Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Quando l’Appello Diventa Inammissibile
Presentare un ricorso in Cassazione rappresenta l’ultimo grado di giudizio nel sistema legale italiano, un’opportunità per contestare una sentenza ritenuta ingiusta. Tuttavia, cosa succede quando l’imputato stesso decide di fare un passo indietro? Un’ordinanza recente della Suprema Corte chiarisce le conseguenze dirette di una rinuncia al ricorso, un atto che chiude definitivamente la porta a una revisione del caso, con precise implicazioni procedurali ed economiche.
I Fatti del Caso
La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un individuo per il reato di furto aggravato, sentenza prima emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e successivamente confermata dalla Corte di Appello di Napoli. L’imputato, non rassegnato alla decisione, ha proposto ricorso per Cassazione, cercando di ottenere l’annullamento della condanna.
Tuttavia, prima che la Corte potesse esaminare il caso, si è verificato un evento decisivo: l’imputato ha depositato telematicamente un atto di rinuncia al ricorso. Questo documento, la cui firma è stata autenticata dal difensore, ha cambiato radicalmente il corso del procedimento.
La Decisione della Corte: Focus sulla Rinuncia al Ricorso
Di fronte a questa nuova circostanza, la Corte di Cassazione non è entrata nel merito delle argomentazioni difensive relative al furto aggravato. L’attenzione dei giudici si è concentrata esclusivamente sull’atto di rinuncia. La Corte ha preso atto della volontà espressa dall’imputato di non voler più proseguire con l’impugnazione.
Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Questa dichiarazione non significa che la Corte abbia dato ragione o torto all’imputato sulla questione originaria, ma semplicemente che, a causa della rinuncia, non sussistevano più le condizioni per procedere all’esame del ricorso stesso. La decisione ha comportato per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di 500,00 Euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni
La motivazione alla base della decisione è puramente procedurale. La rinuncia è un atto dispositivo con cui la parte manifesta in modo inequivocabile la volontà di porre fine al giudizio di impugnazione da lei stessa promosso. Una volta che la rinuncia viene presentata in modo formale e valido – in questo caso, con firma autenticata dal difensore – essa produce un effetto estintivo immediato sul procedimento. Il giudice non ha altra scelta che prenderne atto e dichiarare il ricorso inammissibile, poiché viene a mancare l’impulso di parte che è necessario per la prosecuzione del giudizio. Le sanzioni economiche (spese e ammenda) sono una conseguenza automatica prevista dalla legge per i casi di inammissibilità.
Le Conclusioni
Questa ordinanza evidenzia un principio fondamentale della procedura penale: la volontà della parte è sovrana nel determinare la sorte del proprio ricorso. La scelta di rinunciare è un atto grave e definitivo, che preclude ogni ulteriore esame della sentenza impugnata. Le implicazioni pratiche sono chiare: una rinuncia al ricorso, sebbene possa derivare da svariate ragioni (come un accordo o una riconsiderazione delle proprie possibilità di successo), non è priva di costi. La condanna alle spese processuali e all’ammenda serve a sanzionare l’inutile attivazione della macchina giudiziaria. Pertanto, la decisione di impugnare una sentenza e, a maggior ragione, quella di rinunciare all’impugnazione, deve essere sempre ponderata con attenzione insieme al proprio legale di fiducia.
Cosa succede se si rinuncia a un ricorso presentato in Cassazione?
La rinuncia formale a un ricorso ne causa la dichiarazione di inammissibilità da parte della Corte, la quale non procede all’esame del merito della questione.
La rinuncia al ricorso comporta delle conseguenze economiche per chi l’ha presentata?
Sì, la dichiarazione di inammissibilità dovuta a rinuncia comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, come stabilito dalla Corte.
Perché la Corte non ha esaminato il merito del caso di furto aggravato?
La Corte non ha esaminato il merito perché l’atto di rinuncia al ricorso, validamente presentato dall’imputato, ha interrotto il procedimento, obbligando i giudici a fermarsi a una valutazione puramente procedurale e a dichiarare l’inammissibilità dell’impugnazione.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 15342 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 15342 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 27/03/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COMPAGNONE NOME NOME a TEANO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 27/06/2022 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
NUMERO_DOCUMENTO
Rilevato che l’imputato NOME COGNOME ricorre avverso la sentenza con cui la Corte di Appello di Napoli ha confermato la sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere di condanna per il delitto di furto aggravato;
Preso atto che, in data 14 febbraio 2024, è stata depositata telematicamente la rinunzia al ricorso a firma dell’imputato, con autentica della sottoscrizione da parte del difensore.
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 500,00 in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro cinquecento in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, il 27 marzo 2024.