Rinuncia all’impugnazione: quando un passo indietro costa caro
La rinuncia all’impugnazione è un istituto processuale che, sebbene possa sembrare un semplice atto di desistenza, produce effetti giuridici ed economici ben precisi e irrevocabili. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (Sentenza n. 47717/2023) offre un chiaro esempio delle conseguenze derivanti da tale scelta, sottolineando l’importanza di una decisione ponderata e della corretta procedura da seguire. Analizziamo insieme questo caso per comprendere a fondo la natura di questo atto e le sue implicazioni.
I fatti del caso
La vicenda ha origine da una sentenza emessa dal Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Torre Annunziata, con cui un imputato veniva condannato a una pena di tre anni di reclusione e 6.000,00 euro di multa per reati legati agli stupefacenti, in concorso con altre persone. Contro questa decisione, l’imputato, tramite il suo difensore, proponeva ricorso per Cassazione, lamentando un’errata qualificazione giuridica dei fatti e sostenendo che vi fossero i presupposti per un proscioglimento immediato.
Tuttavia, prima che la Corte potesse esaminare il merito del ricorso, perveniva alla cancelleria un atto di rinuncia. Tale atto era stato sottoscritto dal difensore, munito di una procura speciale che lo autorizzava espressamente a compiere questa scelta per conto del suo assistito.
La decisione della Corte sulla rinuncia all’impugnazione
Di fronte a questa dichiarazione, la Corte di Cassazione non ha potuto fare altro che dichiarare il ricorso inammissibile. La rinuncia, infatti, una volta pervenuta alla cancelleria del giudice dell’impugnazione (il cosiddetto giudice ad quem), produce un effetto automatico e non reversibile: l’estinzione del diritto di contestare la sentenza.
La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, aspetto di notevole rilevanza, al versamento di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria è stata giustificata dalla sussistenza di profili di colpa nella condotta processuale, legati alla presentazione di un ricorso a cui è poi seguita una rinuncia.
Le motivazioni giuridiche della sentenza
La Suprema Corte ha ribadito la natura giuridica della rinuncia all’impugnazione. Si tratta di:
* Atto processuale formale: Deve essere effettuato secondo le forme previste dalla legge.
* Atto abdicativo: Comporta l’abbandono del diritto a far valere i propri motivi di doglianza.
* Atto irrevocabile e recettizio: Una volta comunicato al giudice competente, non può essere ritirato e produce i suoi effetti senza bisogno di accettazione.
La Corte ha sottolineato che si tratta di un atto strettamente personale. Può essere compiuto direttamente dalla parte interessata oppure, come nel caso di specie, dal suo difensore, a condizione che quest’ultimo sia in possesso di una procura speciale. Questo documento è fondamentale perché autorizza l’avvocato a compiere un atto di disposizione del diritto così importante, che incide direttamente sulla posizione del suo assistito.
La conseguenza inevitabile della rinuncia è la declaratoria di inammissibilità del ricorso, come previsto dall’art. 591, comma 1, lett. d) del codice di procedura penale. La condanna al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende discende dalla colpa nel promuovere un’azione giudiziaria e poi abbandonarla, causando un inutile dispendio di risorse per il sistema giustizia.
Le conclusioni
Questa sentenza ci insegna che la decisione di impugnare una sentenza deve essere seria e ben ponderata. La rinuncia all’impugnazione non è una semplice ritirata senza conseguenze. Al contrario, è un atto giuridico che chiude definitivamente la possibilità di riesaminare una decisione e comporta precise responsabilità economiche. Chi intraprende la via del ricorso deve essere consapevole che un eventuale ripensamento, seppur legittimo, comporta la condanna alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria che, come in questo caso, può essere anche significativa. La procura speciale conferita al difensore diventa, in questo contesto, un atto di massima fiducia, poiché gli affida il potere di compiere una scelta dalle conseguenze definitive.
Cosa succede se si rinuncia a un ricorso in Cassazione?
La rinuncia, una volta depositata, rende il ricorso immediatamente inammissibile. Ciò significa che la Corte non esaminerà il merito della questione e la sentenza impugnata diventerà definitiva.
La rinuncia all’impugnazione comporta sempre dei costi?
Sì. La legge prevede che la parte che rinuncia sia condannata al pagamento delle spese processuali. Inoltre, come stabilito in questa sentenza, se la Corte ravvisa profili di colpa, può aggiungere la condanna al pagamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende.
L’avvocato può rinunciare all’impugnazione per conto del suo cliente?
Sì, ma solo ed esclusivamente se è munito di una procura speciale. Questo documento deve autorizzarlo in modo specifico a compiere tale atto, data la sua importanza e le conseguenze irrevocabili che comporta per l’assistito.
Testo del provvedimento
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 47717 Anno 2023
Penale Sent. Sez. 7 Num. 47717 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 19/10/2023
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a TORRE DEL GRECO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 12/01/2023 del GIUDICE UDIENZA PRELIMINARE di TORRE ANNUNZIATA
dato av)Ao alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
Con sentenza del 12 gennaio 2023 il G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata ha applicato a COGNOME NOME la pena di anni tre di reclusione ed euro 6.000,00 di multa in ordine al reato di cui agli artt. 110, 61 n. 11-quater cod. pen.; 73, commi 1 e 4, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione COGNOME NOME, a mezzo del suo difensore, lamentando, con un unico motivo, violazione di legge per errata qualificazione giuridica del fatto ed evidente ipotesi di proscioglimento a norma dell’art. 129 cod. proc. pen.
Il 30 marzo 2023 è, tuttavia, pervenuto un atto con cui il difensore del ricorrente, COGNOME munito COGNOME di COGNOME procura COGNOME speciale, COGNOME ha COGNOME dichiarato COGNOME di COGNOME rinunciare all’impugnazione.
La rinuncia all’impugnazione è un atto processuale a carattere formale, consistente in una dichiarazione abdicativa, irrevocabile e recettizia, da cui discende l’effetto dell’inammissibilità dell’impugnazione, una volta che l’atto sia pervenuto alla cancelleria del giudice ad quem. Si tratta di un atto strettamente personale, che può essere proposto o dalla parte personalmente o dal difensore munito di apposita procura speciale.
L’indicata rinuncia, in quanto effettuata in ossequio alle forme previste dalla legge, comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, ai sensi dell’art. 591, comma 1 lett. d), cod. proc. pen., cui consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, sussistendo profili di colpa, al pagamento in favore della Cassa delle ammende di una somma che, in considerazione delle ragioni di inammissibilità del ricorso stesso e del momento di presentazione dell’atto di rinuncia, si ritiene congruo fissare in euro 3.000,00.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 19 ottobre 2023