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Rinuncia al ricorso: le conseguenze sulle spese

Un imputato, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro una condanna per stupefacenti e armi, vi rinuncia formalmente. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile e, applicando il principio di soccombenza, condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza chiarisce che la rinuncia al ricorso volontaria equivale a una sconfitta processuale, giustificando l’addebito dei costi.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Rinuncia al ricorso: chi paga le spese? Analisi della Cassazione

La decisione di presentare un’impugnazione in un processo penale è un passo significativo, ma cosa accade se, in un secondo momento, si decide di fare marcia indietro? La rinuncia al ricorso è un istituto previsto dal nostro ordinamento, ma le sue conseguenze non sono banali. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: chi rinuncia al ricorso è considerato la parte soccombente e, di conseguenza, è tenuto al pagamento delle spese processuali. Analizziamo insieme il caso per comprendere meglio la logica della Suprema Corte.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da una condanna emessa dal Giudice dell’udienza preliminare, a seguito di giudizio abbreviato, nei confronti di un individuo per gravi reati. Le accuse includevano la coltivazione di un ingente quantitativo di cannabis (circa 850 piante), la detenzione di cocaina e hashish, e la detenzione di un fucile semiautomatico con matricola abrasa. La pena inflitta era di cinque anni di reclusione e 20.000 euro di multa.

Successivamente, la Corte di Appello, su richiesta di concordato dell’imputato limitata al trattamento sanzionatorio, aveva parzialmente riformato la sentenza, riducendo la pena a quattro anni e due mesi di reclusione e 18.000 euro di multa. Contro questa decisione, l’imputato proponeva ricorso per cassazione, sollevando questioni relative alla confisca di alcuni beni e alle prescrizioni di una misura cautelare. Tuttavia, prima della discussione, lo stesso imputato presentava una formale dichiarazione di rinuncia all’impugnazione.

La Rinuncia al Ricorso e la Decisione della Cassazione

Di fronte alla dichiarazione di rinuncia, la Corte di Cassazione non ha potuto fare altro che prenderne atto. Ai sensi dell’art. 591, lettera d), del codice di procedura penale, la rinuncia è una delle cause che determina l’inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile l’impugnazione presentata.

La questione centrale, però, non era tanto l’esito del ricorso, quanto le conseguenze economiche di tale rinuncia. La Corte ha infatti condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.

Le Motivazioni

La Suprema Corte ha spiegato in modo chiaro il proprio ragionamento giuridico. La condanna alle spese si fonda sul principio di soccombenza: chi perde la causa, paga. Nel contesto di una rinuncia al ricorso, l’atto volontario del ricorrente di abbandonare l’impugnazione lo pone in una posizione di soccombenza. La sua iniziativa processuale si conclude senza un esame nel merito, ma per una sua scelta, determinando così la chiusura del procedimento da lui stesso avviato.

La Corte ha inoltre operato una distinzione importante rispetto ad altri casi di inammissibilità. Ha chiarito che questo scenario è diverso da quello in cui l’inammissibilità deriva da una sopravvenuta carenza di interesse non imputabile al ricorrente (ad esempio, la revoca del provvedimento impugnato da parte della stessa autorità che lo aveva emesso). In tali situazioni, non essendoci colpa o una scelta volontaria che determina la fine del processo, non vi è condanna alle spese. Nel caso di specie, invece, la rinuncia è un atto dispositivo e volontario che giustifica pienamente l’applicazione del principio di soccombenza e la conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.

Conclusioni

La sentenza in esame offre un importante promemoria sulle implicazioni procedurali ed economiche della rinuncia al ricorso. Questa scelta, sebbene legittima, non è priva di conseguenze. Comporta la declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione e, aspetto non trascurabile, la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione a favore della Cassa delle Ammende. È una chiara applicazione del principio per cui ogni azione processuale comporta una responsabilità, anche quando si decide di interromperla volontariamente.

Cosa succede se si rinuncia a un ricorso per cassazione?
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, senza esaminarlo nel merito.

Chi presenta una rinuncia al ricorso deve pagare le spese processuali?
Sì, la sentenza stabilisce che il ricorrente che rinuncia all’impugnazione è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.

Perché la rinuncia volontaria comporta la condanna alle spese?
Perché la rinuncia è considerata un atto che pone il ricorrente in una posizione di soccombenza (cioè di parte perdente). La chiusura del procedimento dipende da una sua scelta volontaria, il che giustifica l’addebito dei costi secondo i principi generali del processo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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