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Ricusazione giudice: no se rigetta il concordato

Un imputato ha richiesto la ricusazione del giudice d’appello dopo che questi aveva rigettato una proposta di concordato, sostenendo che il giudice avesse anticipato il suo giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il rigetto del concordato è un atto procedurale interno alla stessa fase di giudizio. Pertanto, non costituisce una manifestazione indebita di convincimento che giustifichi la ricusazione del giudice, in applicazione del principio di non incompatibilità “endofasica”, che mira a garantire la continuità del processo.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Rigetto del concordato e ricusazione del giudice: la Cassazione fa chiarezza

Quando un giudice respinge una richiesta di “concordato in appello”, può essere considerato parziale e quindi soggetto a ricusazione del giudice? Questa è la domanda cruciale a cui la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25791 del 2024, ha fornito una risposta netta, tracciando una linea chiara tra le decisioni procedurali e le anticipazioni di giudizio. La pronuncia consolida un principio fondamentale per la continuità e l’efficienza del processo penale.

I Fatti di Causa

Il caso nasce dal ricorso di un imputato contro un’ordinanza della Corte di Appello di Caltanissetta. Quest’ultima aveva respinto la sua istanza di ricusazione nei confronti dei giudici della Seconda Sezione Penale.

La vicenda processuale è la seguente:
1. L’imputato, tramite il suo difensore, aveva proposto un “concordato sulla pena” in appello, ai sensi dell’art. 599-bis del codice di procedura penale.
2. Il collegio giudicante aveva rigettato la richiesta, motivando la decisione con l’assenza di elementi per il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.
3. Subito dopo, la difesa aveva sollecitato i giudici ad astenersi, ritenendo che avessero già espresso un giudizio anticipato sul merito della questione.
4. Respinta la richiesta di astensione, la difesa aveva formalizzato un’istanza di ricusazione, sostenendo che i giudici avessero manifestato indebitamente il proprio convincimento sui fatti, violando l’art. 37, comma 1, lett. b) c.p.p.

La Corte d’Appello, chiamata a decidere sull’istanza, l’aveva rigettata. Contro questa decisione, l’imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando un’errata applicazione della legge.

La questione della ricusazione del giudice per anticipazione del giudizio

Il ricorrente sosteneva che il rigetto del concordato, motivato con riferimento alla mancata concessione delle attenuanti, non fosse un mero atto procedurale, ma una vera e propria anticipazione della decisione finale. Secondo la difesa, i giudici, esaminando i motivi d’appello per decidere sul concordato, avrebbero inevitabilmente formato e manifestato un convincimento, diventando così incompatibili a proseguire il giudizio. Questo, a detta del ricorrente, comprometterebbe l’imparzialità richiesta al giudice, che dovrebbe rimanere terzo fino alla decisione finale.

Il Principio dell’Incompatibilità “Endofasica”

Il cuore della decisione della Cassazione ruota attorno al principio, più volte affermato dalla Corte Costituzionale, della cosiddetta incompatibilità “endofasica”. Questo principio stabilisce che le valutazioni, anche di merito, compiute da un giudice all’interno della stessa fase processuale non generano una causa di incompatibilità. In altre parole, un giudice non diventa “parziale” solo perché ha preso una decisione interlocutoria prevista dalla legge all’interno di una determinata fase del processo (in questo caso, la fase d’appello).

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato, basando la sua decisione su argomentazioni solide e coerenti con la giurisprudenza consolidata.

In primo luogo, i giudici hanno chiarito che la manifestazione del convincimento del giudice diventa “indebita”, e quindi causa di ricusazione, solo quando avviene al di fuori delle necessità funzionali del processo. Nel caso specifico, l’art. 599-bis c.p.p. prevede esplicitamente che il giudice, se ritiene di non poter accogliere la richiesta di concordato, debba disporre la prosecuzione del giudizio. La legge stessa, quindi, affida allo stesso collegio il compito di valutare il concordato e, in caso di rigetto, di procedere con il giudizio ordinario.

La Corte ha richiamato numerose sentenze della Corte Costituzionale (tra cui la n. 64/2022) che hanno sempre ribadito come, per aversi incompatibilità, le valutazioni pregiudicanti debbano essere state compiute in una “fase diversa” del procedimento, e non nel corso della medesima. L’esigenza di continuità e globalità del giudizio all’interno di una singola fase prevale, per evitare un’eccessiva e assurda frammentazione del processo, che richiederebbe un nuovo giudice per ogni atto interlocutorio.

Il provvedimento di rigetto della richiesta di concordato non è un’anticipazione del giudizio finale, ma si inserisce pienamente nel giudizio di cui il giudice è già correttamente investito. Non si tratta di un giudizio che deve essere instaurato, ma di un giudizio già in corso.

Le conclusioni

La sentenza ribadisce con forza un punto fermo della procedura penale: non ogni valutazione di merito compiuta dal giudice nel corso del processo è sintomo di parzialità. Le decisioni richieste dalla sequenza procedimentale, come quella sul concordato in appello, sono espressione della funzione giurisdizionale e non la sua anomalia. Pertanto, la ricusazione del giudice non può essere utilizzata strumentalmente per contestare decisioni sfavorevoli ma legittime. Questa pronuncia offre un’importante garanzia per la funzionalità del sistema giudiziario, assicurando che i processi possano procedere in modo ordinato e continuo, nel rispetto del principio del giusto processo e dell’imparzialità del giudice, correttamente intesi.

Il rigetto di una richiesta di “concordato in appello” rende il giudice incompatibile a proseguire il processo?
No. Secondo la Corte di Cassazione, il rigetto di una richiesta di concordato è una pronuncia incidentale adottata nella medesima fase processuale. Non è un’anticipazione della decisione finale e, pertanto, non rende il giudice incompatibile a proseguire nel giudizio.

Cos’è l’incompatibilità “endofasica” e perché è importante in questo caso?
L’incompatibilità “endofasica” è un principio giuridico secondo cui le valutazioni, anche di merito, compiute da un giudice all’interno della stessa fase del processo non lo rendono incompatibile a continuare a giudicare in quella fase. È importante perché la Corte ha applicato questo principio per stabilire che il rigetto del concordato, avvenendo nella fase d’appello, non impedisce allo stesso giudice di decidere poi nel merito dell’appello stesso.

La motivazione sul rigetto del concordato è considerata un’anticipazione del giudizio?
No. La Corte ha chiarito che le valutazioni espresse per motivare il rigetto di un concordato non sono considerate un’anticipazione indebita del giudizio finale. Esse sono imposte dalla legge come parte della sequenza procedimentale e non invadono l’ambito della decisione di merito, che avverrà solo al termine del dibattimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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