Rinuncia al ricorso: quando l’appello si ferma
La rinuncia al ricorso è un atto processuale con cui una parte decide volontariamente di abbandonare l’impugnazione presentata contro una decisione giudiziaria. Questa scelta, apparentemente semplice, comporta conseguenze legali ed economiche ben precise, come illustrato da una recente ordinanza della Corte di Cassazione. Il caso in esame riguarda un imputato che, dopo aver presentato ricorso avverso una condanna per lesioni aggravate, ha deciso di ritirarlo. Vediamo come la Suprema Corte ha gestito la situazione e quali principi ha riaffermato.
I fatti del processo
La vicenda ha origine da una sentenza della Corte d’Appello di Torino, che aveva parzialmente riformato una precedente pronuncia del Tribunale, confermando la responsabilità penale di un individuo per il reato di lesioni aggravate. Contro questa decisione, il difensore dell’imputato aveva proposto ricorso per cassazione. Tuttavia, in una fase successiva, lo stesso difensore ha comunicato formalmente alla Corte, tramite posta elettronica certificata (p.e.c.), la volontà del suo assistito di rinunciare all’impugnazione.
Le conseguenze della rinuncia al ricorso
Di fronte a questa comunicazione, pervenuta prima dell’udienza, la Corte di Cassazione non ha potuto fare altro che prenderne atto. La rinuncia è un atto che estingue il diritto di impugnazione e priva il giudice della possibilità di esaminare il merito della questione. Di conseguenza, il ricorso non può che essere dichiarato inammissibile.
La decisione della Corte di Cassazione
Con l’ordinanza del 17 luglio 2023, la settima sezione penale della Corte di Cassazione ha formalmente dichiarato l’inammissibilità del ricorso. Questa declaratoria, però, non è priva di effetti per il ricorrente. Anzi, la legge prevede specifiche conseguenze per chi attiva il sistema giudiziario per poi abbandonare il percorso.
Le motivazioni
La Corte ha motivato la sua decisione basandosi sulla constatazione oggettiva della comunicazione di rinuncia, pervenuta formalmente nelle date del 19 giugno e del 7 luglio 2023. La volontà dell’imputato, espressa tramite il suo difensore, è stata ritenuta sufficiente per interrompere il procedimento. La conseguenza diretta e inevitabile di una rinuncia al ricorso è la sua dichiarazione di inammissibilità. A questa, si aggiungono le sanzioni processuali previste dalla normativa: la condanna del rinunciante al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende. Nel caso specifico, tale somma è stata quantificata in cinquecento euro.
Le conclusioni
L’ordinanza ribadisce un principio fondamentale della procedura penale: la rinuncia all’impugnazione è un atto serio che comporta la fine del giudizio e l’applicazione di sanzioni economiche. Chi decide di presentare un ricorso deve essere consapevole che un successivo ripensamento non è a costo zero. La condanna alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende serve a sanzionare l’impiego di risorse giudiziarie per un’azione processuale poi abbandonata. Questa decisione, quindi, funge da monito sull’importanza di ponderare attentamente la scelta di impugnare una sentenza.
Cosa succede se un imputato decide di ritirare il proprio ricorso in Cassazione?
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, il che significa che non entra nel merito della questione e il procedimento di impugnazione si conclude.
Quali sono le conseguenze economiche di una rinuncia al ricorso?
L’imputato che rinuncia al ricorso viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro, stabilita dal giudice, in favore della Cassa delle ammende. In questo caso, la somma era di cinquecento euro.
È sufficiente una comunicazione via p.e.c. da parte del difensore per formalizzare la rinuncia?
Sì, il provvedimento dimostra che la comunicazione formale della rinuncia al ricorso, effettuata dal difensore tramite protocolli ufficiali come la posta elettronica certificata, è un atto sufficiente perché la Corte ne prenda atto e dichiari l’inammissibilità.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 45374 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 45374 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 17/07/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: NOME COGNOME nato a TORINO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 12/07/2022 della CORTE APPELLO di TORINO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
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RITENUTO IN FATTO e CONSIDERATO IN DIRITTO
Rilevato che il difensore di NOME ricorre per cassazione avverso la sentenza con la quale la Corte d’appello di Torino, in parziale riforma della pronuncia resa dal Tribunale di Torino, ha confermato la penale responsabilità dell’imputato in ordine al delitto di lesioni aggravate.
Considerato che, con atto, pervenuto in data 19 giugno 2023, via p.e.c. dalla Corte d’appello di Torino e, in data 07 luglio 2023, attraverso protocollo, il difensore dell’imputato ha comunicato la rinuncia al ricorso dal parte di quest’ultimo.
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di euro cinquecento in favore della RAGIONE_SOCIALE delle a m me nde.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro cinquecento in favore della RAGIONE_SOCIALE delle ammende.
Cosi deciso il 17/07/2023