Ricorso Tardivo: la Cassazione ribadisce l’Inammissibilità e le Conseguenze
Nel mondo del diritto, il tempo è un fattore cruciale. Rispettare le scadenze processuali non è una mera formalità, ma un requisito fondamentale per la validità degli atti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio delle conseguenze di un ricorso tardivo, sottolineando come un errore di tempistica possa precludere ogni possibilità di esame nel merito e comportare sanzioni economiche. Questo caso evidenzia l’importanza di una gestione attenta e precisa dei termini legali.
I Fatti del Caso
La vicenda trae origine da un’ordinanza emessa dal Tribunale di Foggia in data 28 aprile 2025. Il provvedimento è stato depositato in cancelleria due giorni dopo, il 30 aprile, e notificato lo stesso giorno al difensore e il 4 maggio all’interessato. Secondo la legge, il termine ultimo per proporre impugnazione era fissato al 19 maggio 2025.
Tuttavia, il ricorso per cassazione contro tale ordinanza è stato depositato solo il 2 giugno 2025, ovvero con un notevole ritardo rispetto alla scadenza perentoria. Questa circostanza ha immediatamente posto le basi per una questione di ammissibilità procedurale, ancor prima di poter discutere le ragioni di merito dell’impugnazione.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione, investita della questione, non ha avuto dubbi. Con ordinanza del 14 novembre 2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione è stata presa de plano, cioè senza la necessità di un’udienza, in virtù delle modifiche introdotte dalla Legge n. 103 del 2017, che consentono una trattazione semplificata per i casi di manifesta inammissibilità.
Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, una sanzione pecuniaria prevista proprio per i casi di impugnazione inammissibile.
Le Motivazioni della Decisione sul ricorso tardivo
La motivazione della Suprema Corte è lineare e si fonda su un principio cardine della procedura penale: il rispetto dei termini perentori. I giudici hanno semplicemente constatato il dato oggettivo: il termine per impugnare scadeva il 19 maggio 2025, mentre il deposito è avvenuto il 2 giugno 2025.
Questa tardività, ai sensi dell’art. 613 del codice di procedura penale, costituisce una causa di inammissibilità che il giudice deve rilevare d’ufficio. Tale vizio è definito ‘preliminarmente assorbente’, il che significa che impedisce al collegio giudicante di entrare nel merito delle questioni sollevate dal ricorrente. In altre parole, non importa quanto fondate potessero essere le ragioni dell’impugnazione; il mancato rispetto del termine ha chiuso la porta a qualsiasi discussione sul contenuto del provvedimento impugnato.
Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche
La pronuncia in esame è un monito severo sull’importanza inderogabile dei termini processuali. Le conseguenze di un ricorso tardivo sono duplici e gravi: in primo luogo, si perde definitivamente la possibilità di far valere le proprie ragioni davanti al giudice superiore; in secondo luogo, si va incontro a una condanna economica che include non solo le spese del procedimento, ma anche una sanzione aggiuntiva. Questo caso dimostra che la diligenza e la precisione nel calcolo e nel rispetto delle scadenze sono essenziali per la tutela efficace dei diritti nel contesto di un procedimento giudiziario. Per avvocati e assistiti, la lezione è chiara: la vigilanza sui termini non è un’opzione, ma un obbligo imprescindibile.
Cosa significa che un ricorso è ‘tardivo’?
Significa che è stato depositato dopo la scadenza del termine perentorio stabilito dalla legge per presentare un’impugnazione. Nel caso specifico, il termine ultimo era il 19 maggio 2025 e il ricorso è stato depositato il 2 giugno 2025.
Quali sono le conseguenze di un ricorso tardivo?
Un ricorso tardivo viene dichiarato inammissibile. Ciò comporta l’impossibilità per il giudice di esaminare le ragioni di merito dell’impugnazione e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, che in questo caso ammontava a 3.000 euro da versare alla Cassa delle ammende.
La Corte esamina il merito delle questioni sollevate in un ricorso tardivo?
No. La tardività del ricorso è una causa di inammissibilità ‘preliminarmente assorbente’, il che significa che il giudice deve fermarsi a questa verifica procedurale senza poter analizzare nel merito i motivi per cui il ricorso era stato presentato.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 1502 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 1502 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 14/11/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a VICO DEL GARGANO il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 28/04/2025 del TRIBUNALE di FOGGIA
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Il ricorso di COGNOME NOME è tardivo siccome depositato in data 2 giugno 2025 e, dunque, senza l’osservanza del termine stabilito dalla legge in quanto il termine ultimo impugnare scadeva il 19 maggio 2025, posto che l’ordinanza è stata emessa in data 28 aprile 2025 e depositata tempestivamente in data 30 aprile 2025, nel quadro di 15 giorni stabiliti il deposito, nonché notificato all’interessato in data 04.05.2025 e al difensore in data 30.04.
Tale evenienza determina, ai sensi dell’art. 613 cod. proc. pen., l’inammissibilità del ric per cassazione e ciò dà luogo ad una causa di inammissibilità preliminarmente assorbente rispetto ai motivi di ricorso, dichiarabile “de plano”, ai sensi delle modifiche apportate con legge n. 103 del 2017 e che, alla presente declaratoria, segue, per legge, la condanna del ricorren al pagamento delle spese processuali ed al versamento alla Cassa delle Ammende della somma di euro tremila;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spe processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 14 novembre 2025.