollevare una semplice eccezione di incompetenza. Per attivare il meccanismo dell’art. 24-bis c.p.p., è necessario che la parte che solleva l’eccezione chieda specificamente che la decisione venga demandata in via pregiudiziale alla Suprema Corte. In assenza di tale richiesta, il giudice deve decidere autonomamente sull’eccezione.

Conclusioni: le implicazioni pratiche per i processi penali

Questa sentenza traccia una linea netta sull’utilizzo del rinvio pregiudiziale. Le conclusioni pratiche sono significative:
– Il giudice non può attivare d’ufficio il rinvio se ha già gli elementi per decidere e ha formulato un chiaro orientamento sulla questione.
– Le parti che intendono avvalersi di questo strumento devono formularne esplicita richiesta, non essendo sufficiente la sola eccezione di incompetenza.
– L’istituto è finalizzato a prevenire conflitti di competenza e lungaggini processuali, ma non può trasformarsi in uno strumento di delega che costringa la Cassazione a valutare “al buio” questioni complesse senza una mediazione provvedimentale del giudice di merito.

Cos’è il rinvio pregiudiziale sulla competenza introdotto dalla Riforma Cartabia?
È un meccanismo preventivo che consente a un giudice, su richiesta di parte, di sottoporre una questione di competenza territoriale direttamente alla Corte di Cassazione per una decisione vincolante, prima di procedere nel merito.

Perché la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il rinvio in questo caso?
La Corte lo ha dichiarato inammissibile principalmente per due motivi: primo, mancava una esplicita richiesta della parte che aveva sollevato l’eccezione di incompetenza; secondo, il giudice remittente aveva già ampiamente argomentato a favore della propria competenza, rendendo il rinvio uno strumento improprio.

Una semplice eccezione di incompetenza da parte della difesa è sufficiente per attivare il rinvio pregiudiziale?
No. Secondo la sentenza, non è sufficiente. La parte che eccepisce l’incompetenza deve chiedere esplicitamente che la questione sia rimessa alla Corte di Cassazione ai sensi dell’art. 24-bis c.p.p. In assenza di tale richiesta, il giudice deve decidere autonomamente sull’eccezione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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