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Rinuncia al ricorso: costi anche se tardiva

La Cassazione dichiara inammissibile un appello a seguito della rinuncia al ricorso da parte della parte civile. Nonostante la rinuncia fosse motivata da una correzione di errore materiale favorevole da parte della Corte d’Appello, il suo tardivo deposito ha comportato la condanna della parte civile al pagamento delle spese processuali per colpa.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Rinuncia al ricorso: Quando la tempistica determina la condanna alle spese

La rinuncia al ricorso è un atto che estingue il processo, ma la sua tempistica è cruciale per evitare conseguenze negative, come la condanna alle spese. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce che una rinuncia tardiva, anche se giustificata, può essere fonte di responsabilità per la parte che la presenta, qualora abbia causato un’inutile attività processuale. Analizziamo insieme questo interessante caso.

Il Contesto Processuale: Un Errore Giudiziario e la Sua Correzione

La vicenda trae origine da un procedimento penale per reati societari e di appropriazione indebita. In primo grado, l’imputato, amministratore di una S.r.l., era stato condannato al risarcimento dei danni in favore della parte civile, sua socia.

In appello, la Corte territoriale dichiarava i reati estinti per prescrizione. Tuttavia, a causa di un errore, revocava le statuizioni civili, ovvero la condanna al risarcimento. La parte civile, lesa da questa decisione, proponeva quindi ricorso per Cassazione.

Successivamente, la stessa Corte d’Appello, accortasi dell’errore materiale (dovuto alla mancata visione di alcuni atti depositati dalla parte civile), emetteva un’ordinanza di correzione. Con tale provvedimento, la dicitura “revoca le statuizioni civili” veniva sostituita con “conferma le statuizioni civili”, ristabilendo di fatto il diritto al risarcimento per la parte civile. A questo punto, il motivo del ricorso in Cassazione veniva meno.

L’impatto della rinuncia al ricorso

Venuta a conoscenza dell’ordinanza di correzione, la parte civile depositava un atto di rinuncia al ricorso precedentemente presentato. La rinuncia è un atto che, ai sensi dell’art. 591 del codice di procedura penale, determina l’inammissibilità dell’impugnazione. Di conseguenza, il processo si sarebbe dovuto concludere senza un esame del merito.

Tuttavia, la questione cruciale non era la rinuncia in sé, ma il momento in cui è stata presentata. L’ordinanza di correzione era stata emessa a luglio, ma la parte civile ha formalizzato la rinuncia solo a fine settembre, a ridosso dell’udienza fissata in Cassazione. Questo ritardo ha avuto conseguenze determinanti.

La tardività e la colpa processuale

La Corte di Cassazione ha osservato che il ritardo nel depositare la rinuncia ha comportato l’avvio e lo svolgimento di tutte le attività necessarie per la celebrazione del procedimento. In altre parole, la macchina della giustizia si era messa in moto inutilmente, poiché la materia del contendere era già cessata da mesi.

Questo comportamento è stato qualificato dalla Corte come un elemento di “colpa” in capo alla parte ricorrente. Pur avendo ottenuto ciò che voleva tramite la correzione, non ha agito con la dovuta tempestività per fermare il procedimento di legittimità che lei stessa aveva attivato.

La decisione della Corte di Cassazione

In virtù di queste considerazioni, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa dell’intervenuta rinuncia. Tuttavia, ha condannato la parte civile ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 1.000,00 euro in favore della Cassa delle Ammende.

Le Motivazioni

La motivazione della condanna risiede nel principio di responsabilità processuale. L’ordinanza di correzione, che rendeva il ricorso superfluo, era stata emessa il 9 luglio. La parte civile, pur avendone avuto notizia, ha atteso fino al 21 settembre per depositare la rinuncia. Secondo la Suprema Corte, questo ritardo ha determinato l’inutile effettuazione di tutti gli adempimenti di legge per la celebrazione del procedimento. La condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria è quindi la conseguenza diretta della colpa ravvisata nel comportamento negligente della parte ricorrente, che ha causato un dispendio di risorse giudiziarie altrimenti evitabile.

Le Conclusioni

Questa sentenza offre un importante monito sull’importanza della diligenza e della tempestività degli atti processuali. Anche un atto favorevole come una rinuncia al ricorso può portare a conseguenze economiche negative se non compiuto nei tempi giusti. La decisione sottolinea che le parti hanno il dovere di contribuire a un corretto ed efficiente svolgimento del processo, evitando di protrarre inutilmente contenziosi già risolti nei fatti. La lezione è chiara: la giustizia ha dei costi, e chi causa inutili attività processuali per negligenza può essere chiamato a risponderne.

Cosa comporta la rinuncia al ricorso in Cassazione?
La rinuncia al ricorso ne determina l’inammissibilità. Ciò significa che la Corte non esamina il merito della questione e il procedimento si conclude, rendendo definitiva la sentenza impugnata, così come eventualmente corretta.

Perché la parte civile è stata condannata a pagare le spese nonostante la rinuncia fosse giustificata?
È stata condannata perché ha depositato l’atto di rinuncia con un ritardo significativo (oltre due mesi) rispetto al momento in cui è venuta a conoscenza della correzione dell’errore materiale che rendeva il suo ricorso inutile. Questo ritardo ha causato un’inutile attività da parte della Corte di Cassazione, configurando una ‘colpa’ processuale.

Che cos’è la ‘correzione di errore materiale’ e come ha influito sul caso?
È una procedura che consente a un giudice di correggere errori palesi (come un nome errato o, come in questo caso, una dicitura sbagliata nel dispositivo) senza modificare la sostanza della decisione. In questa vicenda, ha trasformato una ‘revoca’ delle statuizioni civili in una ‘conferma’, risolvendo il problema della parte civile e rendendo la sua impugnazione priva di scopo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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